La Venere di Tiziano arriva a Verona: a Castelvecchio il Rinascimento si mette in musica

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Il capolavoro di Tiziano arriva eccezionalmente dal Museo del Prado di Madrid e incontra la storia musicale di Verona. Da sabato 31 ottobre il Museo di Castelvecchio apre al pubblico La Venere di Tiziano e il Rinascimento musicale. Musica per gli Occhi dal Museo del Prado alla Città di Verona, la mostra organizzata in occasione del centenario del museo e visitabile fino al 31 gennaio 2027 nella Sala Boggian.

Al centro dell’esposizione c’è la Venere con un cagnolino e un suonatore di organo di Tiziano Vecellio, dipinto databile intorno al 1550. Attorno all’opera si sviluppa un racconto che intreccia pittura, musica e cultura umanistica, riportando il visitatore nella Verona del Cinquecento, quando la pratica musicale era parte integrante della formazione intellettuale e della vita sociale.

La mostra, curata da Francesca Rossi, Luca Fabbri e Michele Magnabosco, nasce dalla collaborazione scientifica tra il Museo di Castelvecchio e il Prado, rafforzata nel 2025 in occasione della grande esposizione madrilena dedicata a Paolo Caliari, il Veronese. L’iniziativa è promossa dal Comune di Verona, attraverso l’Assessorato alla Cultura e la Direzione Musei Civici, insieme al Museo del Prado e all’Accademia Filarmonica di Verona.

Tiziano, Tintoretto e Marietta: tre protagonisti

Accanto alla Venere di Tiziano sono esposte altre due opere di particolare rilievo: la Contesa tra le Muse e le Pieridi di Jacopo Tintoretto, appartenente alle collezioni di Castelvecchio, e l’Autoritratto con madrigale di Marietta Robusti, figlia di Tintoretto, pittrice e musicista, proveniente dalle Gallerie degli Uffizi.

Il percorso comprende complessivamente una trentina di testimonianze tra dipinti, sculture, strumenti musicali, libri e partiture originali. Tra i prestiti figurano opere e documenti provenienti dall’Accademia Filarmonica di Verona, dal Museo internazionale e biblioteca della musica di Bologna, dalla Biblioteca Civica e dalla Biblioteca Capitolare di Verona e dalla Fondazione Cariverona.

L’allestimento invita a una visita attenta, per osservare i gesti dei musicisti raffigurati nei dipinti e confrontarli con gli strumenti dell’epoca. Accanto alle opere trovano posto, tra gli altri, cornetti e flauti rinascimentali, libri di madrigali manoscritti e stampe musicali. Un dialogo diretto tra ciò che si vede e ciò che, secoli fa, si poteva ascoltare.

Sei tappe nella Verona musicale del Cinquecento

La mostra si articola in sei sezioni, che ricostruiscono il ruolo della musica nella vita culturale cittadina e il rapporto tra artisti, intellettuali e istituzioni.

Il percorso parte dagli esordi di Verona come città di musica, tra cultura umanistica, mecenatismo e devozione religiosa. Dipinti, affreschi e miniature raccontano una città nella quale la musica contribuiva a definire l’identità collettiva.

Si passa poi ai concerti all’aperto e alla musica nei momenti di convivialità, con opere che mostrano come il suono accompagnasse tanto la contemplazione della natura quanto i banchetti. Una sezione è dedicata all’Accademia Filarmonica, fondata nel 1543 e diventata uno dei principali centri culturali della città, dove musica, poesia, teatro e studi umanistici si incontravano.

Il cuore dell’esposizione è il confronto tra Tiziano, la musica e le Muse. La Venere proveniente dal Prado è la prima versione conosciuta del soggetto della Venere con il musico, che il pittore avrebbe poi ripreso in almeno altre cinque varianti. Una recente indagine radiografica ha inoltre rivelato una prima ideazione diversa: la donna guardava direttamente l’amante, prima che Tiziano inserisse il cagnolino e modificasse la direzione del suo sguardo.

