La Piccola Industria propone un confronto sulla crescita delle imprese, sulle tutele dei lavoratori e sul ricambio generazionale. A Verona 22.616 imprese artigiane, ma in dieci anni ne sono scomparse oltre 3.300
Spostare il confronto sulla riforma dell’artigianato dalla contrapposizione alle soluzioni. È la proposta della Piccola Industria di Confindustria Verona, che interviene nel dibattito sulla revisione delle regole per il settore chiedendo di concentrarsi sulla crescita delle piccole imprese, sulle condizioni dei lavoratori e sulla capacità dell’artigianato di rinnovarsi.
I numeri del territorio fotografano un settore ancora centrale nell’economia veronese, ma alle prese con una progressiva riduzione del numero delle imprese e con un problema di ricambio generazionale.
Artigianato, a Verona oltre 22mila imprese
A fine 2025 in provincia di Verona risultavano 22.616 imprese artigiane, pari al 25,2% del totale, con circa 57mila occupati. La dimensione media è di appena 2,5 addetti per impresa.
Rispetto al 2015 le imprese artigiane sono diminuite di 3.316 unità, con una riduzione del 12,8%. Un dato che, precisa Confindustria Verona, risente in larga parte delle cancellazioni d’ufficio, ma che resta superiore alla contrazione registrata a livello regionale (-10,8%) e nazionale (-9,4%).
Le riduzioni più consistenti riguardano soprattutto due settori: le costruzioni, che hanno perso 2.044 imprese, e la manifattura, con 1.291 imprese in meno.
Il problema del ricambio generazionale
Accanto alla diminuzione delle imprese emerge anche un altro elemento: l’invecchiamento degli imprenditori.
La fascia di età oggi prevalente è quella tra i 50 e i 69 anni, che rappresenta il 51% degli imprenditori artigiani. Al contrario, le fasce più giovani hanno registrato una forte contrazione.
Tra i 30 e i 49 anni la diminuzione è stata del 38,9%, mentre considerando complessivamente le fasce 30-49 e 18-29 anni la perdita raggiunge 7.096 unità.
È su questo scenario che Confindustria Verona chiede di concentrare il confronto sulla riforma.
«Non ci interessa una disputa sulle etichette»
«Industria e artigianato a Verona lavorano fianco a fianco ogni giorno, nelle stesse filiere e spesso negli stessi capannoni», afferma Tiziana Recchia, presidente del Comitato Provinciale Piccola Industria di Confindustria Verona.
«Per questo non ci interessa una disputa sulle etichette. Ci interessa una riforma che funzioni per tutti», aggiunge Recchia, secondo cui l’aumento della soglia dimensionale non sarebbe sufficiente ad affrontare le difficoltà delle imprese più piccole.
Il riferimento è alla proposta di innalzare a 49 dipendenti la soglia per la definizione di impresa artigiana.
«Un’impresa che cresce fino a 40 o 49 dipendenti è un successo del territorio, e su questo siamo tutti d’accordo», sottolinea Recchia. La questione, secondo Confindustria, è come accompagnare questa crescita evitando che imprese di dimensioni simili, impegnate sugli stessi mercati, si trovino ad applicare condizioni molto differenti in materia di lavoro, contributi e salari.
Le proposte di Confindustria Verona
La Piccola Industria veronese indica quindi alcune possibili direttrici per la riforma.
La prima riguarda la stessa definizione di impresa artigiana. Secondo Confindustria, oltre al numero dei dipendenti dovrebbe essere considerata anche la natura dell’attività, dalla partecipazione diretta del titolare alla personalizzazione del lavoro e al patrimonio di competenze e “saper fare” dell’impresa.
La seconda proposta riguarda invece la crescita dimensionale. L’idea è introdurre percorsi graduali per le imprese che aumentano il numero degli occupati, evitando che il superamento di una determinata soglia rappresenti un ostacolo alla crescita o, al contrario, produca vantaggi impropri.
Infine, Confindustria propone una progressiva convergenza delle condizioni applicate ai lavoratori, a partire da retribuzioni e tutele.
«Se vogliamo attrarre i giovani nelle piccole imprese, artigiane o industriali, dobbiamo offrire loro prospettive comparabili», sostiene Recchia.
Passaggio generazionale, formazione e credito
Per Confindustria Verona la valorizzazione dell’artigianato non dovrebbe quindi passare esclusivamente dalla modifica della soglia dimensionale.
Tra le priorità indicate ci sono il sostegno al passaggio generazionale, la formazione tecnica e l’apprendistato, il supporto alle botteghe nei centri storici e un maggiore accesso al credito per consentire alle imprese di investire.
L’obiettivo indicato dalla Piccola Industria è quello di mantenere il valore dell’artigianato nel tessuto economico veronese accompagnando, allo stesso tempo, le imprese nei processi di crescita e di ricambio generazionale.
«Le piccole imprese veronesi hanno bisogno di regole chiare ed eque, non di nuove linee di divisione», conclude Recchia.






























