Le alte temperature rappresentano un rischio particolare per la popolazione anziana. I dati epidemiologici raccolti negli ultimi anni mostrano infatti come l’aumento delle temperature legato ai cambiamenti climatici sia associato a una maggiore morbilità, con conseguenze particolarmente rilevanti nelle persone più avanti con l’età.
Ma ad aumentare ulteriormente la vulnerabilità degli anziani ci sono anche due fattori sociali: povertà e solitudine.
Durante l’estate, infatti, una persona anziana che vive sola può avere maggiori difficoltà ad adottare comportamenti adeguati alle condizioni climatiche, prestare attenzione ai segnali del proprio corpo e, soprattutto, ricordarsi di bere con regolarità.
«Gli anziani vanno spesso incontro a una minor capacità di difesa rispetto alle esposizioni a rischio e alle alte temperature – spiega il professor Mauro Zamboni, direttore della UOC Geriatria B –. A questo si aggiungono una minor prudenza e soprattutto la mancanza di stimoli periodici all’idratazione».
Il problema riguarda in particolare gli anziani che hanno una rete sociale ridotta. Per questo, secondo gli specialisti, la prevenzione non può essere affidata esclusivamente alla persona anziana.
Familiari e caregiver hanno un ruolo fondamentale, sia nel controllare le condizioni della persona sia nell’incoraggiare comportamenti corretti e nel fare in modo che nessuno debba affrontare da solo i periodi di maggiore calore.
Dai cali di pressione alle cadute: quali sono i rischi
Tra le principali problematiche che possono interessare gli anziani durante le giornate molto calde ci sono il colpo di calore, più raro ma particolarmente grave, e una serie di disturbi legati soprattutto alla disidratazione e alla riduzione della pressione.
Possono comparire stanchezza, astenia, apatia, riduzione della pressione arteriosa, disidratazione, presincope e sincope, con un conseguente aumento anche del rischio di cadute.
La vulnerabilità cresce quanto più la persona è fragile.
Con l’invecchiamento, infatti, diminuisce la capacità dell’organismo di mantenere stabile il proprio equilibrio interno in risposta all’aumento delle temperature. Tra i fattori che incidono ci sono anche una riduzione della sudorazione e una minore percezione dello stimolo della sete.
Bere è fondamentale
Una corretta idratazione rappresenta quindi uno degli strumenti principali di prevenzione.
L’indicazione generale è di assumere circa 2 litri di acqua al giorno, prestando però attenzione alle eventuali perdite di liquidi e alle condizioni individuali.
Un aspetto particolarmente importante riguarda i farmaci. Alcune terapie possono infatti influenzare l’equilibrio dei liquidi e aumentare il rischio di disidratazione o di cali pressori.
Tra i medicinali sui quali è necessario prestare particolare attenzione ci sono, ad esempio, diuretici e farmaci ipotensivi, oltre alle terapie che possono ridurre la sudorazione.
Il problema può essere ancora più rilevante in alcune categorie di pazienti anziani, come le persone con decadimento cognitivo, che possono avere maggiori difficoltà a percepire o comunicare la necessità di bere.
In ogni caso, eventuali modifiche delle terapie farmacologiche devono essere effettuate esclusivamente dopo aver consultato il proprio medico di medicina generale.
«Se l’anziano non ci pensa, devono pensarci i familiari»
Il messaggio del professor Zamboni è rivolto quindi anche a chi sta vicino alle persone anziane.
«Molte volte l’anziano va aiutato – sottolinea il direttore della Geriatria B – e il più a rischio è quello esposto socialmente perché povero o povero di relazioni, che è una cosa fondamentale».
Secondo Zamboni, inoltre, gli anziani non sempre sono sufficientemente preparati a modificare i propri comportamenti quando cambiano le condizioni climatiche.
«È fondamentale prestare attenzione, ad esempio, a una riduzione oculata e attenta dei farmaci che stanno assumendo», spiega, ribadendo però la necessità di rivolgersi al medico prima di qualsiasi variazione della terapia.
E conclude con un richiamo diretto a familiari e caregiver: «Se l’anziano non ci pensa, è fondamentale che ci pensino i familiari o un caregiver».
In presenza di temperature elevate, quindi, la prevenzione passa anche dalla semplice attenzione quotidiana: verificare che la persona beva regolarmente, controllare come sta, ricordarle di evitare le situazioni più rischiose e, soprattutto, non lasciarla sola proprio nei giorni in cui il caldo può diventare più pericoloso.
































