Oltre 1.600 prenotazioni rimaste fuori dai tempi di garanzia in un solo mese, quasi una chiamata su quattro abbandonata dagli utenti e attese telefoniche che superano i sette minuti. Sono i numeri con cui lo Spi Cgil Verona torna a denunciare le criticità nell’accesso alle prestazioni sanitarie, puntando il dito contro le liste d’attesa e le difficoltà incontrate dai cittadini già al momento di fissare una visita.
Nel mirino del sindacato dei pensionati ci sono anche i criteri utilizzati per rappresentare l’efficienza del sistema sanitario. Secondo lo Spi Cgil, le statistiche sui tempi di erogazione non restituiscono un quadro completo, perché fotografano le prestazioni effettivamente effettuate nei termini previsti, ma non chiariscono quante persone restino senza appuntamento, scelgano di rivolgersi al privato o rinuncino alle cure.
«Basta statistiche di facciata», è la posizione del sindacato, che chiede maggiore trasparenza sulle agende di prenotazione e sui volumi reali della domanda che il servizio sanitario non riesce a soddisfare.
Ulss 9, oltre 1.600 prenotazioni fuori dai tempi a marzo
I dati citati dallo Spi Cgil si riferiscono a marzo 2026 e riguardano le prestazioni con priorità D, cioè quelle differibili per le quali la visita deve essere garantita entro 30 giorni. Una classe considerata particolarmente importante per le prime diagnosi, soprattutto nella popolazione anziana.
Secondo l’analisi del sindacato, nell’Ulss 9 oltre 1.600 prenotazioni sarebbero rimaste fuori dai tempi previsti in un solo mese. Le criticità maggiori riguarderebbero diverse specialità ambulatoriali: per le visite di Ortopedia il 26% sarebbe stato erogato oltre i termini, mentre la percentuale raggiungerebbe il 19,5% in Endocrinologia, il 18,2% in Chirurgia vascolare e il 17,6% in Dermatologia.
Seguono Otorinolaringoiatria, con il 13,8%, e Urologia, con il 13,3%.
Numeri che, secondo lo Spi Cgil, rappresentano soltanto la parte visibile del problema. Resterebbero infatti fuori dal quadro coloro che non riescono a ottenere un appuntamento, si rivolgono alla libera professione intramoenia oppure rinunciano a effettuare gli accertamenti prescritti.
Cup, quasi una chiamata su quattro viene abbandonata
Le difficoltà, sostiene il sindacato, emergono anche dai dati sul funzionamento dei Centri unici di prenotazione. I numeri relativi all’Ulss 9 e all’Aoui sono riportati nei documenti di gara per il nuovo servizio Cup.
Per l’Ulss 9, su un totale annuo di 1.537.870 telefonate, 372.959 risultano abbandonate: il 25,6%. In pratica, più di un utente su quattro interrompe la chiamata prima di completare il contatto con il servizio.
La situazione risulta migliore, pur con una quota significativa di telefonate non portate a termine, per l’Aoui: su 713.338 chiamate, 103.888 sarebbero state abbandonate, pari al 15,4%.
Un altro dato riguarda le liste di pre-appuntamento, nelle quali il cittadino resta in attesa di una disponibilità senza avere ancora una data certa. Secondo i numeri richiamati dallo Spi Cgil, nell’Ulss 9 circa 156 mila operazioni annue di prenotazione, disdetta o spostamento, pari al 23,4% del totale di 667.982, finirebbero in questa condizione.
Per il sindacato, si tratta di una sospensione che rende difficile per i cittadini programmare visite e controlli, lasciando irrisolta la necessità di accedere alla prestazione.
Pubblico e intramoenia, la differenza nei tempi al telefono
A far discutere è anche il confronto tra i tempi di attesa telefonica per il servizio pubblico e quelli relativi alla libera professione intramoenia, cioè le prestazioni svolte dai professionisti del servizio sanitario in regime di attività libero-professionale.
Secondo i dati citati dallo Spi Cgil, per parlare con il Cup del servizio pubblico si attendono mediamente oltre sette minuti e un quarto. Per la libera professione, invece, il tempo medio scenderebbe a due minuti e 22 secondi.
Una differenza che il sindacato considera indicativa delle difficoltà di accesso al canale pubblico. Il confronto riguarda, tuttavia, i tempi di risposta telefonica e non dimostra da solo che anche i tempi per ottenere una prestazione siano sempre più brevi in regime intramoenia.
«Non possiamo accettare che le inefficienze strutturali del sistema vengano mascherate da medie regionali trionfalistiche, mentre i pensionati e le famiglie di Verona pagano il prezzo di un servizio pubblico ridotto allo stremo», afferma Adriano Filice, segretario generale dello Spi Cgil Verona.
Le richieste del sindacato: agende aperte e più servizi territoriali
Lo Spi Cgil torna quindi a chiedere l’apertura trasparente delle agende di prenotazione, il superamento delle liste bloccate e la pubblicazione dei dati sulla domanda di prestazioni che rimane inevasa.
Tra le proposte figurano anche piani straordinari per recuperare i ritardi nelle specialità più in difficoltà e un rafforzamento dei servizi territoriali, dalle Case della comunità ai call center, per ridurre gli ostacoli che incontrano i cittadini quando cercano di accedere alle cure.
Il sindacato contesta inoltre l’utilizzo delle cosiddette liste di galleggiamento, che possono lasciare il paziente in attesa di una disponibilità senza una data definita, e richiama l’attenzione sulle risorse necessarie per sostenere il Servizio sanitario nazionale.
«Senza investimenti strutturali su personale, liste d’attesa e medicina di territorio, è a rischio il principio stesso di universalità delle cure e la garanzia della salute come bene comune», conclude Filice.
La richiesta dello Spi Cgil è dunque quella di affiancare alle percentuali sui tempi rispettati una fotografia completa del percorso dei cittadini: da chi riesce a prenotare nei termini a chi resta in attesa, fino a chi è costretto a rivolgersi altrove o rinuncia alle cure.






























