Villafranca, chirurgia epatica ad alta complessità: operati anche un 90enne e un raro tumore di 15 cm

Screenshot
 
 

L’Ospedale di Villafranca rafforza il proprio ruolo come punto di riferimento per la chirurgia ad alta complessità, in particolare nell’ambito della chirurgia epatica.

Un risultato legato al recente potenziamento dell’organico e soprattutto a un modello di lavoro basato sulla collaborazione tra le diverse professionalità dell’ospedale: Chirurgia Generale, Gastroenterologia, Sale Operatorie, Anestesia e Terapia Intensiva.

Solo nell’ultimo mese il Magalini ha affrontato diversi casi clinici complessi su pazienti di differenti fasce d’età, raggiungendo risultati positivi.

Tra gli interventi effettuati figurano l’asportazione di un raro tumore epatico di 15 centimetri e una resezione laparoscopica su un paziente di 90 anni.

Asportato un tumore di 15 centimetri

Nel primo caso il paziente presentava una grossa neoplasia che occupava circa metà del fegato.

L’équipe chirurgica ha eseguito con successo una lobectomia epatica, ovvero l’asportazione di una parte del fegato interessata dalla malattia.

Il decorso postoperatorio è stato regolare.

Un secondo caso ha invece riguardato un paziente di 90 anni, che non riusciva ad alimentarsi a causa di una voluminosa lesione cistica epatica di circa 20 centimetri, che comprimeva lo stomaco.

Anche in questo caso l’intervento è stato eseguito con successo, ricorrendo alla chirurgia laparoscopica mininvasiva. Nonostante l’età avanzata, il paziente ha avuto un recupero ottimale.

Tecnologia avanzata in sala operatoria

I risultati raggiunti dal Magalini sono sostenuti anche dall’utilizzo costante delle più moderne tecnologie chirurgiche.

Per gli interventi sul fegato vengono impiegate di routine tecniche mininvasive avanzate, tra cui l’ecografia intraoperatoria, la coledoscopia trans-cistica e la mappatura delle lesioni epatiche attraverso il verde indocianina.

Le tecniche mininvasive vengono utilizzate anche in altri ambiti.

Tra queste c’è la TAMIS, la chirurgia mininvasiva transanale impiegata nella patologia colo-rettale. La tecnica consente di intervenire attraverso gli orifizi naturali, evitando incisioni e deviazioni intestinali, anche in pazienti molto anziani e con importanti patologie concomitanti.

Il paziente al centro del lavoro di squadra

Alla base dell’attività chirurgica c’è un modello multidisciplinare nel quale ogni caso viene valutato collegialmente e il trattamento viene adattato alle caratteristiche della malattia e alle condizioni del singolo paziente.

«Ho sempre sostenuto che l’atto chirurgico non è mai la prestazione di un singolo operatore ma è sempre il risultato di una integrazione coordinata di più competenze sanitarie finalizzata alla sicurezza e ottimizzazione della cura», sottolinea il direttore dell’UOC Chirurgia Generale del Magalini, Luca Bortolasi.

Le decisioni diagnostiche e terapeutiche, spiega, si basano sull’esperienza dei professionisti, sui protocolli e sulle linee guida, sulla gestione del rischio e sulla comunicazione, con il paziente considerato parte attiva del percorso decisionale.

Anestesia e terapia intensiva fondamentali per la sicurezza

Un ruolo centrale è svolto anche dall’area anestesiologica e dalla Terapia Intensiva.

«L’uso di tecniche anestesiologiche all’avanguardia, unite a un monitoraggio avanzato sia in sala operatoria sia in Terapia Intensiva, permette di anticipare le criticità e ridurre drasticamente il rischio clinico», spiega Filippo Righetti, direttore dell’UOC Anestesia e Rianimazione del Magalini.

Per Righetti, le esperienze maturate dimostrano come competenza, collaborazione e innovazione possano tradursi in maggiore sicurezza e qualità dell’assistenza.

Un percorso sul quale, secondo il direttore, è necessario continuare a investire anche per creare un ambiente capace di favorire la crescita professionale e attirare giovani medici e professionisti sanitari.