Verona al 66° posto per ambiente: smog e verde restano le criticità

 
 

Verona migliora nella classifica nazionale delle performance ambientali, ma resta nelle retrovie in Veneto. Nell’edizione 2026 di Ecosistema Urbano, il rapporto di Legambiente e Ambiente Italia realizzato con Il Sole 24 Ore, la città guadagna sette posizioni e raggiunge il 66° posto su 106 capoluoghi, con un punteggio del 51,47%. Un risultato migliore rispetto agli ultimi anni, ma ancora inferiore alla media nazionale del 55,72%.

La graduatoria, basata su 20 indicatori ambientali riferiti ai dati del 2025, colloca Verona al penultimo posto tra i capoluoghi veneti. Davanti ci sono Treviso, undicesima, Belluno, sedicesima, Venezia, trentunesima, Padova, trentatreesima, e Vicenza, quarantunesima. Soltanto Rovigo, al 75° posto, fa peggio.

A livello nazionale, in testa alla classifica si trovano Mantova, Trento e Bolzano, mentre Napoli occupa l’ultima posizione. Per Legambiente Verona il miglioramento è un segnale positivo, ma non sufficiente a superare le criticità che continuano a pesare sulla qualità ambientale della città.

Raccolta differenziata in crescita, ma Verona resta ultima in Veneto

Tra i segnali favorevoli c’è il miglioramento della raccolta differenziata, passata dal 57,4% al 60,9%. È l’incremento più consistente tra i capoluoghi veneti, ma Verona rimane ultima nella regione e sotto sia la media nazionale del 66,15% sia l’obiettivo del 65% previsto dalla normativa già dal 2012.

A preoccupare è anche la quantità complessiva di rifiuti prodotti: ogni residente genera in media 572,7 chilogrammi all’anno, un dato che colloca Verona all’81° posto nazionale. Per invertire la tendenza, Legambiente indica tra le misure da introdurre la tariffa puntuale, un sistema che collega il costo del servizio alla quantità di rifiuti indifferenziati effettivamente prodotta.

Migliora invece la situazione della rete idrica. Le perdite scendono dal 36,2% al 31,4%, un valore migliore della media nazionale del 34,7%. Un risultato al quale, secondo il rapporto, contribuiscono anche i primi interventi di digitalizzazione della rete finanziati con risorse del PNRR.

Smog, Verona tra le ultime città italiane

La qualità dell’aria rimane una delle principali criticità. La concentrazione media annua di PM10 scende a 29 microgrammi per metro cubo, il valore più basso registrato dal 2014, ma nella graduatoria specifica Verona si colloca al 99° posto su 102 città considerate.

Anche gli altri indicatori restano problematici: il PM2,5 raggiunge i 17 microgrammi per metro cubo e il biossido di azoto i 22. Secondo Legambiente, tutti e tre i valori superano i limiti che diventeranno obbligatori con la nuova direttiva europea sulla qualità dell’aria dal 2030.

A rendere più complesso il quadro è il numero di automobili in circolazione. Il tasso di motorizzazione è salito a 68,4 auto ogni 100 abitanti, contro le 66,2 dell’edizione precedente. Una crescita che prosegue da anni: circa una dozzina di anni fa il dato era di 61 auto ogni 100 residenti.

Verona si colloca così su livelli superiori a quelli di città come Bologna e Firenze, entrambe a quota 57, e Milano, a 64. Il dato supera anche quello di Padova, a 65,5, e Treviso, a 66,1.

Piste ciclabili, aumentano i chilometri ma mancano percorsi protetti

La rete ciclabile veronese è cresciuta di circa cinque chilometri, arrivando a 98,9 chilometri complessivi. L’incremento riguarda però solo in parte i percorsi protetti dal traffico: le piste ciclabili in sede propria sono aumentate di appena 700 metri e raggiungono complessivamente i 15 chilometri.

L’indicatore relativo alla rete ciclabile si ferma così a 11,2 metri equivalenti ogni 100 abitanti, il valore più basso tra i capoluoghi veneti.

I dati fotografano la situazione al 31 dicembre 2025 e non comprendono le piste ciclabili completate nel corso del 2026, che saranno considerate nella prossima edizione del rapporto. Restano invece fermi a 16,3 metri quadrati ogni 100 abitanti gli spazi destinati alle isole pedonali, sulla base di dati riferiti al 2024 e non aggiornati dal Comune.

