Gioco d’azzardo: un problema che la politica non vuole affrontare. I dati dei controlli a Verona

 
 

Un dato allarmante emerge dalle ultime ricerche su un settore che, da solo, movimenta 107 miliardi di euro l’anno: la responsabilità degli esercenti, che rendono vano il divieto di azzardo ai minori, e la permeabilità della rete di distribuzione del cosiddetto “gioco pubblico” alla criminalità territoriale.

Nel 2018 le entrate del bilancio dello Stato derivanti dalle attività di gioco hanno fatto registrare un aumento del 3,8% rispetto allo stesso periodo del 2017. Il dato emerge del Bollettino delle entrate tributarie del periodo gennaio-dicembre 2018, pubblicato dal MEF (Ministero dell’Economia e delle Finanze).

Il 6 marzo 2019 il Direttore dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sentito in audizione dalla Commissione Finanze della Camera, ha fornito i primi dati relativi al gioco d’azzardo legale in Italia nel 2018.

La Raccolta dei giochi pubblici – ovvero il numero delle puntate registrate in Italia nell’arco dell’intero anno – è stata pari a 106,8 miliardi di euro (in aumento del 5% rispetto al 2017).

La Spesa – ovvero le perdite complessive dei giocatori, che si ottengono sottraendo le vincite dalla Raccolta – si attesterebbe intorno ai 19 miliardi di euro, un dato in linea con l’anno precedente.  Il 55% della Spesa, circa 10.5 miliardi di euro, corrisponde al gettito erariale incassato dallo Stato.

Qualche mese fa la Caritas di Roma, con l’inchiesta Cresceranno dipendenti?  ha riscontrato e documentato, attraverso un dialogo con gli studenti nelle classi, che le tendenze ludopatiche trovino un preoccupante corrispettivo in numeri e percentuali, a conferma della consuetudine che i minori hanno verso scommesse sportive, gratta e vinci, estrazioni numeriche, slot, ecc.

L’argomento è tornato all’attenzione per due ricerche: la prima condotta a livello nazionale dal Moige – Movimento italiano genitori – sull’accesso dei minori a comportamenti e consumi a rischio come tabacco, alcol, cannabis, pornografia, videogiochi violenti e, appunto, l’azzardo. La seconda condotta da Nomisma.

In entrambi i casi è stata documentata la responsabilità degli esercenti che nel momento in cui non verificano l’età e consentono a minori di acquistare sostanze o perpetuare queste pratiche, oltre ad anteporre i propri guadagni al loro bene, di fatto violano la legge.

Di fronte a questa situazione fin troppo nota, cosa fare?

È sufficiente continuare a monitorare il fenomeno?

Sono adeguate le campagne di comunicazione basate sulla retorica del “gioco responsabile”, dietro cui l’industria del gioco d’azzardo per prima si ripara, veicolando l’idea che il gioco d’azzardo in sé non riservi alcun pericolo e la dipendenza sia un problema di pochi?

Davanti a un consumo che ogni anno brucia decine di miliardi di euro degli italiani – 106,8 miliardi nel 2018 – con un impatto sull’economia reale che incredibilmente la politica si ostina a non riconoscere, una possibile e risoluta risposta è quella educare i giovani al pensiero critico, spronarli a riconoscere l’illusione della vincita facile, abituarli a considerare le conseguenze delle proprie scelte e dei propri comportamenti.

Si parla tanto di legalità da parte degli operatori del gioco lecito, ma tutte le ricerche convergono oramai su un punto: gran parte dei minorenni gioca d’azzardo. Prevalentemente ai Gratta & Vinci. C’è un problema enorme con la rete di distribuzione: permeabile, con scarsi controlli e pochissime sanzioni.

C’è un buco nella rete. Una voragine. Oramai le ricerche convergono e segnalano un dato allarmante: a fronte di un divieto assoluto, circa il 10% dei minorenni giochi d’azzardo. Ci guideranno nell’interpretazione i numeri di una ricerca condotta Nomisma.
Nomisma Gioco Giocani 1

I ragazzi non distinguono fra legale e illegale. La retorica del “gioco responsabile” non ha fatto presa e per loro l’illegalità è semplicemente il passaggio all’atto in una rete di distribuzione “legale”, rappresentata in primis da tabaccai e negozi generalisti.

Dalla ricercaGioco e giovani”, condotta da Nomisma in collaborazione con l’Università di Bologna e con il Gruppo Unipol, emerge che il 48% dei ragazzi tra i 14 e i 19 anni si è avvicinato all’azzardo e, tra questi, il 6% ha sviluppato problematicità.

Quasi un minorenne su due (46%) ha avuto almeno una occasione di gioco nel 2018. La forma di azzardo più popolare tra i giovani è il Gratta&Vinci seguito dalle scommesse sportive praticate quasi sempre in gruppo.

Nomisma Giovani 2

Nel 2018 lo ha provato il 37% di studenti maggiorenni e il 33% di studenti minorenni.

All’inizio del 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha inserito il disturbo da gioco (gaming disorder) alla sua lista dei disturbi mentali.

Nella Classificazione Internazionale delle Malattie (ICD-11) il gaming disorder è inserito nella sezione “Disturbi mentali, comportamentali e dello sviluppo neurologico”. Nell’11th Revision of the International Classification of Diseases (ICD-11), il disturbo da gioco è definito come un modello di comportamento di gioco (digital-gaming o video-gaming) caratterizzato da un limitato controllo sul gioco stesso da parte del giocatore. Il gioco diventa allora prioritario rispetto ad altre attività, interessi e dimensioni del quotidiano e il giocatore, anche se consapevole degli effetti negativi che questa immersione profonda in una dimensione “ludica” può comportare, non fa nulla per uscirne.

