Raccolta differenziata al 63,5%: vicino l’obiettivo del 65%

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Verona accelera sulla raccolta differenziata e si avvicina alla soglia del 65% richiesta dalla Regione Veneto. Nei primi mesi del 2026 la percentuale cittadina ha raggiunto circa il 63,5%, secondo i dati AMIA ancora in corso di validazione, rispetto al 60,9% registrato nel 2025 secondo i dati ARPAV calcolati con il metodo ISPRA.

Il nuovo dato è stato presentato nel corso del convegno “Il governo dei rifiuti urbani: guidare il cambiamento”, organizzato a Verona da Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia in collaborazione con AMIA Verona. L’incontro ha riunito esperti nazionali e regionali, rappresentanti delle aziende di servizio pubblico, istituzioni e mondo accademico per approfondire le trasformazioni nella gestione dei rifiuti e gli effetti della tariffa unica regionale, introdotta in Veneto due anni fa.

Differenziata, in tre anni dal 53% al 63,5%

Il dato più significativo riguarda il percorso compiuto dalla città negli ultimi anni. Come sottolineato dal presidente di AMIA Verona, Roberto Beschis, appena tre anni fa la raccolta differenziata si fermava al 53%, mentre oggi il traguardo regionale del 65% appare più vicino.

«L’obiettivo del 65%, requisito minimo richiesto dalla Regione Veneto, è molto vicino. Solo tre anni fa, quando Verona era ferma al 53%, sembrava una missione impossibile riuscire a colmare un divario tanto evidente, frutto di oltre un decennio di mancate scelte, in breve tempo», ha commentato Beschis.

Il risultato indica un miglioramento degli indicatori, ma il dato relativo al 2026 dovrà essere validato prima di poter essere considerato definitivo. Resta quindi da completare il percorso necessario per raggiungere la soglia regionale, consolidando i risultati ottenuti attraverso il coinvolgimento dei cittadini e il miglioramento del servizio.

Tariffa unica regionale: equità tra i territori

La mattinata si è aperta con un approfondimento sulla tariffa unica di smaltimento introdotta dalla Regione Veneto. Il meccanismo interviene a monte della filiera dei rifiuti urbani e uniforma i costi sostenuti dai Consigli di Bacino e dai gestori per conferire il rifiuto residuo e gli scarti agli impianti di trattamento.

L’obiettivo è garantire maggiore equità tra i territori, evitando che le differenze nelle tariffe di smaltimento penalizzino i cittadini che si impegnano maggiormente nella raccolta differenziata.

«La Regione Veneto ha introdotto questo strumento per dare equità ai territori rispetto alle tariffe di smaltimento che pagano i cittadini: equità a parità di virtuosità», ha spiegato Stefania Tesser, dirigente di ARPAV. L’intento, ha aggiunto, è fare in modo che, a parità di condizioni, il costo di smaltimento di un chilogrammo di rifiuto sia lo stesso in tutto il territorio regionale.

Il percorso, tuttavia, non è uguale per tutti. Alcuni territori hanno avviato da molti anni le trasformazioni necessarie, mentre altri hanno incontrato maggiori difficoltà. Verona rientra tra i contesti più complessi, anche perché il bacino di riferimento coincide con il territorio comunale e non consente di beneficiare della compensazione derivante dalla presenza di altri Comuni.

Secondo Tesser, i dati più recenti mostrano però un cambio di tendenza: la raccolta differenziata aumenta e il rifiuto residuo diminuisce. Un’evoluzione che, ha sottolineato, dovrà proseguire con determinazione e con il coinvolgimento costante dei cittadini, chiamati a fare la differenza nei comportamenti quotidiani.

Servizi pubblici, sostenibilità e fiducia dei cittadini

Il convegno ha affrontato anche il ruolo delle aziende di servizio pubblico nel governare il cambiamento, con un confronto che ha coinvolto, tra gli altri, Domenico Ruggiero, direttore Ambiente di Utilitalia, e Fabio Costarella, vicedirettore di Conai. La discussione sulla tariffa unica è stata moderata da Stefano Pozzoli, professore ordinario di Economia aziendale ed esperto di gestione e governance delle aziende pubbliche e degli enti locali.

Ai lavori sono intervenuti anche il presidente di Magis, Federico Testa, il presidente di Acque Veronesi e vicepresidente di Utilitalia, Roberto Mantovanelli, e l’assessore comunale all’Ambiente, Tommaso Ferrari. Dopo i saluti istituzionali del sindaco Damiano Tommasi, era previsto anche un intervento dell’assessore regionale all’Ambiente Elisa Venturini, in collegamento video.

Per Roberto Gasparetto, presidente di Confservizi Veneto Friuli Venezia Giulia, la gestione dei rifiuti non può più limitarsi all’erogazione del servizio, ma deve tenere insieme qualità, sostenibilità economica, innovazione, capacità industriale, regole e specificità territoriali.

«La gestione dei rifiuti non è soltanto una questione ambientale: è una delle infrastrutture fondamentali della qualità urbana e della coesione dei territori», ha affermato Gasparetto. Le aziende pubbliche, ha aggiunto, sono chiamate a collegare gli obiettivi delle istituzioni alla loro realizzazione concreta, contribuendo a produrre valore per le comunità.

Un valore che non si misura soltanto nelle tonnellate raccolte o nelle percentuali di differenziata, ma anche nella qualità del servizio, nella trasparenza, nella capacità di innovazione e nella fiducia costruita quotidianamente con i cittadini.

La sfida dei prossimi mesi

Per Verona, il passaggio dal 60,9% del 2025 a circa il 63,5% nei primi mesi del 2026 rappresenta un segnale positivo verso l’obiettivo regionale del 65%. La prossima sfida sarà consolidare l’aumento, ridurre ulteriormente il rifiuto residuo e rendere il sistema sempre più efficiente e sostenibile.

Il confronto promosso da Confservizi e AMIA ha riportato al centro non soltanto le percentuali, ma anche il rapporto tra regole, costi e comportamenti quotidiani: perché il cambiamento nella gestione dei rifiuti passa dalle scelte degli enti e dei gestori, ma anche dalla partecipazione concreta dei cittadini.