Nuove colture, diversificazione agricola e bioeconomia circolare. Entra nel vivo anche sul campo GO PIANTE, il progetto finanziato dal Complemento regionale per lo sviluppo rurale del Veneto 2023-2027 che punta a creare nel territorio veronese una filiera sostenibile per la produzione di pigmenti naturali da piante tintorie.
L’obiettivo è sviluppare nuove opportunità per le aziende agricole, soprattutto nelle aree interne della provincia, riducendo al tempo stesso la dipendenza dai coloranti sintetici, la cui produzione è oggi concentrata soprattutto in Paesi extraeuropei come Cina e India.
Il progetto riunisce un partenariato di 12 soggetti pubblici e privati, con PSR & Innovazione Veneto come capofila. Il lavoro coinvolge ricerca, imprese, formazione e consulenza, con l’obiettivo di accompagnare l’intero percorso dalla coltivazione delle piante fino alla possibile applicazione industriale dei pigmenti ottenuti.
Cartamo e topinambur sotto osservazione
La componente scientifica vede il coinvolgimento del Dipartimento DAFNAE dell’Università degli Studi di Padova e dell’Istituto Sperimentale Italiano Lazzaro Spallanzani.
Il DAFNAE mette a disposizione le proprie competenze agronomiche per individuare le specie più interessanti e definire le tecniche di coltivazione, mentre l’Istituto Spallanzani si occupa della caratterizzazione degli estratti e delle verifiche relative a qualità, sicurezza e possibili applicazioni.
Il progetto parte dalla catalogazione delle piante tintorie autoctone e dalla realizzazione di un campo catalogo presso l’Orto Botanico di Novezzina, sul Monte Baldo.
La sperimentazione proseguirà quindi direttamente nelle aziende agricole veronesi coinvolte, con particolare attenzione a cartamo e topinambur, due delle colture al centro delle attività.
Dalla coltivazione ai pigmenti naturali
GO PIANTE è strutturato lungo l’intera catena di lavorazione attraverso sei Work Package collegati tra loro.
Dopo la fase agronomica si passerà all’estrazione dei pigmenti attraverso una tecnologia green di tipo dinamico solido-liquido. Gli estratti saranno quindi sottoposti a caratterizzazione chimica e a test in vitro di citotossicità con il supporto scientifico dell’Istituto Spallanzani.
Le successive prove applicative serviranno a verificare l’utilizzo dei pigmenti naturali in diverse filiere agroindustriali, dalla cosmesi al settore tessile, valutandone anche la sostenibilità tecnica ed economica.
Il percorso comprende inoltre lo sviluppo di modelli aziendali di bioeconomia circolare, l’analisi del mercato e la divulgazione dei risultati.
Formazione e consulenza per le aziende
Un altro elemento centrale è il trasferimento delle conoscenze alle imprese agricole. Coldiretti Verona, partner del Gruppo Operativo e soggetto accreditato per la formazione, accompagnerà le aziende attraverso un programma articolato in moduli online ed esperienze pratiche.
Il percorso è rivolto sia alle realtà multifunzionali della filiera corta, come agriturismi, fattorie didattiche e fattorie sociali, sia alle aziende agricole interessate a nuove forme di diversificazione.
Sono inoltre previste attività di consulenza specialistica attraverso visite alle imprese, analisi tecnico-economiche e valutazioni di fattibilità, per capire concretamente se le nuove colture possano rappresentare un’opportunità produttiva e di integrazione del reddito.
«Si tratta di un progetto particolarmente innovativo, complesso e dall’elevata valenza ambientale – spiega Gabriele Panziera, referente del progetto per Coldiretti Verona –. Creare una filiera veneta dei pigmenti naturali significa dare un ulteriore valore alle nostre produzioni e un nuovo valore aggiunto alla nostra agricoltura».
Per Stefano Oricchio, amministratore delegato di PSR & Innovazione Veneto e coordinatore del progetto, il punto di forza è la possibilità di mettere in relazione ricerca, imprese, consulenza e mercato.
«La ricerca deve poter arrivare nelle aziende ed essere confrontata con le loro condizioni produttive, organizzative ed economiche – sottolinea Oricchio –. La consulenza rappresenta il passaggio attraverso il quale le conoscenze sviluppate dal partenariato possono essere valutate direttamente dagli agricoltori e trasformate, quando ne ricorrono le condizioni, in nuove opportunità per l’impresa».
Un approccio condiviso anche da Panziera, che considera fondamentale il coinvolgimento diretto delle aziende per verificare la reale sostenibilità delle colture.
«Rivolgendoci sia alla multifunzionalità sia ai giovani aperti all’innovazione, vogliamo capire se queste colture possano rappresentare una reale opportunità di diversificazione e di integrazione del reddito agricolo nel segno della sostenibilità», aggiunge.
L’obiettivo finale è quindi trasformare i risultati della ricerca in nuove catene del valore legate alle piante tintorie, creando una filiera territoriale capace di unire agricoltura, innovazione e industria.
I risultati delle sperimentazioni, i monitoraggi e i protocolli colturali saranno progressivamente pubblicati sul portale ufficiale del progetto GO PIANTE e divulgati attraverso il sistema AKIS regionale.





























