Uno sconto del 20% sul prezzo del gasolio destinato al mondo agricolo e della pesca arriva in un momento particolarmente delicato per le imprese. La riduzione applicata da Enilive, al netto dell’Iva, è stata accolta da Coldiretti come un intervento in grado di alleggerire, almeno in parte, la pressione sui costi di produzione.
L’associazione sottolinea come il rincaro del carburante abbia inciso pesantemente sui bilanci delle aziende agricole, in particolare dopo l’aumento registrato dall’inizio della guerra in Iran. Secondo l’analisi di Coldiretti su dati della Camera di Commercio di Milano, il prezzo del gasolio agricolo sarebbe passato da 0,85 a 1,62 euro al litro, mentre la media mensile di settembre avrebbe raggiunto il livello più alto della serie considerata, superando anche il picco registrato nel 2022 dopo l’inizio della guerra in Ucraina.
A Verona costi agricoli sotto pressione
A evidenziare le conseguenze per le aziende del territorio è Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, secondo cui la riduzione rappresenta un sostegno importante per la sostenibilità economica delle imprese agricole veronesi.
«Un’opportunità cruciale per la sostenibilità economica delle realtà produttive veronesi – sottolinea Vantini –. Questo provvedimento porta un sollievo fondamentale per le imprese agricole del nostro territorio veronese, che negli ultimi anni hanno dovuto sostenere costi operativi senza precedenti».
I dati contenuti nel Report Agricoltura Veronese citati da Coldiretti indicano che nel 2022 il prezzo medio annuale del gasolio agricolo aveva raggiunto 1,342 euro al litro, il 54,5% in più rispetto agli 0,868 euro del 2021, con punte superiori a 1,55 euro.
«Se a questo sommiamo la volatilità dei prezzi dell’energia elettrica, si comprende l’impatto devastante sulla redditività dei nostri allevamenti e delle lavorazioni nei campi – aggiunge Vantini –. Alleggerire la spesa per il carburante significa dare respiro alle nostre aziende per continuare a garantire cibo di alta qualità e tutelare l’economia locale».
Per arare 11 ettari circa 600 euro in più
Il peso del caro carburante emerge anche da un altro dato elaborato da Coldiretti: per arare un campo di 11 ettari, superficie indicata come dimensione media di un’azienda agricola italiana, oggi un agricoltore spenderebbe circa 600 euro in più rispetto al febbraio scorso. Si tratta, secondo l’organizzazione, di un ulteriore aggravio che arriva in una fase già complessa per il comparto.
Il gasolio è infatti utilizzato per alimentare trattori e macchinari impiegati nella lavorazione dei terreni e nella raccolta di frutta, verdura e cereali, oltre che per il funzionamento degli impianti di irrigazione.
La riduzione del prezzo riguarda quindi una voce di spesa direttamente collegata a numerose attività quotidiane delle aziende agricole.
«Ora servono altre risposte»
Coldiretti considera lo sconto un primo intervento, ma chiede ulteriori misure per affrontare l’aumento dei costi energetici.
Nei giorni scorsi il segretario generale Vincenzo Gesmundo e il presidente Ettore Prandini avevano incontrato il ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida e i vertici della compagnia petrolifera per discutere interventi destinati ad alleggerire la pressione sulle imprese agricole.
L’organizzazione fa sapere di voler proseguire il confronto con istituzioni e Regioni per ottenere ulteriori risorse e misure di sostegno.
Sul fronte della pesca, nel frattempo, il Ministero dell’Agricoltura ha già dato attuazione a un credito d’imposta sul carburante: a settembre il Masaf ha individuato 1.937 imprese beneficiarie, per un valore complessivo di quasi 7 milioni di euro, con il riconoscimento dell’aliquota massima prevista, pari al 20% delle spese ammissibili.
2,2 miliardi di litri consumati nel 2025
La dimensione del problema emerge anche dai consumi. Secondo un’analisi Coldiretti basata su dati del Ministero dell’Ambiente, nel 2025 sono stati venduti 2,2 miliardi di litri di gasolio agricolo, circa il 90% destinato all’agricoltura e la parte restante alla pesca.
Per Coldiretti, intervenire sul costo del carburante significa quindi incidere direttamente su una delle principali voci di spesa delle aziende, con effetti che l’organizzazione collega anche alla capacità delle imprese di continuare a garantire la produzione alimentare.
A Verona, il presidente Vantini sintetizza così la posizione dell’organizzazione: meno pressione sui costi significa più margine per le aziende agricole, in un momento nel quale il prezzo dell’energia continua a rappresentare uno dei fattori di maggiore attenzione per il settore.
