Anche il trasporto pubblico non mostra progressi: i viaggi per abitante sono 153, come nell’edizione precedente, mentre l’offerta rimane stabile a 24 chilometri-vettura per abitante.

Verde urbano, nel 2025 abbattuti 672 alberi

Tra gli elementi più critici evidenziati da Legambiente c’è il bilancio delle alberature. Nel 2025, a fronte di 330 nuovi alberi messi a dimora, ne sono stati abbattuti 672: quasi il doppio.

Per l’associazione ambientalista, il dato è particolarmente preoccupante in una città esposta allo smog e alle ondate di calore. A questo si aggiunge l’assenza di un Piano del verde capace di programmare nel tempo le nuove piantumazioni, le sostituzioni e la gestione del patrimonio arboreo.

Un’altra criticità riguarda l’inquinamento acustico. La mappa acustica strategica, ferma al 2017, stima che oltre sei veronesi su dieci siano esposti durante la notte a livelli di rumore superiori ai 55 decibel.

ZTL e solare pubblico: le novità nella classifica

L’edizione 2026 introduce anche alcuni cambiamenti negli indicatori. Per la prima volta viene conteggiata la superficie della zona a traffico limitato, dopo la chiusura del centro storico senza fasce orarie di libero accesso, in vigore dal 28 ottobre 2024.

La ZTL di Verona raggiunge i 360,7 metri quadrati ogni 100 abitanti, un dato che vale il 31° posto nell’indicatore specifico.

Cambia invece il metodo di calcolo relativo al solare pubblico, ora riferito esclusivamente agli impianti installati sugli edifici comunali. Verona scende così a 8,8 kilowatt ogni mille abitanti, perdendo le posizioni di vertice che aveva occupato negli anni precedenti.

Il rapporto segnala comunque alcuni elementi positivi sul fronte energetico: la città ottiene il bonus energia grazie all’acquisto di elettricità da fonti rinnovabili certificate, alla rete di teleriscaldamento e alla presenza di comunità energetiche.

Resta però aperta la questione della programmazione. Il Piano d’azione per l’energia sostenibile e il clima, approvato dal Consiglio comunale nel dicembre 2021, prevede una riduzione del 40% delle emissioni di CO₂ entro il 2030. L’ultimo bilancio energetico disponibile risale tuttavia al 2018, mentre il Patto dei Sindaci richiede un monitoraggio biennale.

Legambiente: «Dopo i cantieri serve programmare il futuro»

«In questi anni Verona è stata assorbita dai cantieri, dalla filovia alle nuove ciclabili, e comprendiamo lo sforzo che questo ha richiesto», dichiara Andrea Gentili, presidente di Legambiente Verona. «Ora però la città deve alzare lo sguardo e programmare: gli obiettivi di decarbonizzazione al 2030 sono dietro l’angolo e il PAESC non può restare in un cassetto».

Gentili richiama in particolare la crescita del numero di auto e la perdita di alberature. «Ci preoccupa il tasso di motorizzazione, che invece di scendere continua a salire, segno che le alternative all’auto non bastano ancora. E ci preoccupa il verde: perdere più di trecento alberi in un solo anno, in una città che soffre smog e ondate di calore, è un fatto grave, che chiede un cambio di rotta immediato».

Per Legambiente, la filovia e i parcheggi scambiatori previsti alla Genovesa, a Ca’ di Cozzi e a Verona Est possono rappresentare un passaggio importante, ma non sono sufficienti da soli.

«Va accompagnata da un trasporto pubblico più frequente e capillare in tutti i quartieri e da scelte coraggiose per restituire spazio a chi si muove a piedi e in bicicletta», aggiunge Gentili. «Altrimenti, finiti i cantieri, ci ritroveremo con una città più moderna ma con le stesse code».

L’associazione chiede quindi al Comune di aggiornare il bilancio energetico e rilanciare il PAESC, approvare un Piano del verde che consenta di programmare le compensazioni per gli abbattimenti, introdurre la tariffa puntuale dei rifiuti e aggiornare la mappa acustica. Tra le priorità indicate anche l’attuazione degli obiettivi del PUMS, con scadenze certe e un trasporto pubblico più efficiente.

La sfida, secondo Legambiente, è trasformare la fase dei grandi cantieri in un cambiamento strutturale: ridurre la dipendenza dall’auto, migliorare la qualità dell’aria e rafforzare le politiche ambientali in vista del 2030.