Corte dei Conti: gestione finanziaria delle Fondazioni liriche. Audizione in Commissione parlamentare

 
 

La Corte dei Conti, Sezione Controllo sugli Enti, ritorna ad occuparsi delle Fondazioni lirico-sinfoniche e della gestione finanziaria delle stesse ai quali lo Stato contribuisce finanziariamente. Dopo l’intervento effettuato con il deposito della Determinazione n. 58 del 5 giugno 2018, (qui il link del nostro articolo) questa volta la Sezione del Controllo sugli Enti ha riferito al Senato in Audizione, tenutasi il 23 ottobre 2018, presso la 7^ Commissione Istruzione pubblica e beni culturali.

Delle 14 Fondazioni lirico-sinfoniche di cui si occupa la relazione, 13 sono soggette
al controllo della Corte fin dal 1961, allorché avevano natura giuridica di enti pubblici. Si tratta dei Teatri Comunale di Bologna, Lirico di Cagliari, Maggio Musicale Fiorentino, Carlo Felice di Genova, La Scala di Milano, San Carlo di Napoli, Massimo di Palermo, Opera di Roma, Regio di Torino, Lirico Giuseppe Verdi di Trieste, La Fenice di Venezia, Arena di Verona, Accademia Nazionale di Santa Cecilia di Roma e Fondazione Teatro Petruzzelli
e Teatri di Bari.

Su 14 Fondazioni, soltanto 4: il teatro alla Scala di Milano, l’Accademia di Santa Cecilia di Roma, il teatro Regio di Torino e la Fenice di Venezia, presentavano al 2014 una gestione sostanzialmente sana.

Sulla base dei dati relativi all’esercizio 2016 la Corte ha potuto riscontrare alcuni segnali confortanti che lasciano ben sperare circa il risanamento della gestione operativa degli enti in crisi e il consolidamento delle realtà più sane. Anche se permangono però criticità strutturali per quanto concerne, in particolare, la notevole esposizione debitoria degli enti e l’erosione del loro patrimonio netto.

Per la grande maggioranza delle Fondazioni, dunque, il deficit patrimoniale si presenta come una carenza che i soci fondatori (in particolare Regioni ed enti locali) dovrebbero valutare di sanare al più presto.

Resta ancora in parte disattesa, nonostante l’incremento del 4,9 per cento registrato nel 2016, dovuto, in particolare, agli effetti dell’Art Bonus, l’aspettativa di una maggiore partecipazione dei privati alla gestione dei teatri lirici, considerato il limitato volume delle risorse da essi provenienti, che rappresenta circa il 15 per cento del totale dei contributi. Fanno eccezione poche Fondazioni, in particolare il Teatro alla Scala di Milano che nel 2016 riceve dai privati un apporto pari al 36%, il Teatro Regio di Torino il 22%, l’Accademia Nazionale di Santa Cecilia il 21% e l’Arena di Verona che beneficia di una quota pari al 20%.

I costi unitari delle rappresentazioni rispettivamente della Scala, dell’Arena di Verona, del Regio di Torino, dell’Opera di Roma, del San Carlo di Napoli risultano i più elevati, in relazione alla tipologia delle stesse e alle caratteristiche dell’organico di volta in volta impiegato.

A fronte di ciascun punto FUS (Fondo Unico dello Spettacolo) attribuito, il valore della produzione più elevato risulta quello di Verona, seguito da quelli di Torino, Opera di Roma Capitale, Napoli, Genova e Firenze, mentre, rapportando il valore della produzione al personale, i dati migliori sono quelli di Verona, Torino, Napoli e Santa Cecilia. Se ci si riferisce al solo autofinanziamento i ricavi più elevati restano quelli della Scala di Milano, dell’Opera di Roma Capitale e quindi dell’Arena di Verona e del San Carlo di Napoli, mentre il ricavo da autofinanziamento per dipendente vede il buon risultato dell’Arena di Verona e, a seguire, dell’Opera di Roma e dei teatri di Napoli, Venezia, Genova, Torino e Firenze.
È su questi indicatori che, per quanto concerne le Fondazioni soggette a piani di rientro, insiste la strategia perseguita dalla riforma, volta a subordinare la concessione dei contributi pubblici al conseguimento, dapprima entro il 2016 e adesso entro il 2019, di un sostanziale contenimento dei costi, unito a un aumento delle rappresentazioni e dei ricavi.

