Ruzza nel mirino dopo il post sugli “sberloni”, interviene Polato

 
 

Solidarietà all’assessore regionale Diego Ruzza, finito nel mirino di minacce sui social dopo aver pubblicato una riflessione sugli episodi di violenza durante le manifestazioni. A esprimerla è l’europarlamentare Daniele Polato, che interviene sulla vicenda chiedendo una condanna delle intimidazioni indipendentemente dall’appartenenza politica di chi le riceve.

Ruzza aveva condiviso sui propri canali social un post nel quale, rivolgendosi ai protagonisti degli episodi di violenza durante le manifestazioni, ricordava «quanti sberloni mi avrebbe dato mio padre». La pubblicazione aveva suscitato critiche e commenti, alcuni dei quali, secondo quanto riferito, contenenti minacce di violenza. L’assessore avrebbe quindi rimosso il post.

Polato: «La condanna della violenza deve valere sempre»

«Esprimo solidarietà e vicinanza all’assessore regionale Diego Ruzza, bersaglio di intimidazioni sui social per aver condiviso una riflessione nella quale tanti di noi si riconoscono», dichiara Polato.

L’europarlamentare richiama il tema dell’educazione ricevuta in famiglia e delle regole trasmesse dai genitori, sostenendo che le critiche rivolte a Ruzza sarebbero state «pretestuose». Nel suo intervento cita anche i commenti apparsi online, tra cui minacce di entrare nell’abitazione dell’assessore e riferimenti a un «giro di manganello».

Polato punta quindi l’attenzione su quello che definisce un doppio standard nella condanna della violenza: «Non si può condannare la violenza soltanto quando riguarda i propri avversari politici».

L’appello al Consiglio regionale

L’europarlamentare si augura che le intimidazioni non vengano minimizzate perché rivolte a un amministratore di centrodestra e chiede che anche la sinistra in Consiglio regionale condanni con fermezza quanto accaduto.

La vicenda si inserisce nel confronto politico seguito alle parole di Ruzza, ma Polato insiste sulla necessità di distinguere la legittima critica politica dalle minacce personali: la condanna della violenza, sostiene, dovrebbe essere un principio condiviso e non legato allo schieramento della persona coinvolta.