Sordi con impianto cocleare, la musica diventa un’esperienza immersiva

 
 

Per la prima volta al mondo un visore immersivo viene utilizzato insieme a un giubbotto acustico-vibratorio per aiutare le persone con impianto cocleare a vivere la musica non soltanto come suono, ma anche come esperienza emozionale. La sperimentazione è stata condotta dal Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia e la Riabilitazione Bionica dell’Udito dell’AOUI di Verona, coordinato dal dottor Marco Carner, in collaborazione con il professor Stefano Turchet, docente del Dipartimento di Ingegneria e Scienza dell’Informazione dell’Università di Trento.

È un nuovo passo avanti dopo quello compiuto nel 2025, quando lo stesso Centro veronese era stato il primo al mondo a valutare l’efficacia di un giubbotto acustico-vibratorio per consentire ai pazienti sordi portatori di impianto cocleare di vivere in modo più completo l’esperienza musicale.

Il limite dell’impianto cocleare

Le persone con sordità profonda che utilizzano un impianto cocleare possono arrivare a comprendere le parole, ma la percezione della musica rimane spesso molto diversa rispetto a quella di una persona normoudente.

Da qui nasce il progetto sviluppato a Verona: utilizzare contemporaneamente stimoli uditivi, vibrotattili e visivi, coinvolgendo più canali sensoriali per rendere più completa l’esperienza dell’ascolto.

Nel nuovo studio, i pazienti hanno indossato il proprio impianto cocleare insieme al giubbotto vibrotattile e a uno speciale visore immersivo. In questo modo, durante l’ascolto di brani di generi differenti, dalla musica classica al pop fino al rock, hanno ricevuto contemporaneamente stimoli sonori, vibrazioni e immagini.

I primi risultati sono stati positivi sia sul piano delle prestazioni uditive, sia nella capacità di comprendere le parole e soprattutto nella componente emozionale legata all’ascolto della musica.

Il visore trasforma la musica in immagini

Il visore di realtà virtuale è stato messo a punto dal professor Turchet. Le immagini proiettate all’interno dell’ambiente immersivo vengono associate al brano musicale in base alle sue caratteristiche, come ritmo e genere.

Una musica particolarmente intensa può essere accompagnata da immagini dinamiche, come una strada trafficata, mentre brani più delicati possono essere associati a scenari primaverili e rilassanti.

Il sistema era stato già utilizzato con successo per studiare l’esperienza della musica emozionale nelle persone normoudenti. La collaborazione con il Centro dell’AOUI di Verona ha consentito ora di applicarlo anche a persone sorde portatrici di impianto cocleare.

Il giubbotto trasforma il suono in vibrazione

Il secondo elemento della sperimentazione è il giubbotto acustico-vibratorio, già testato nel 2025 dal Centro Regionale veronese su oltre 20 pazienti, di età compresa tra 19 e 81 anni, tutti portatori di impianto cocleare.

I risultati di quella sperimentazione sono stati pubblicati sulla rivista internazionale Scientific Reports, del gruppo Nature Portfolio.

Le prove audiometriche avevano evidenziato un miglioramento significativo nella capacità dei partecipanti di percepire e distinguere suoni e parole, sia in condizioni di silenzio sia in presenza di rumore.

Il nuovo approccio aggiunge ora la componente visiva alla stimolazione audiotattile, con l’obiettivo di ampliare ulteriormente l’esperienza sensoriale.

Non solo musica: l’obiettivo è anche sociale e cognitivo

La ricerca ha una valenza che va oltre la possibilità di ascoltare meglio un brano musicale.

La perdita dell’udito può infatti avere importanti conseguenze sulla vita relazionale, favorendo isolamento e difficoltà nella comunicazione. Negli anziani, un calo uditivo non adeguatamente trattato può inoltre contribuire al declino cognitivo, mentre nei bambini una perdita uditiva non diagnosticata può interferire con lo sviluppo cerebrale, la neuroplasticità e le relazioni sociali.

L’utilizzo coordinato di più stimoli sensoriali punta quindi a coinvolgere non soltanto l’udito, ma anche i processi cognitivi e le aree cerebrali coinvolte nell’elaborazione delle informazioni.

Il dottor Marco Carner parla di un approccio “sinestetico”, nel quale uno stimolo sensoriale può evocare l’esperienza di un altro: vedere un suono attraverso le immagini o percepirlo attraverso una vibrazione.

«Adesso lo studio ha dimostrato di allargare l’ascolto musicale alla sfera emozionale, campi finora proibiti ai pazienti portatori di orecchio bionico», spiega Carner. Secondo il responsabile del Centro, la combinazione tra giubbotto acustico-vibratorio e visore ha prodotto «risultati uditivi notevoli, mai raggiunti prima», aprendo prospettive per nuovi approcci riabilitativi destinati alle persone che utilizzano impianti cocleari o apparecchi acustici.

Il Centro di Verona segue circa mille pazienti

Il Centro Regionale Specializzato per la Chirurgia e la Riabilitazione Bionica dell’Udito dell’AOUI di Verona è nato nel 2000 e afferisce all’Uoc di Otorinolaringoiatria, diretta dal professor Luca Sacchetto.

Oggi segue circa mille pazienti, portatori di diverse tipologie di dispositivi e impianti per la riabilitazione uditiva: dagli impianti cocleari alle protesi impiantabili, dalle protesi vibratorie dell’orecchio medio agli impianti al tronco encefalico e al collicolo inferiore.

Un dato particolarmente significativo riguarda la provenienza dei pazienti: il 75% arriva da fuori regione.

Il Centro ha sviluppato anche un importante sistema di telemedicina, che permette ai pazienti con impianto cocleare di effettuare da casa alcune verifiche e trasmettere al medico i dati relativi all’audiometria e ai parametri del proprio dispositivo. Attraverso il collegamento in videoconferenza è inoltre possibile intervenire a distanza sulle mappe degli impianti.

Dallo screening alla riabilitazione

Tra i servizi offerti ci sono lo screening audiologico, le valutazioni audiometriche e le indagini elettrofisiologiche, che consentono di analizzare le risposte elettriche del cervello agli stimoli sonori e di valutare in maniera oggettiva la funzionalità del nervo acustico.

Una volta individuato il problema uditivo, il Centro può orientare il paziente verso la soluzione riabilitativa più adeguata, dagli apparecchi acustici tradizionali all’impianto cocleare, fino all’utilizzo combinato delle due modalità, il cosiddetto udito bimodale.

Sono presenti inoltre spazi dedicati ai bambini, tra cui una stanza immersiva, e un’équipe composta da medici, chirurghi, tecnici di audiometria e logopedisti.

Per Carner, la collaborazione tra l’AOUI di Verona e l’Università di Trento rappresenta una prospettiva importante per proseguire sulla strada dell’innovazione: «La collaborazione tra l’Università di Trento e il nostro Centro potrà sicuramente dare ulteriori proficui risultati per i pazienti portatori di impianto cocleare e/o apparecchi acustici, con una valenza sanitaria e sociale notevole».

La ricerca sviluppata a Verona si inserisce così in un percorso di crescente attenzione internazionale verso le tecnologie capaci di integrare udito, tatto e vista, con l’obiettivo di rendere la riabilitazione uditiva sempre più efficace e, soprattutto, di restituire ai pazienti una parte dell’esperienza emotiva e relazionale legata all’ascolto.