Vallese di Oppeano, 58 posti a rischio: la Fiom dice no alla chiusura

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Il futuro dello stabilimento industriale di Vallese di Oppeano resta incerto e per i 58 dipendenti ancora coinvolti si allontana la prospettiva di una soluzione. Nel corso di un incontro telematico promosso dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, al quale hanno partecipato l’azienda, la Fiom, la Rsu e la Regione Veneto, è stata avanzata la proposta di attivare una cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività, con decorrenza retroattiva da aprile 2026 e termine al 31 dicembre.

Una prospettiva che preannuncia la chiusura definitiva dello stabilimento entro la fine dell’anno, ma che non ha ottenuto il consenso della Fiom, contraria a un accordo che considera una rinuncia definitiva alla possibilità di salvaguardare il sito produttivo e l’occupazione.

Impianti fermi e lavoratori a zero ore

Durante il confronto è stata condivisa la necessità di sospendere l’attuale contratto di solidarietà, perché, secondo quanto emerso nell’incontro, non sussisterebbero più i requisiti per mantenerlo. Gli impianti sono infatti completamente fermi e per tutti i dipendenti coinvolti permane una situazione di zero ore lavorate.

La soluzione proposta dall’azienda, con il ricorso alla cassa integrazione straordinaria per cessazione dell’attività fino al 31 dicembre, non è stata però sottoscritta dalla Fiom e dalla rappresentanza sindacale unitaria.

«La Fiom, in accordo con la sua Rsu Lloshi Altin, ha deciso di non sottoscrivere questo accordo perché contraria a sancire la morte definitiva del sito industriale e avallare il conseguente licenziamento dei 58 dipendenti rimasti», ha dichiarato Martino Braccioforte, segretario generale della Fiom di Verona.

Il sindacato evidenzia inoltre le difficoltà economiche dei lavoratori, che nelle prossime settimane dovrebbero attendere il pagamento diretto dell’integrazione salariale da parte dell’Inps.

La richiesta della Fiom: cassa integrazione fino ad aprile 2027

La Fiom chiede un ammortizzatore sociale in deroga con copertura fino ad aprile 2027, in linea con la scadenza prevista dall’ultimo contratto di solidarietà. L’obiettivo dichiarato è mantenere aperta una possibilità di rilancio dell’attività industriale e di salvaguardia dei posti di lavoro, evitando che la procedura si trasformi in un percorso verso la chiusura senza alternative.

«Il fine ultimo dev’essere la salvaguardia dell’occupazione e dell’attività industriale dello stabilimento, che dev’essere realizzata attraverso un’azione di rilancio oppure di riconversione industriale del sito di Vallese di Oppeano», ha spiegato Braccioforte.

Per il sindacato è necessario individuare possibili investitori o acquirenti, anche alla luce del fallimento del piano industriale presentato pochi mesi fa.

Secondo la Fiom, prolungare l’ammortizzatore sociale consentirebbe inoltre di garantire l’anticipo del trattamento economico da parte del datore di lavoro, come avvenuto nelle ultime settimane, completare il percorso di politiche attive finanziato dalla Regione Veneto e favorire la ricollocazione dei lavoratori.

Domani l’assemblea dei lavoratori

La vertenza proseguirà ora con il confronto interno ai dipendenti. I lavoratori sono chiamati a riunirsi in assemblea martedì 27 ottobre per decidere come proseguire la mobilitazione in difesa dell’occupazione e dei propri diritti.

Al centro resta il destino delle 58 persone ancora legate allo stabilimento di Vallese di Oppeano e delle rispettive famiglie. La richiesta della Fiom è che il tempo garantito dagli ammortizzatori sociali venga utilizzato per cercare una soluzione industriale concreta, attraverso il rilancio o la riconversione del sito, anziché accompagnare la cessazione definitiva dell’attività.