Aeroporto Catullo – Il silenzio prima della guerra

 
 

Per chi suona la campana

Serpeggia nei corridoi del Catullo il malanimo dei Consiglieri, il C.d.A. a breve si troverà in una situazione difficile se non saranno accettati i patti rinnovati.

Analizziamo la situazione:

Proroga al 31.12 dei patti per vedere se SAVE (in realtà Marchi) s’impegnerebbe a sviluppare l’aerostazione (solo Verona e con limitazioni) per circa 140 milioni. Vorrebbe dire che il famoso progetto Romeo, messo a bando (e non bandito definitivamente), sarebbe superato e si vedrebbe una parvenza di sviluppo dopo sette o otto anni dall’ingresso del socio industriale.

Perché “sette o otto”, perché quattro sono già passati e mediamente per un piano di sviluppo da mettere a bando, assegnare e aprire i cantieri, mediamente appunto sono circa 2 anni e mezzo.

A nostro modesto avviso sarebbe una nuova presa in giro (per usare un eufemismo).

Ricordiamo a coloro che si approcciassero ora alla questione, che SAVE, ovvero Marchi, era entrata in Catullo con la scusa dello sviluppo del famosissimo e famigerato “Polo Aeroportuale del nord Est”, rimasto lettera morta a Brescia e moribonda a Verona. Era il lontano 2014, quasi 6 anni fa.

Di fatto l’interesse era strangolare il territorio per poter salvare Il Marco Polo, che di debiti ne aveva accumulati un bel po’ e che necessitava di un restyling, ora in corso per circa 400 milioni. Il debito, evidentemente, era grossetto e i fondi sono stati illusi dal prestidigitatore Marchi a versare per 5 anni più di 800 milioni nelle casse del Marco Polo, con la speranza (certezza secondo il Marchi) di sfondare quota 20 milioni alla fine dell’investimento in società e di rimettere sul mercato la Perla della Laguna.

In realtà Venezia langue sotto acqua. Appena superati gli 11 milioni quest’anno, con la previsione di traffico di poco uguale per il prossimo, e superata da Napoli Capodichino che corre a più non posso, nonostante sia un aeroporto cittadino, che l’anno prossimo si attesterà al quarto posto dopo Roma, Milano e Bergamo.

Mesto risultato per il Marchi, che ad aprile dovrebbe consegnare il timone del conando della SAVE a Fabio Battaggia, uomo Deutsche Bank che negli ultimi due anni di investimento, e quindi da qui al 2022 dovrà risanare il risanabile e spingere affinché l’investimento non si svaluti.

E Verona, e Brescia?

Per Brescia 0 spaccato. Nessuna previsione, nessun investimento. Si attende che il Ministero intervenga, anche se probabilmente a gennaio il Ministro sarà a casa con tutto l’esecutivo. Quindi un nuovo rinvio a dopo le elezioni di marzo, e ad un nuovo Ministro e così avanti con la giostra.

Per Verona, se come ci si augura, i patti non saranno rinnovati, il C.D.A. pur di non inguaiarsi con un bilancio “difficile” da giustificare, metterà i soci davanti alla prospettiva di aumentare il capitale, e in che modo lo vediamo ora.

Opzione uno, che incarterebbe il Catullo e per esso Montichiari, un amento con versamento da parte di SAVE, e emissione di obbligazioni, che se non pagate porterebbero la società al Marchi, senza colpo ferire e con un nulla di realizzato in termini d’investimento. Quindi una violazione della legge palese per come indicata anche da ANAC e dalla Procura, benché abbia archiviato.

Opzione due, gara per partecipazione di socio d’investimento, necessariamente e obbligatoriamente aperta per come richiesto dagli enti preposti al controllo, e quindi possibile ingresso di un nuovo socio che si pappi definitivamente SAVE, e per contro garantisca quegli investimenti che tutti dalle Alpi alle Piramidi e dal Mazanarre al Reno, si attendono.

Ovviamente noi tifiamo per l’opzione due, e magari con l’ingresso di chi non vuole speculare ma che ha visione di lungo periodo e di tutto l’insieme.

Vedremo come suonerà la campana.

Gerardo Grote

 
 

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here