Ci sono silenzi che fanno più rumore di uno stadio pieno.
Oggi, Verona città si è fermata stringendo con amore e lacrime “di un’epoca un po’ più in là” i ricordi legati all’uomo, alla persona, al mito che le ha regalato l’immortalità sportiva.
Nella Basilica di San Zeno l’ultimo addio a Osvaldo Bagnoli, il timoniere dello scudetto dei miracoli della stagione 1984-85.
In una giornata di lutto cittadino il popolo gialloblù ha risposto però “presente”.
In 2000 fuori e dentro la chiesa senza soluzione di continuità per salutare non solo un allenatore ma un simbolo di umiltà, di poche parole e immensa dignità.
Presenti l’Hellas Verona di ieri, da capitan Tricella.
E ancora “il sindaco” Preben Elkjær Larsen e poi ancora Galderisi, Di Gennaro, Fanna, Volpati, Sacchetti e Bruni.
Presente anche l’Hellas Verona di oggi, rientrato per l’occasione dal ritiro di Folgaria.
Verona Hellas ma anche Verona città con i massimi rappresentanti delle istituzioni cittadine presenti tra le prime file.
Ad ufficiare e accompagnare l’ultimo momento di Osvaldo e a confortarne nell’affetto i familiari il Vescovo di Verona, Monsignor Domenico Pompili, il quale ha tratteggiato un profilo umano e spirituale molto profondo del tecnico milanese, definendolo in passato anche “lo Schopenhauer del pallone” per la sua proverbiale sobria concretezza.
Se ne va dunque a 91 anni “il mago della Bovisa” ma il suo ricordo rimarrà scolpito per sempre tra le pietre vive della nostra città.
Quel calcio romantico, così eterno e così assente dai campi sportivi odierni, che rivivrà per sempre finché ci sarà una bandiera gialloblù e un butel pronto ad urlare: “Forza Verona!”.
Nicola Zanotto
NdA: per questa particolare occasione, l’unico circuito immagini e telecamere consentito durante lo svolgimento della funzione religiosa è stato quello, come debitamente riportato nel servizio, del Servizio Comunicazioni sociali – Diocesi di Verona.


































