Un’indagine condotta dalla Squadra mobile di Verona ha portato al fermo di due uomini, di 32 e 34 anni, gravemente indiziati di una serie di furti in abitazione commessi tra la fine di settembre e ottobre in diversi comuni della provincia. L’operazione, coordinata dalla Procura della Repubblica di Verona, è scattata nelle prime ore del 21 ottobre.
I due cittadini albanesi, entrambi senza fissa dimora e irregolari sul territorio nazionale, sono accusati, allo stato delle indagini, di furto in abitazione aggravato e possesso ingiustificato di arnesi atti allo scasso. Al termine degli atti di rito sono stati accompagnati nella casa circondariale di Verona Montorio, in attesa della convalida del fermo da parte dell’autorità giudiziaria.
Le indagini tra GPS, pedinamenti e telecamere
La svolta investigativa sarebbe arrivata attraverso il monitoraggio delle automobili utilizzate dai sospettati per effettuare sopralluoghi e raggiungere le abitazioni da colpire.
L’incrocio dei tracciati GPS con i servizi di osservazione, controllo e pedinamento avrebbe consentito agli investigatori di ricostruire gli spostamenti dei due uomini e di collegarli a diversi episodi avvenuti nel Veronese.
I colpi contestati si sarebbero concentrati tra la fine di settembre e ottobre, interessando Grezzana, San Pietro in Cariano, Colognola ai Colli, Soave, San Martino Buon Albergo, Negrar di Valpolicella, Fumane e le frazioni veronesi di Avesa e Montorio.
Un contributo importante sarebbe arrivato anche dalle immagini delle telecamere presenti sul territorio. In particolare, gli investigatori avrebbero individuato un elemento distintivo utile a riconoscere uno dei sospettati: un vistoso tatuaggio a forma di aquila sul dorso della mano sinistra.
L’intervento a San Michele Extra
L’operazione è scattata nella serata del 20 ottobre, quando i due uomini sono stati monitorati mentre rientravano a Verona dopo essersi spostati nelle località di Poiano e Zevio.
Gli agenti li hanno successivamente intercettati all’interno di un condominio a San Michele Extra, dove avevano trovato ospitalità presso un connazionale.
La perquisizione personale e dei locali avrebbe consentito di recuperare numerosi strumenti ritenuti compatibili con la preparazione e l’esecuzione dei furti. Tra il materiale sequestrato figurano una cesoia pneumatica, una punta da trapano modificata per forare i serramenti, due piedi di porco e un flessibile.
Gli investigatori avrebbero inoltre trovato indumenti sporchi di vernice, ritenuti corrispondenti a quelli documentati durante le attività di pedinamento.
Recuperati oro e preziosi rubati a Montorio
Nell’alloggio è stata rinvenuta anche una consistente quantità di refurtiva, comprendente borse di marca, denaro contante e oggetti preziosi.
Tra i beni recuperati figuravano i monili in oro sottratti poche ore prima in un’abitazione di Montorio, ai danni di una residente veronese. La donna, dopo aver presentato denuncia, avrebbe riconosciuto tutti i propri oggetti, che le sono stati restituiti dagli agenti.
Il recupero della refurtiva rappresenta uno degli elementi più rilevanti dell’operazione, perché ha consentito di restituire immediatamente alla vittima almeno una parte dei beni sottratti.
Uno dei sospettati era ricercato da quasi dieci anni
Secondo quanto riferito dalla Polizia, uno dei due uomini, indicato come il presunto capo del gruppo, era ricercato da quasi dieci anni. A suo carico risultavano due provvedimenti di cattura relativi a reati contro il patrimonio e violazioni della normativa sull’immigrazione.
La decisione di procedere al fermo è stata motivata dagli investigatori con la presenza di gravi e concordanti indizi e con il ritenuto concreto pericolo di fuga, collegato anche all’assenza di legami stabili sul territorio nazionale.
Su disposizione del pubblico ministero di turno, entrambi gli uomini sono stati quindi condotti nella casa circondariale di Verona Montorio, a disposizione dell’autorità giudiziaria per la successiva convalida.
L’operazione si inserisce nell’attività della Squadra mobile volta a contrastare i reati contro il patrimonio in città e in provincia. Le responsabilità dei due indagati dovranno essere accertate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.






























