Il caro carburanti pesa sempre di più sui bilanci delle famiglie e la FP CGIL di Verona chiede alle amministrazioni pubbliche del territorio di intervenire anche attraverso un maggiore ricorso allo smart working.
La proposta, avanzata dal sindacato, riguarda in particolare il personale amministrativo delle aziende e degli enti pubblici, per le mansioni che non richiedono necessariamente la presenza fisica quotidiana in ufficio.
Secondo la FP CGIL Verona, nella provincia la misura potrebbe interessare diverse migliaia di lavoratrici e lavoratori e rappresentare uno strumento concreto per ridurre le spese legate agli spostamenti casa-lavoro.
«Una misura concreta per sostenere i redditi»
«Le lavoratrici e lavoratori vivono una fase particolarmente difficile, caratterizzata dalla perdita del potere d’acquisto e dall’aumento dell’inflazione», afferma Antonio De Pasquale, segretario generale della FP CGIL Verona.
Per il sindacalista, in questo contesto «un maggiore ricorso al lavoro agile può rappresentare uno strumento concreto per sostenere i redditi delle famiglie, riducendo i costi legati agli spostamenti quotidiani casa-lavoro».
La richiesta arriva quindi in un momento nel quale il costo degli spostamenti rappresenta una voce significativa della spesa per chi deve raggiungere quotidianamente il proprio posto di lavoro.
Meno pendolari, traffico e inquinamento
La FP CGIL evidenzia anche le possibili ricadute sulla mobilità.
«L’ampliamento del lavoro agile consentirebbe inoltre di ridurre il pendolarismo, con effetti positivi sulla mobilità, sulla congestione del traffico e sull’inquinamento atmosferico», sottolinea De Pasquale.
L’idea del sindacato è quindi quella di considerare lo smart working non soltanto come uno strumento di organizzazione del lavoro, ma anche come una possibile misura di sostegno economico indiretto per i dipendenti.
Dalla produttività ai costi delle sedi
La FP CGIL richiama inoltre le rilevazioni dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, citate dal sindacato a sostegno della proposta.
Secondo quanto riportato nella nota, un’adozione strutturale del lavoro agile potrebbe produrre diversi effetti:
- aumento della produttività, attraverso una maggiore responsabilizzazione per obiettivi e una diversa organizzazione dei processi;
- ottimizzazione della spesa, grazie alla possibile riduzione dei costi legati alla gestione delle sedi, dai consumi energetici agli spazi fisici;
- miglioramento del benessere organizzativo e riduzione dello stress;
- maggiore flessibilità nell’organizzazione delle attività e nella risposta alle esigenze dei cittadini.
«Serve una nuova cultura organizzativa»
Per la FP CGIL, tuttavia, l’ampliamento dello smart working richiede anche un cambiamento nel modo di gestire il personale.
«Perché questa trasformazione sia davvero efficace – avverte De Pasquale – l’unica vera sfida da affrontare è verificare e garantire che il management e i dirigenti pubblici siano adeguatamente preparati e formati per supportare, guidare e valorizzare questo cambiamento organizzativo».
Il sindacato chiede in particolare di superare una cultura basata sul controllo della presenza fisica, puntando maggiormente sulla fiducia, sugli obiettivi e sulla valutazione dei risultati.
La richiesta alle amministrazioni veronesi
La FP CGIL Verona chiede quindi alle amministrazioni pubbliche del territorio di adottare politiche più strutturate sul lavoro agile, ampliandone il ricorso per le attività compatibili con questa modalità organizzativa.
L’obiettivo indicato dal sindacato è duplice: da una parte ridurre il peso economico degli spostamenti quotidiani per lavoratrici e lavoratori, dall’altra utilizzare lo smart working come strumento di organizzazione del lavoro e di conciliazione tra vita privata e attività professionale.
«Va valorizzato come strumento di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro e, al tempo stesso, come misura concreta di sostegno economico per lavoratrici, lavoratori e famiglie», conclude la FP CGIL Verona.































