Dalla benzina alle bollette, il conto lo pagano i cittadini: Verona pensi al lavoro da remoto

 
 

C’è un tema che ormai attraversa ogni aspetto della vita quotidiana: il costo dell’energia. Benzina, gasolio, gas, elettricità, riscaldamento. Ma anche il semplice costo necessario per raggiungere ogni giorno il proprio posto di lavoro. Per milioni di cittadini l’automobile continua a essere uno strumento indispensabile e, quando il prezzo dei carburanti sale, il problema non riguarda soltanto chi deve fare centinaia di chilometri ogni settimana. Riguarda direttamente il bilancio delle famiglie. E allora una domanda potrebbe essere rivolta anche a Palazzo Barbieri: perché non cominciare a considerare lo smart working non più soltanto come una modalità organizzativa del lavoro, ma come una vera e propria politica pubblica di contenimento dei costi e di riduzione degli spostamenti?

Non per tutti, naturalmente. Non tutti i lavori possono essere svolti da casa e non avrebbe senso immaginare una città completamente svuotata dei propri uffici. Ma esiste una parte consistente delle attività amministrative e professionali che, almeno per alcune giornate alla settimana, può essere svolta da remoto senza compromettere la qualità del servizio.

Perché non incentivarla?

La logica sarebbe piuttosto semplice. Un giorno di smart working significa, per chi ne ha la possibilità, un viaggio in meno per andare al lavoro e uno per tornare a casa. Significa meno carburante consumato, meno usura dell’automobile, meno tempo trascorso nel traffico e, naturalmente, meno emissioni. Moltiplicato per migliaia di lavoratori, il risultato potrebbe diventare significativo. E non sarebbe soltanto una questione economica.

Meno auto significa anche meno pressione sulla città

Verona conosce bene il problema della congestione del traffico. Ogni mattina e ogni pomeriggio migliaia di persone entrano ed escono dalla città per motivi di lavoro. Una parte di questi spostamenti potrebbe essere evitata senza introdurre divieti, limitazioni o sacrifici particolari. È una differenza importante. Perché spesso il dibattito sulla mobilità sostenibile parte dalla domanda: “A cosa dobbiamo rinunciare?” Forse sarebbe più utile partire da un’altra domanda: “Quali spostamenti possiamo evitare?”

Lo smart working, dove realmente possibile, offre proprio questa opportunità. E in una fase nella quale il costo della vita continua a rappresentare una preoccupazione concreta per le famiglie, consentire a un lavoratore di evitare anche soltanto due o tre trasferte automobilistiche alla settimana può tradursi in un risparmio diretto. Non servono grandi opere. Non servono nuove infrastrutture. Non servono incentivi complicati. Serve soprattutto una diversa organizzazione.

Energia e clima, due facce dello stesso problema

C’è poi un secondo elemento che non può essere ignorato: quello ambientale. Il cambiamento climatico sta rendendo sempre più evidente la necessità di ridurre le emissioni climalteranti e di diminuire, dove possibile, i consumi energetici. Allo stesso tempo, Verona e il Veneto hanno vissuto nelle ultime settimane episodi meteorologici estremi, con temporali violenti, grandinate, forti raffiche di vento e supercelle temporalesche capaci di provocare danni ingentissimi. Sarebbe però semplicistico sostenere che ogni singolo evento estremo sia causato direttamente dall’inquinamento prodotto dalle automobili. La relazione tra cambiamento climatico, qualità dell’aria ed eventi meteorologici estremi è molto più complessa. Ma proprio questa complessità dovrebbe spingere le amministrazioni a intervenire sulla parte del problema sulla quale possono concretamente incidere: ridurre consumi, traffico ed emissioni quando è possibile farlo senza compromettere i servizi. Lo smart working può essere una di queste leve.

Meglio anticipare le emergenze che subirle

C’è infine una questione ancora più ampia. L’energia è tornata a essere un tema strategico internazionale. Le tensioni geopolitiche e la situazione nel Golfo Persico e nello Stretto di Hormuz possono avere ripercussioni importanti sui mercati energetici e, di conseguenza, sui prezzi dei carburanti e dell’energia. In uno scenario di nuova pressione sui consumi, non è difficile immaginare che possano tornare sul tavolo anche misure più restrittive sulla mobilità. Le targhe alterne, per esempio, appartengono già alla memoria delle politiche adottate in passato durante le fasi di emergenza legate all’inquinamento o alla scarsità di carburanti. Non è detto che si debba arrivare a quel punto. E soprattutto non sarebbe corretto presentare oggi come certa una misura che potrebbe essere adottata soltanto in presenza di determinate condizioni. Ma proprio per questo conviene prepararsi prima. Se domani dovessero arrivare nuove restrizioni alla circolazione, il problema sarebbe immediatamente scaricato sui cittadini: chi deve andare al lavoro dovrebbe comunque farlo, organizzandosi tra targhe alterne, trasporto pubblico, passaggi in auto e ulteriori costi. Una politica strutturale di smart working, invece, potrebbe rappresentare una forma di prevenzione.

Palazzo Barbieri potrebbe aprire una sperimentazione

La proposta, quindi, potrebbe essere molto concreta: Palazzo Barbieri avvii una sperimentazione sul lavoro da remoto per il personale e per tutte quelle attività comunali che possono essere svolte efficacemente anche fuori dalla sede, individuando giornate e funzioni compatibili. E, parallelamente, si potrebbe aprire un confronto con le aziende del territorio, le associazioni di categoria e gli altri enti pubblici per favorire modelli analoghi. Non una imposizione generalizzata. Non uno slogan. Ma una sperimentazione misurabile, con numeri alla mano: quanti spostamenti vengono evitati, quanti chilometri percorsi in meno, quale risparmio energetico viene prodotto, quale riduzione del traffico si ottiene e quale beneficio economico può ricadere sui lavoratori. Perché davanti al caro vita, alle incertezze energetiche e alla necessità di ridurre l’impatto ambientale, la politica non dovrebbe limitarsi a intervenire quando il problema è già diventato emergenza. Può anche provare ad anticiparlo. E Verona, su questo fronte, potrebbe fare una scelta semplice: se un lavoro può essere fatto bene anche da casa, perché obbligare ogni giorno una persona a consumare carburante, tempo ed energia per raggiungere un ufficio?Meno spostamenti significa meno costi per il cittadino. Meno traffico significa una città più vivibile. Meno consumi significa maggiore resilienza davanti a eventuali crisi energetiche. E, dove possibile, significa anche meno emissioni. Forse non è la soluzione a tutti i problemi. Ma potrebbe essere una delle soluzioni che Verona può mettere in campo subito, prima che siano le emergenze a decidere per noi.

MC