“Sicurezza e rispetto delle regole”; la filosofia del ‘patentino’ di ATER Verona

 
 

L’ATER di Verona è la prima Azienda casa del Veneto a dotarsi di un Patentino dell’assegnatario: una sorta di patente a punti che viene attribuita ad ogni nucleo famigliare.

Il livello di partenza è pari a 30 punti e per ogni violazione accertata verranno scalati dei punti, in base alla gravita di quanto avvenuto. Questo Patentino nasce dall’esigenza di far rispettare le regole, al fine di promuovere una convivenza civile tra i condomini e per incentivare lo spirito di collaborazione tra inquilini e ATER di modo da garantire una gestione e una vivibilità decorosa, sia nelle parti comuni, che nelle parti assegnate ai nuclei famigliari, oltre a tutelare il patrimonio aziendale.
Una esigenza – afferma il presidente Matteo Mattuzzi – che nasce per dare, al regolamento e ai provvedimenti di risoluzione contrattuale, una procedura oggettiva e non più soggettiva come succedeva prima e per la tutela dell’assegnatario stesso”.

Non sembrano essere della stessa idea i Consiglieri regionali Montanariello, Zanoni e Bigon del Partito Democratico che, attraverso un’interrogazione con risposta in 2° Commissione, chiedono all’Assessore regionale se il Patentino costituisca l’elemento oggettivo di configurazione della fattispecie della “grave e reiterata inosservanza alle norme del regolamento condominiale” e quanti casi si sono verificati dalla pubblicazione del nuovo regolamento.
Non solo, su alcuni giornali nazionali, paragonano il regolamento ad una legge marziale che va oltre i poteri dell’Azienda veronese.

In risposta il Presidente Mattuzzi afferma che le dichiarazioni in seconda commissione del PD sono fuori luogo. “Affermare che tutelare gli inquilini, rispettosi delle regole e della buona convivenza è promulgare una legge marziale, andando oltre i nostri poteri, significa non aver la minima idea di come funzionino i regolamenti condominiali. Noi crediamo che prima di tutto, debba esserci il rispetto reciproco e che per tutelarlo debbano esserci di conseguenza regole oggettive e non soggettive. Siamo garanti della sicurezza di intere famiglie che abitano nei nostri stabili e non di chi non vuole rispettare le regole”.

I comportamenti e le violazioni oggetto di accertamento e contestazione sono descritte nel articolo 15 del regolamento. Le decurtazioni più pesanti riguardano:

– le occupazioni immobiliari non oggetto del contratto di locazione, la detenzione di sostanze esplosive, l’utilizzo di apparecchi elettrici e a gas non conformi, la conduzione dell’alloggio che comprometta la vivibilità dal punto di vista igienico e sanitario, i danni alla struttura;
– violazioni che possono compromettere non solo la convivenza civile di un condominio ma anche la sicurezza dei condomini stessi.

Il regolamento e la procura operativa di adozione – precisa il direttore dell’ATER, Franco Falcieriè frutto di un lavoro di regolamentazione complesso e articolato, che ha finalmente dato un modus operandi oggettivo nel valutare la fondatezza delle segnalazioni, nonché la rilevanza e la gravità di quanto segnalato prima di avviare, e non decretare, eventualmente il procedimento di decadenza. E nel caso l’azienda non riscontri le condizioni necessarie per avviare il procedimento di contestazione, redige comunque un rapporto dell’attività istruttoria svolta, senza però comportare nessuna decadenza del diritto di alloggio”.

L’ATER vuole far passare un messaggio importante, di attenzione e rispetto verso il prossimo e verso le buone regole della convivenza all’interno dei propri stabili. Mattuzzi conclude puntualizzando che “non possiamo più permetterci situazioni di degrado e di mancanza delle norme igieniche di sicurezza. La tutela della persona passa da semplici regole e il nostro compito è quello di far in modo che vengano rispettate. Se il Partito Democratico pensa che non ci debba essere un metodo oggettivo di valutazione, proprio come accade con la patente a punti, inserita a supporto nel Codice della Strada, delle regole nelle abitazioni popolari e che tutto sia concesso, perfino leggo sui giornali che a Roma, viene dato il premio di residenza chi a chi occupa le case altrui, credo che qualche domanda dovremmo farcela su come si possa gestire il bene pubblico in questo modo”.

 
 

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