Casa, il bando Verona Abita Giovane fa il pieno: possibile ritorno nel 2027

 
 

Sono 67 i giovani under 35 che a Verona riceveranno un contributo per sostenere il costo dell’affitto. Il progetto pilota “Verona Abita Giovane”, rivolto a chi nel 2026 ha stipulato un contratto di locazione a canone concordato, ha registrato un numero di domande superiore alle aspettative, spingendo il Comune ad aumentare le risorse disponibili.

Ai primi 80mila euro stanziati dall’amministrazione se ne sono aggiunti altri 50mila, per un totale di 130mila euro. Il fondo è stato interamente esaurito e il bando, inizialmente previsto fino al 15 novembre, viene quindi chiuso anticipatamente.

Un aiuto per chi non accede alle case popolari

L’iniziativa rappresenta una prima sperimentazione a Verona di sostegno diretto ai giovani alle prese con il costo degli affitti. L’obiettivo è intervenire anche sulla cosiddetta “fascia grigia”: persone che non riescono a sostenere pienamente i canoni del mercato libero, ma che allo stesso tempo non hanno i requisiti per accedere all’edilizia residenziale pubblica.

«L’elevato numero di richieste che abbiamo avuto ci rafforza ancora di più nella convinzione che la risposta al problema abitativo non può limitarsi alle risorse abitative pubbliche e del terzo settore, ma va allargata al funzionamento del mercato privato e degli attuali meccanismi di calmierazione», spiega l’assessora alle Politiche abitative Luisa Ceni.

Le domande, raccolte a partire dall’estate e vagliate dalla nuova Agenzia Sociale per l’Abitare, sono state valutate sulla base della documentazione e dei requisiti previsti dal bando. Circa un quarto delle richieste è risultato ammissibile.

Contributi fino a 200 euro al mese

I 67 beneficiari riceveranno un contributo mensile fino a 200 euro, modulato in base agli scaglioni Isee, per una durata di 12 mesi.

I dati raccolti dal Comune restituiscono il profilo dei giovani ammessi al sostegno. Il 10,4% ha meno di 26 anni, il 56,7% si trova nella fascia tra 26 e 30 anni e il 32,8% tra 31 e 35 anni. Le donne rappresentano il 44,8% dei beneficiari.

Sul fronte economico, il 74,6% ha un Isee inferiore ai 20mila euro, mentre il restante 25,4% si colloca tra 20mila e 33mila euro. L’86,6% è composto da lavoratori e lavoratrici con contratto subordinato.

La maggior parte dei beneficiari è italiana, pari al 92,5%, e vive da sola: i nuclei monocomponente rappresentano l’80,6% del totale.

Il Comune valuta una nuova edizione nel 2027

L’esperienza del progetto pilota potrebbe essere riproposta anche nel prossimo anno, con alcune modifiche per rendere l’intervento più efficace e valutare possibili misure anche a sostegno dell’offerta di alloggi.

«Grazie all’esperienza fatta siamo in grado non solo di valutarne la riproposizione nel 2027, con alcune modifiche che ne migliorino l’efficacia sul lato del bisogno e che introducano eventualmente anche elementi dal lato dell’offerta, ma anche di considerare un ruolo maggiormente proattivo del Comune nei meccanismi di calmierazione del mercato locativo privato», conclude Ceni.

Gli uffici della Direzione Servizi Sociali, in collaborazione con l’Agenzia Sociale per l’Abitare, sono già al lavoro sulle possibili evoluzioni del progetto.