Ricerche avanzate dimostrano come l’immersione costante in ambienti digitali provoca non solo dissociazione e disordini, ma un mutamento della neuro plasticità del cervello.

Il gioco d’azzardo è una piaga sociale. Denunciarne la gravità resta necessario, ma ancor più fondamentale è la prevenzione, soprattutto quando si tratta di ragazzi. Cosa ha fatto il Comune di Verona in questi anni? Quanti controlli sono stati effettuati negli esercizi dotati di macchine d’azzardo?

Abbiamo inviato una richiesta alla Direzione Commercio Attività Produttive ed alla Polizia Municipale del Comune di Verona chiedendo di ricevere:

  • il numero dei controlli effettuali dall’Amministrazione comunale negli anni 2016-2017-2018 alle attività con autorizzazione ai giochi cd “d’azzardo” suddiviso tra sale Slot, VLT, sale Bingo, etc presenti sul territorio del comune di Verona;
  • il numero e tipologia delle, eventuali, fattispecie di reato rilevate per singolo anno (2016-2017-2018);
  • il numero delle sanzioni amministrative irrogate per singolo anno (2016-2017-2018);
  • l’importo totale delle sanzioni amministrative irrogate per singolo anno (2016-2017-2018).

Prima dei numeri premettiamo che il Sindaco del Comune di Verona ha adottato l’Ordinanza n.9 del 15 febbraio 2016, con la quale sono stati fissati:

  • gli orari di esercizio delle Sale Giochi autorizzate (ex 86 del T.U.L.P.S.);
  • gli orari di funzionamento degli apparecchi con vincita in denaro (di cui all’art. 110, comma 6, lettere a) e b) del T.U.L.P.S.) installati presso gli esercizi commerciali autorizzati ex art. 86 e 88 del medesimo T.U.L.P.S.;

che possono funzionare nella seguente fascia oraria: dalle ore  10.00 alle ore 13.00 e dalle ore 17.00 alle ore 22.00 di tutti i giorni, compresi i festivi.

L’Ordinanza è stata oggetto di ricorsi promossi da alcuni operatori economici al Tribunale Amministrativo Regionale per il Veneto, che ne ha confermato la validità.

Nella risposta pervenuta viene precisato che i controlli oggetto di richiesta:

  1. vengono espletati sulle attività presenti nel territorio comunale dagli Organi di Controllo (Questura, Guardia di Finanza, Carabinieri) oltre che dalla locale Polizia Municipale;
  2. sono generalmente finalizzati a verificare l’intera attività commerciale/imprenditoriale svolta;
  3. gli esiti possono essere positivi (nel senso che non viene rilevata alcuna infrazione alla normativa vigente) o negativi (nel qual caso gli Organi di Vigilanza applicano le  prescritte sanzioni Vengono di seguito adottati gli eventuali conseguenti provvedimenti,  di norma dalla Direzione Commercio Attività Produttive).

Infine i dati forniti dalla Polizia Municipale:

  • numero di sanzioni amministrative :
  1. 2016: n. 140;
  2. 2017: n.   84;
  3. 2018: n.   32.
  • importo totale delle sanzioni amministrative:
  1. 2016: €      202,80;
  2. 2017: € 26.250,50;
  3. 2018: €   9.964,20.
  • notizie di reato:
  1. 2016: n. 1 ex art. 650 C.P. (inosservanza dell’ordinanza che stabiliva la sospensione degli apparecchi);
  2. 2016: n. 1 ex art. 8 T.U.L.P.S. (conduzione di sala gioco da parte di persona non titolata);
  3. 2017: n. 1 ex art. 650 C.P. (inosservanza dell’ordinanza che stabiliva la sospensione degli apparecchi);
  4. 2018: n. 1 ex art. 8 T.U.L.P.S. (conduzione di sala gioco da parte di persona non titolata).

La Direzione Commercio Attività Produttive ha emanato molte diffide, ai fini del rispetto della summenzionata Ordinanza, e più precisamente:

  • 2016: n. 44;
  • 2017: n. 32;
  • 2018: n. 26.

Per quanto economicamente ingenti possano essere gli interessi dello Stato legati all’azzardo, come al consumo di tabacco, esistono soglie che non si possono superare. L’attività di prevenzione e protezione dei ragazzi dal rischio di dipendenza dovrebbe  appartenere alle “buone pratiche” che ogni Ente locale potrebbe e dovrebbe applicare a tutela e salvaguardia dei cittadini.

Occorre meno sensazionalismo con cui ogni volta si prende atto del problema, già ampiamente verificato, e più azioni concrete da parte di Sindaci coraggiosi non solo a parole in campagna elettorale.

Alberto Speciale
 
 
Alberto Speciale
Classe 1964. Ariete. Marito e padre. Lavoro come responsabile amministrativo e finanziario in una società privata di Verona. Sono persona curiosa ed amante della trasparenza. Caparbio e tenace. Lettore. Pensatore. Sognatore. Da poco anche narratore di fatti e costumi che accadono o che potrebbero accadere nella nostra città. Difensore dei diritti ambientali, il che mi ha procurato un atto di citazione milionario. Ex triatleta in attesa di un radioso ritorno allo sport.

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