In Sala Lucchi il Congresso fondativo di Prima Verona

 
 

Venerdì 15 novembre Sala Lucchi, in quartiere Stadio, ha ospitato il Congresso fondativo di Prima Verona. Sul palco gli interventi del presidente Michele Croce e del consigliere Mauro Bonato, seguiti da quelli di Martina Pertile, Andrea Croce, Stefano Peretti, Alfredo Meocci, Elena Lucia Zumerle, Aventino Frau e Mimma Perbellini, che hanno portato la loro esperienza della vita associativa, dei quartieri, della politica e dell’istruzione per rafforzare quel civismo di cui Prima Verona vuole farsi portatrice.

Tra gli argomenti trattati il filobus, la questione Agsm, il miglioramento delle case popolari e il nuovo stadio.

Michele Croce, prendendo spunto dai grandi Veronesi del passato, vuole creare un movimento civico – che da Verona Pulita eredita il senso di legalità e giustizia – che metta insieme l’esperienza e l’entusiasmo di giovani e meno giovani per puntare ad un rilancio della città di Verona.

Molte criticità sono state sollevate riguardo al filobus – che viene definito il “filomostro” -, al tentativo di fusione di Agsm con A2A di Milano e al progetto del nuovo stadio che rischia di schiacciare il quartiere.

Proposte invece per un sostegno concreto alle famiglie, in particolare delle case popolari di Agec, che nelle parole di Croce «sono state lasciate da sole per troppo tempo e i lavori per riqualificare gli appartamenti non sono stati sufficienti».

Il consigliere Bonato, critico sull’immobilismo dell’amministrazione comunale, fa spazio ai giovani «il futuro deve essere loro».

 
 
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Classe '93, idealista per scelta, decido di laurearmi in Lettere e di seguito in Editoria e giornalismo all’Università di Verona. Adoro leggere e collezionare libri antichi che cerco in modo quasi maniacale nei mercatini di tutta Italia. La curiosità mi trascina sempre alla ricerca di storie da raccontare e al giornalismo affianco la passione per la fotografia convinta che le immagini possano descrivere con immediatezza la nostra realtà. Pratico judo da tanti anni nella speranza di diventare, se non invicibile, almeno più saggia.

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