La Corte nelle conclusioni evidenzia come il quadro d’insieme finora esposto appare alquanto eterogeneo, ma sufficientemente rappresentativo delle difficoltà dell’intero settore, anche considerando i primi effetti prodotti dai piani di rientro delle Fondazioni in
crisi per il triennio 2014-2016, aggiornati al triennio 2016-2018. La verifica dei
risultati raggiunti sarà poi svolta sulla base dei consuntivi 2019.
Allo stato del disegno riformatore, saranno questi ultimi consuntivi quelli decisivi per operare una certa selezione tra i Teatri strutturalmente in buona salute, quelli che presentano margini apprezzabili per un recupero di efficienza e l’uscita dalla crisi e quelli, infine, che non appaiono nelle condizioni di poter continuare ad operare in una prospettiva di equilibrio economico e patrimoniale consolidato.
Appare, infatti, sempre più evidente che il sistema delle 14 Fondazioni è di difficile sostenibilità.

Considerazioni a parte sono state esposte per quanto riguarda l’Arena di Verona, sede di un prestigioso festival estivo di grande richiamo turistico grazie anche alla grandiosa sede che lo ospita. Non altrettanta fortuna ha però la sua programmazione nel resto dell’anno, condotta in particolare nel teatro Filarmonico, circostanza questa che, unita a carenze gestionali, ha portato l’istituzione veronese ad aderire alla procedura di risanamento prevista per le Fondazioni in crisi. Non a caso i segnali positivi nella gestione registrati nel2016 e confermati dai primi dati 2017 sono connessi a una diminuzione dell’offerta e a una maggiore attenzione ai costi.

Di seguito i dati relativi alla fondazione Arena di Verona (primo importo anno 2016 / % variazione 2015 sul 2016 / secondo importo anno 2015).

Tabella 1 – Patrimonio netto: 18.125.133,00 (2016)  -1,6%  18.428.910,00 (2015)

Tabella 2 – Patrimonio netto disponibile: -10.056.655  3,5%  -10.424.272

Tabella 3 – Debiti: 26.573.469,00  -7,1%   28.605.619,00

Tabella 4 – Sintesi della gestione ordinaria: 
Valore della produzione                        45.544.632,00      -0,7%        45.869.463,00
Costi della produzione                          44.257.072,00      -3,6%        45.928.966,00
Saldo tra valore e costi della produzione  1.287.560,00  2.263,9%            -59.503,00

Tabella 5 – Ricavi da vendite e prestazioni: 20.589.740,00  -7,5%  22.264.916,00

Tabella 6 – Contributi in conto esercizio: 
Stato                                                         10.962,00   -7,8%     11.893,00
Regioni, Città metropolitane, Comuni, Enti      2.900,00  132,7%      1.246,00
Fonti private                                                 3.528,00  -34,0%     5.344,00
Totale                                                         17.390,00   -5,9%    18.483,00

Tabella 7 – Consistenza del personale al 31 dicembre: 306 2,3% 299

Tabella 8 – Costo del personale: 20.621.867,00 -15,5% 24.394.120,00

Tabella 9 – Indici di produttività – i costi unitari (2016) 

Tabella 10 – Indici di produttività – i ricavi unitari (2016)

(Fonte: Elaborazione Corte dei conti sui dati di bilancio d’esercizio 2016 delle singole Fondazioni.)

Alberto Speciale

 
 
Alberto Speciale
Classe 1964. Ariete. Marito e padre. Lavoro come responsabile amministrativo e finanziario in una società privata di Verona. Sono persona curiosa ed amante della trasparenza. Caparbio e tenace. Lettore. Pensatore. Sognatore. Da poco anche narratore di fatti e costumi che accadono o che potrebbero accadere nella nostra città. Difensore dei diritti ambientali, il che mi ha procurato un atto di citazione milionario. Ex triatleta in attesa di un radioso ritorno allo sport.

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