«Le liste d’attesa non si combattono cancellando i servizi e tagliando le ore a chi lavora sui territori». È la posizione espressa dalla consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, componente della commissione Sanità, dopo l’avvio dal 1° ottobre del nuovo assetto dei servizi territoriali ed esternalizzati dell’ULSS 9 Scaligera.
Bigon ha presentato un’interrogazione alla Giunta regionale chiedendo lo stanziamento delle risorse necessarie per garantire la continuità degli sportelli CUP, del back-office amministrativo e dell’Assistenza Domiciliare Integrata (ADI).
La riduzione di 491 ore settimanali
Il dato al centro della contestazione è quello delle 491 ore settimanali di servizio in meno, già denunciato da Filcams CGIL Verona e Fisascat CISL Verona. Secondo quanto riferito dalle organizzazioni sindacali, il nuovo capitolato prevede l’azzeramento delle ore di back-office amministrativo nei quattro distretti sanitari, una riduzione del 10% dell’orario di CUP e Casse e la chiusura alle 12 delle attività ADI gestite dagli operatori della Cooperativa Morelli.
Secondo Bigon, le conseguenze riguarderebbero sia i lavoratori delle cooperative, in termini di occupazione e reddito, sia la capacità dei servizi territoriali di rispondere alle esigenze dei cittadini.
«Parliamo di un taglio complessivo di ben 491 ore settimanali – afferma la consigliera – che colpisce duramente sia l’occupazione e il reddito dei lavoratori delle cooperative, sia la qualità della risposta sanitaria ai cittadini».
Il nodo delle risorse regionali
Bigon sostiene che alla base della riduzione ci sarebbe la necessità dell’Azienda sanitaria di rientrare nei limiti di budget e contesta alla Regione la mancata assegnazione di risorse aggiuntive a fronte dell’aumento dei bisogni sanitari.
La consigliera richiama inoltre il tema delle risorse destinate al supporto infermieristico e amministrativo per i medici di medicina generale, sostenendo che i 12 milioni di euro previsti per il 2026 non sarebbero stati incrementati.
«Siamo di fronte a tagli dettati quindi dall’insufficienza dei fondi forniti dalla Regione, in concomitanza di un aumento del fabbisogno di salute», sostiene Bigon.
La questione era già emersa nel 2025, quando in Consiglio regionale era stata presentata un’interrogazione sulla riorganizzazione dei servizi di contact center dell’ULSS 9 e sull’utilizzo dell’intelligenza artificiale nelle attività di prenotazione e amministrazione.
CUP e digitalizzazione
Nel mirino della consigliera dem ci sono anche le ipotesi di trasferire alcune attività amministrative e di prenotazione sui medici di medicina generale e di affidare una parte crescente delle funzioni alla digitalizzazione.
«L’idea che la burocrazia o le prenotazioni possano essere assegnate di punto in bianco sui medici di medicina generale, o che si possa sostituire il personale con la digitalizzazione, dimostra una totale disconnessione dalla realtà», afferma Bigon.
La consigliera sottolinea in particolare le difficoltà che potrebbero incontrare le persone anziane e più fragili nell’accesso a servizi sempre più digitalizzati.
«Le persone, in particolare gli anziani e i soggetti più fragili, hanno bisogno di figure di riferimento in carne ed ossa negli ambulatori: non possiamo liquidare i loro bisogni pensando di dare loro un iPad», aggiunge.
La richiesta alla Regione
Bigon chiede quindi alla Giunta regionale di intervenire per verificare le ragioni e gli effetti dei ridimensionamenti e per riportare personale e ore di servizio ai livelli precedenti ai tagli.
«Se la Giunta regionale non intende assegnare subito le risorse necessarie e verificare le basi di questi tagli, siamo pronti alla mobilitazione e a metterci fisicamente davanti agli ambulatori al fianco dei cittadini e dei lavoratori», conclude.
La consigliera chiede infine risposte sui tempi, sulle modalità e sugli importi necessari per garantire il ritorno alla piena operatività dei servizi.





























