Bottiglie, cannucce e imballaggi che, tra le mani delle sarte areniane, si trasformano in un costume di scena. È nato così il primo costume dell’Opera Festival realizzato utilizzando plastica interamente riciclata, frutto della collaborazione tra Fondazione Arena di Verona e Acqua S.Bernardo.
A indossarlo è la gonghista che entra in scena per scandire il tempo prima dell’inizio delle recite di Turandot, l’opera di Giacomo Puccini che quest’anno celebra i 100 anni dalla prima rappresentazione.
Una coincidenza che si intreccia con un altro importante anniversario: nel 1926 nasceva infatti anche Acqua S.Bernardo, nelle Alpi Marittime. Due centenari che quest’anno si incontrano sul palcoscenico dell’Arena di Verona.
Bottiglie e cannucce diventano decorazioni
Il costume è stato realizzato dal Reparto Sartoria della Fondazione Arena di Verona, grazie al lavoro di Silvia Bonetti ed Eleonora Nascimbeni.
La base è costituita da tela di cotone e raso, sulla quale è stata realizzata una particolare trama utilizzando materiali destinati al riciclo.
Il packaging esterno delle bottiglie è stato trasformato in eleganti cordoncini, mentre cannucce e bottiglie dalla forma elicoidale sono state prima ritagliate e modellate e poi colorate a mano.
Da questi materiali è nato un motivo floreale ricamato sulla stoffa, pensato come omaggio al mondo fiabesco della corte cinese di Turandot.
Un lavoro sartoriale di dettaglio che trasforma materiali di uso quotidiano in un elemento scenico destinato al palcoscenico dell’Arena.
«Facciamo la nostra parte per l’ambiente»
La collaborazione con S.Bernardo, acqua ufficiale del Festival anche quest’anno, nasce proprio dalla volontà di sperimentare nuove forme di sostenibilità attraverso la creatività delle maestranze areniane.
«Siamo felici di cogliere nuove sfide grazie alle aziende che ci supportano e che ci spingono ad andare sempre oltre e a dar vita a progetti nuovi», afferma Stefano Trespidi, direttore Marketing ad interim di Fondazione Arena.
Trespidi ricorda inoltre che le bottiglie d’acqua distribuite e vendute durante il Festival sono realizzate in plastica 100% riciclata e riciclabile e che l’energia elettrica utilizzata in Arena proviene da fonti sostenibili di origine certificata, grazie a Magis, green energy partner dell’Opera Festival.
«Facciamo la nostra parte per contribuire al rispetto dell’ambiente», sottolinea.
Un doppio centenario
Per S.Bernardo il progetto assume un significato particolare proprio per la coincidenza dei due anniversari.
«La collaborazione con l’Arena di Verona assume quest’anno un significato ancora più speciale – spiega Antonio Biella, direttore generale di S.Bernardo – perché unisce due importanti ricorrenze che raccontano la storia, la tradizione e la capacità di innovare: il centenario di Acqua S.Bernardo e il centenario della prima rappresentazione della Turandot».
L’azienda ha scelto di celebrare la ricorrenza attraverso un progetto che mette insieme sostenibilità, creatività e cultura, dando una nuova destinazione ai materiali delle proprie bottiglie.
«Trasformare un oggetto iconico del nostro brand in un elemento di design legato a uno dei simboli più prestigiosi dell’opera italiana significa dare nuova vita ai materiali, valorizzando al tempo stesso il talento creativo e l’impegno verso un modello sempre più circolare e responsabile», aggiunge Biella.
S.Bernardo e l’Arena
S.Bernardo porta all’Arena la propria acqua minimamente mineralizzata, che sgorga dalle Alpi Marittime, attraverso le sue iconiche bottiglie.
Tra queste c’è “Gocce”, bottiglia in vetro disegnata dal designer Giorgetto Giugiaro, che condivide con S.Bernardo anche i natali: entrambi sono originari di Garessio, in provincia di Cuneo.
L’azienda è presente anche con la bottiglia “Ely”, dalla caratteristica forma tortile e con gocce tattili, realizzata in plastica 100% riciclata e riciclabile e con etichetta in carta.
La forma si ispira alla successione di Fibonacci e alla sua sezione aurea, diventando per S.Bernardo un simbolo di una filosofia basata sulla valorizzazione e sul riutilizzo delle risorse.
All’Arena, quest’anno, quella filosofia prende così forma anche attraverso un costume di scena: ciò che era una bottiglia, una cannuccia o un imballaggio torna a vivere sotto una nuova veste, questa volta sul palcoscenico di Turandot.
