Accanto al dipinto trova spazio l’autoritratto di Marietta Robusti, unica opera autografa oggi nota della pittrice, insieme a testimonianze musicali legate alla figura della cantante Laura Peverara, celebrata dall’Accademia Filarmonica.

La quinta sezione conduce a Palazzo Bevilacqua, progettato da Michele Sanmicheli e, nella seconda metà del Cinquecento, importante centro della vita culturale veronese. Qui la Contesa tra le Muse e le Pieridi di Tintoretto dialoga con libri e composizioni musicali dell’epoca. Tra i documenti esposti anche il Primo libro de madrigali a cinque voci di Maddalena Casulana, prima donna nella storia della musica occidentale a pubblicare proprie composizioni, e il Giardino de madrigali del 1578, prima stampa musicale realizzata a Verona, conservata dalla Biblioteca Capitolare nell’unica copia conosciuta.

L’ultima tappa è dedicata alla stessa Sala Boggian. Nata come Salone dei Concerti, tra il 1926 e il 1943 ospitò oltre 250 appuntamenti della Società Amici della Musica. Ricostruita dopo i bombardamenti del 1945, venne decorata nel 1947-1948 da Pino Casarini con un fregio dedicato alla storia della musica. Oggi nascosto dal velario, il ciclo pittorico torna visibile grazie a una proiezione immersiva realizzata a partire da una nuova campagna fotografica completa, curata dallo studio ResMes di Giuseppe Marinelli anche con l’ausilio di droni.

Non solo da vedere: concerti e nuove sonorità

La musica accompagna la visita anche attraverso un programma di iniziative dal vivo. Grazie alla collaborazione con il Conservatorio “E. F. Dall’Abaco” di Verona, gli studenti del Dipartimento di Musica antica hanno preparato un video dedicato agli oggetti esposti e una serie di concerti su strumenti storici, che si svolgeranno nella Sala Boggian durante il periodo della mostra.

Gli studenti di Musica elettronica hanno invece realizzato un intervento sonoro originale, pensato per accompagnare il pubblico lungo il percorso e arricchire l’esperienza con una dimensione immersiva.

Il programma si estende anche fuori dal museo: la Sala Maffeiana ospiterà un concerto dell’Ensemble L’Isola di Cambridge, promosso dall’Accademia Filarmonica, mentre nella chiesa di San Domenico al Corso è previsto un appuntamento con l’Ensemble vocale e strumentale DeSidera, promosso dai Musei Civici.

L’esposizione lascia inoltre un progetto destinato a diventare uno strumento utile anche dopo la sua conclusione. Michele Magnabosco ha infatti ideato un itinerario dedicato alle opere a tema musicale del Rinascimento conservate nelle collezioni civiche, presentato in mostra attraverso un video a scorrimento continuo e pensato per orientare i visitatori anche nel percorso permanente del museo.

Il centenario tra memoria e futuro

Con questa esposizione Castelvecchio celebra i cento anni dalla propria inaugurazione mettendo in relazione le collezioni, la ricerca scientifica e il patrimonio musicale della città. Il dialogo internazionale con il Prado si accompagna alla collaborazione con le istituzioni culturali veronesi e al coinvolgimento delle nuove generazioni di musicisti.

La visita può proseguire anche nelle sale del percorso permanente, dove sono conservate altre testimonianze del rapporto tra arte e musica. I curatori suggeriscono in particolare la Santa Cecilia del Maestro di Sant’Anastasia e le campane di età scaligera, esposte al piano terra: opere che permettono di ampliare lo sguardo anche sulla presenza della musica nell’arte sacra medievale.

La mostra è accessibile dall’ingresso del Museo di Castelvecchio ed è accompagnata da un catalogo edito da Franco Cosimo Panini, curato da Francesca Rossi, Luca Fabbri, Michele Magnabosco e Fausta Piccoli.