Settantasette milioni di euro di investimenti nel triennio 2026-2028, di cui oltre 33 milioni destinati alla ricerca. È uno dei numeri centrali del 44° anno accademico dell’Università di Verona, inaugurato giovedì 5 novembre nell’aula magna del Polo Zanotto. Al centro della relazione della rettrice Chiara Leardini, il progetto di rendere l’ateneo e la città sempre più attrattivi per studenti, ricercatori e giovani professionisti.
Il filo conduttore scelto per la cerimonia è “Cambiando verso”. «Significa dare continuità all’impegno assunto: verificare i risultati, affrontare gli ostacoli e prendere le decisioni necessarie», ha spiegato Leardini, indicando la direzione per i prossimi anni: creare le condizioni perché studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori possano scegliere Verona per arrivare, restare o tornare.
Alla cerimonia hanno partecipato il presidente della Camera dei deputati Lorenzo Fontana, il presidente della Regione Veneto Alberto Stefani e il sindaco Damiano Tommasi.
Settantasette milioni per rendere Verona più attrattiva
La strategia dell’ateneo passa dall’Agenda territori attrattivi, collegata al Piano strategico e articolata in tre linee: Student talent, Research talent e CampusUnivr.
«Il futuro del nostro territorio non è già scritto. Per costruirlo dobbiamo partire da ciò che desideriamo e adottare le scelte necessarie per renderlo possibile», ha affermato la rettrice.
La prima sfida riguarda gli studenti. L’Università di Verona conta oggi oltre 30mila iscritti, offre 101 corsi di laurea e forma circa 6mila laureati ogni anno. Secondo la classifica Censis 2026/2027, si colloca all’11° posto tra gli atenei statali di grandi dimensioni e al primo posto nell’indicatore dell’occupabilità dei laureati. Il rapporto AlmaLaurea 2026 segnala inoltre che, a cinque anni dal titolo, lavora il 96,9% dei laureati magistrali.
Ma la qualità della formazione, da sola, non basta. «Dobbiamo rendere altrettanto concreta la possibilità di scegliere Verona», ha sottolineato Leardini. Una scelta che dipende anche dalla possibilità di trovare casa, curarsi, muoversi, accedere ai servizi e sentirsi parte di una comunità.
Ricerca, 78 nuove posizioni nel triennio
La seconda linea, Research talent, punta a rafforzare la ricerca e ad attrarre nuove competenze. Nell’ultimo quinquennio l’ateneo ha ottenuto 600 progetti competitivi europei e nazionali.
La programmazione prevede 78 posizioni da ricercatore nel triennio, con l’obiettivo di arrivare a regime ad almeno 100. L’investimento complessivo per l’innovazione e il reclutamento di personale altamente qualificato è stimato in circa 40 milioni di euro.
Previsti anche interventi a sostegno dei dottorandi: oltre all’aumento di 100 euro netti mensili della borsa, da quest’anno accademico è prevista l’esenzione dal contributo annuale di iscrizione di 250 euro.
Tra le novità c’è il fondo “Curiosity driven”, pensato per sostenere la ricerca guidata dalla curiosità scientifica, anche quando non è immediatamente possibile prevederne le applicazioni. «La libertà della ricerca comprende anche la possibilità di seguire un’idea senza dover dimostrare subito una ricaduta pratica», ha spiegato la rettrice.
Alloggi e servizi: quasi mille posti letto a prezzi calmierati
La terza direttrice, CampusUnivr, riguarda gli spazi universitari e la qualità della vita. Tra i progetti figurano le Agorà per la comunità studentesca, Campus Living a Ca’ Vignal e una International House.
Prosegue inoltre il lavoro con Esu, Regione, Comune e altri partner per ampliare l’offerta abitativa. «Oggi possiamo già contare su quasi mille posti letto a prezzi calmierati», ha ricordato Leardini, evidenziando come la possibilità di studiare e fare ricerca a Verona dipenda anche dalla possibilità concreta di viverci.
L’Agenda territori attrattivi chiama a raccolta fondazioni, imprese, istituzioni e cittadini. Per favorire la partecipazione è stata annunciata anche la piattaforma “Sostieni Univr”, attraverso la quale sarà possibile contribuire, anche con piccole donazioni, a specifiche linee di intervento o progetti.
Graduation Day in Arena: attesi 11mila partecipanti
Tra gli appuntamenti già annunciati c’è il Graduation Day del 7 maggio 2027, che si svolgerà all’Arena di Verona. Sono attesi circa 3.700 laureati e, considerando famiglie, rappresentanti istituzionali e comunità universitaria, una partecipazione complessiva stimata in circa 11mila persone.
«Vogliamo far incontrare i simboli millenari di Verona con la conoscenza che costruisce il suo futuro. Le laureate e i laureati sono parte del futuro di questa città», ha dichiarato Leardini.
Fontana, Stefani e Tommasi: «Investire sui giovani»
Nel corso della cerimonia sono arrivati anche i messaggi delle istituzioni. Il presidente della Camera Lorenzo Fontana ha sottolineato il ruolo della conoscenza e della ricerca come strumenti per affrontare le grandi sfide della società, definendo la crescita dell’ateneo un bene per tutta la comunità veronese.
Il presidente della Regione Alberto Stefani ha ricordato il protocollo siglato nei giorni scorsi con le università del territorio, che mette a disposizione 30 milioni di euro per rendere il Veneto più attrattivo per studenti, ricercatori e neolaureati, anche attraverso i dottorati industriali.
Il sindaco Damiano Tommasi ha invece richiamato il rapporto tra città e università: «Dobbiamo smettere di raccontare i giovani solo attraverso i problemi, perché nelle nostre scuole e nei nostri atenei abbiamo ricchezze straordinarie». E ha aggiunto che il compito delle istituzioni è preparare il terreno, offrendo servizi, opportunità e una qualità della vita adeguata alle eccellenze del territorio.
Dall’inquinamento ai centri dati: la lectio magistralis
La cerimonia ha ospitato la lectio magistralis di Francesca Dominici, docente di biostatistica alla Harvard T.H. Chan School of Public Health e direttrice della Harvard Data Science Initiative.
Nella lezione “Conoscere per decidere. Dall’evidenza scientifica alle decisioni che generano impatto”, la ricercatrice ha illustrato come i dati scientifici possano orientare le politiche pubbliche, soffermandosi sugli effetti dell’inquinamento atmosferico e sull’impatto ambientale delle infrastrutture tecnologiche.
Tra gli studi presentati, un’analisi condotta su circa 68 milioni di beneficiari Medicare negli Stati Uniti, relativa al periodo 2000-2016. I risultati indicano che una riduzione di 10 microgrammi per metro cubo di PM2,5 è associata a una diminuzione del 6-7% dei decessi.
Dominici ha affrontato anche il tema dei consumi energetici e idrici dei grandi centri dati per l’intelligenza artificiale, sottolineando la necessità di utilizzare le evidenze scientifiche per orientare le decisioni sulla loro localizzazione e sulle risorse impiegate.
Nel corso dell’inaugurazione è stato presentato anche il progetto MapNot, illustrato dalla ricercatrice Cecilia Sideri, dedicato allo studio delle annotazioni marginali nei testi umanistici e alla storia degli strumenti di organizzazione e ricerca delle informazioni.
La cerimonia si è conclusa con gli interventi delle rappresentanze studentesche e del personale tecnico-amministrativo, la dichiarazione ufficiale di apertura del 44° anno accademico 2026/2027 e il “Gaudeamus igitur” eseguito dal coro universitario.
































