Il Comune di Verona stringe sulle vecchie previsioni urbanistiche e punta sulla rigenerazione della città esistente, anziché su nuove espansioni. La Giunta ha licenziato per il Consiglio comunale sette delibere relative ad altrettante richieste di proroga di varianti urbanistiche operative decadute, per le quali non erano stati approvati i rispettivi Piani urbanistici attuativi (Pua).
Il bilancio proposto dall’Amministrazione Tommasi è netto: cinque dinieghi, un’istanza non accoglibile e una sola proroga autorizzabile. La decisione definitiva spetterà al Consiglio comunale.
La linea è quella già tracciata con la delibera consiliare n. 61 del 2025, che ha introdotto tre parametri per valutare le richieste alla luce degli obiettivi del nuovo Piano di Assetto del Territorio (Pat). Per ottenere una proroga, le previsioni devono risultare coerenti con almeno due criteri: recupero e riqualificazione del patrimonio edilizio o delle aree degradate; presenza di funzioni miste o sostegno alle attività lavorative; miglioramento della mobilità, servizi di interesse generale o edilizia residenziale sociale.
Le cinque aree che il Comune vuole preservare
Le richieste destinate al diniego riguardano terreni che, secondo le valutazioni urbanistiche dell’Amministrazione, presentano caratteristiche naturalistiche e paesaggistiche incompatibili con la prosecuzione delle precedenti previsioni edificatorie.
A Quinzano è interessata un’area di circa 21mila metri quadrati, in gran parte inedificata, al margine meridionale del centro storico. Il terreno si inserisce in un contesto pedecollinare di particolare pregio, tra il torrente Quinzano, un antico muro in pietra, corti rurali e testimonianze architettoniche come la chiesa di San Rocco e l’eremo di San Rocchetto. Per il Comune, una trasformazione a fini edificatori comprometterebbe il valore paesaggistico ed ecologico dell’area.
Ad Avesa le aree interessate sono due: una di circa 3.800 metri quadrati, in parte coperta da vegetazione forestale e in continuità con la collina, lungo un corso d’acqua; l’altra di circa 5mila metri quadrati, tra il centro storico della frazione e il torrente. Entrambe sono caratterizzate da una significativa naturalità e da una limitata presenza di edifici.
A Porto San Pancrazio, in via Lazzaretto, la richiesta riguarda circa 21mila metri quadrati ancora liberi da edificazioni. La posizione, con apertura verso nord sul parco dell’Adige Sud, conferisce al terreno un valore paesaggistico e naturalistico che l’Amministrazione ritiene meritevole di tutela.
In località Genovesa, infine, il diniego riguarda un’area agricola di circa 6.200 metri quadrati, libera da costruzioni e confinante con terreni coltivati e con una corte rurale che contribuisce a definire l’abitato storico della zona.
Una richiesta bloccata dal Tar, una sola proroga possibile
Una delle sette istanze non potrà essere accolta per una ragione diversa dalla valutazione ambientale e urbanistica: una sentenza del Tar Veneto, passata in giudicato, ha inciso sul contenuto della previsione operativa, chiedendo al Comune di rideterminarsi sulla questione.
L’unica proroga ritenuta autorizzabile riguarda invece un intervento che, secondo la proposta della Giunta, contribuisce al riordino dell’assetto urbanistico attraverso la demolizione di edifici produttivi inutilizzati e fonte di degrado. Il progetto comprende anche la realizzazione di una rotatoria a cinque bracci tra via Albere, via Spianà e la tangenziale T4-T9.
Si tratta di un’opera pubblica attesa da tempo e inserita nel repertorio normativo del Piano degli Interventi, considerata strategica per affrontare un nodo viario complesso. Il soggetto attuatore si è proposto di realizzarla e il Comune ne conferma l’importanza per la viabilità cittadina.
La nuova strategia urbanistica di Verona
Le sette delibere si inseriscono nella revisione delle politiche di governo del territorio avviata dall’Amministrazione. L’obiettivo dichiarato è superare un modello fondato sull’espansione urbanistica e dare priorità al recupero del costruito, alla rigenerazione dei quartieri, al contenimento del consumo di suolo e alla tutela delle risorse ambientali.
La valutazione delle richieste tiene conto anche del Documento preliminare del nuovo Pat, approvato nel dicembre 2024, e del Piano strategico di transizione ecologica comunale del novembre 2023.
Il principio è che le previsioni urbanistiche del passato non debbano essere prorogate automaticamente: devono essere confrontate con le esigenze attuali della città, con la qualità del territorio e con l’interesse pubblico. Sarà ora il Consiglio comunale a pronunciarsi sulle sette proposte.






























