Terziario veronese, segnali di crescita ma le imprese chiedono meno costi e burocrazia

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Le imprese veronesi del terziario mostrano una maggiore capacità di tenuta rispetto alla media regionale, con segnali positivi sul fronte dei fatturati e aspettative di crescita più incoraggianti. A frenare il sistema restano però l’aumento dei costi, le difficoltà nel trovare personale e un accesso al credito che per molte aziende continua a essere complicato.

È il quadro che emerge dal Questionario economico-occupazionale 2026 di Confcommercio Verona, che ha coinvolto circa cento imprese associate nell’ambito di una rilevazione regionale basata complessivamente su 756 risposte.

Fatturati in crescita, ma i costi riducono i margini

Il 33% delle imprese veronesi dichiara un aumento del fatturato rispetto all’anno precedente. Per il 22% la crescita è compresa tra il 5 e il 10%, mentre l’11% ha registrato incrementi superiori al 10%. Un risultato migliore rispetto alla media veneta, dove le aziende con ricavi in aumento sono il 24%.

Il 42% delle imprese scaligere segnala una situazione sostanzialmente stabile, mentre il 25% ha registrato una contrazione del fatturato. Anche in questo caso il dato è più favorevole rispetto al Veneto, dove le aziende che dichiarano ricavi in calo sono il 34%.

La nota dolente arriva però dai costi di gestione: l’82% delle imprese veronesi segnala aumenti superiori al 5%, mentre per il 33% i rincari superano addirittura il 10%. Una situazione simile a quella regionale, dove l’84% delle aziende denuncia un incremento dei costi.

Il risultato è una riduzione dei margini, che colpisce soprattutto il commercio tradizionale e i pubblici esercizi di dimensioni più contenute. Mostrano invece maggiore dinamismo i servizi professionali, le strutture ricettive più organizzate e le imprese di maggiori dimensioni del commercio all’ingrosso.

«I dati confermano la capacità di tenuta del nostro sistema imprenditoriale, ma l’aumento dei costi rischia di vanificare i risultati positivi sul fronte dei ricavi», osserva il presidente di Confcommercio Verona, Paolo Arena. «È indispensabile sostenere la redditività delle imprese, con particolare attenzione ai negozi di vicinato, che rappresentano un presidio economico e sociale fondamentale per le nostre città».

La difficoltà di trovare personale frena turismo e ristorazione

Tra le criticità più rilevanti emerge la ricerca di lavoratori. Il 21% delle imprese segnala una scarsità di candidature, il 16% lamenta la mancanza di competenze specifiche e il 14% indica nell’elevato costo del lavoro e degli oneri accessori un ostacolo importante.

La difficoltà a reperire candidati è leggermente più marcata a Verona rispetto al dato veneto, che si ferma al 19%. Sul fronte del costo del lavoro, invece, il dato scaligero è inferiore alla media regionale: 14% contro 17%.

La situazione diventa particolarmente significativa nei pubblici esercizi: un’impresa su due segnala la mancanza di candidature e il 40% indica il costo del lavoro tra le principali difficoltà. Anche nel settore ricettivo la ricerca di personale resta complicata, con il 35% delle strutture che lamenta l’insufficienza di candidati.

Credito, quasi tre imprese su dieci incontrano ostacoli

Il rapporto con le banche rappresenta un altro punto delicato. Il 43% delle imprese veronesi dichiara di non aver avuto bisogno di ricorrere al credito bancario. Tra quelle che hanno invece valutato o richiesto finanziamenti, il 28% giudica facile l’accesso, mentre il 27% lo considera complesso.

Nel complesso, il 29% del campione veronese segnala difficoltà nell’ottenere credito, contro il 31% della media regionale. Tra gli ostacoli più frequenti vengono indicati i tassi di interesse elevati e le garanzie richieste dagli istituti bancari.

Le maggiori difficoltà riguardano le aziende con fatturati intermedi, compresi tra 500mila e un milione di euro: in questa fascia quasi il 44% giudica complicato ottenere finanziamenti.

Investimenti, quasi una su due resta ferma

Il clima di cautela si riflette anche nelle prospettive di investimento. Il 47% delle imprese veronesi non ha programmato nuove spese per i prossimi dodici mesi. La percentuale è comunque inferiore a quella regionale, che raggiunge il 56%.

Tra le aziende che intendono investire, il 29% punta sul rinnovo di locali, strutture ricettive e magazzini. Seguono la digitalizzazione, indicata dal 12%, la formazione e il welfare aziendale, all’8%, e gli interventi per la sostenibilità energetica e ambientale, al 4%.

Anche guardando agli ultimi dodici mesi, le imprese veronesi mostrano una maggiore propensione a investire: il 35% non ha effettuato investimenti significativi, contro il 48% del campione veneto.

«Verona presenta una propensione agli investimenti superiore alla media regionale, ma resta elevata la quota di imprese che rinuncia a programmare nuove spese», sottolinea il direttore generale di Confcommercio Verona, Nicola Dal Dosso. L’associazione punta quindi ad accompagnare le aziende nell’accesso ai bandi, al credito agevolato attraverso Confiditer e agli strumenti per l’innovazione, senza trascurare formazione e incontro tra domanda e offerta di lavoro.

Fiducia, un’impresa su quattro prevede di crescere

Nonostante le difficoltà, le aspettative delle imprese veronesi sono più positive rispetto al resto del Veneto. Il 25% ritiene di poter crescere nel prossimo futuro, contro il 14% del campione regionale. Il 51% prevede una situazione stabile, mentre il 21% si aspetta un anno difficile. Il 3% manifesta dubbi sulla possibilità di proseguire l’attività, una quota decisamente inferiore all’8% registrato a livello regionale.

Nel complesso, il 76% delle imprese veronesi guarda al futuro con aspettative di stabilità o crescita, contro il 63% del Veneto.

Le prospettive migliori riguardano la ricettività turistica, i servizi professionali e le aziende più strutturate. Rimane invece più prudente il commercio di vicinato, che risente maggiormente dell’aumento dei costi e della debolezza dei consumi.

«Le imprese chiedono meno costi, meno burocrazia e maggiori opportunità di sviluppo», conclude Dal Dosso. Sono queste, secondo Confcommercio Verona, le priorità su cui rafforzare il confronto con le istituzioni e l’attività di assistenza e rappresentanza del mondo imprenditoriale.