Congresso internazionale sui Disturbi motori funzionali

 
 

Tremori, debolezza, contrazioni o spasmi muscolari di natura funzionale, sono tutti disturbi neurologici frequenti, molto disabilitanti, spesso sottovalutati e non ben gestiti. Eppure rappresentano circa il 20% di tutti i disturbi del movimento.

Se ne è parlato stamattina, nell’aula magna De Sandre del Policlinico di Borgo Roma, nel corso del congresso internazionale “Functional motor disorders: New advances” organizzato da Michele Tinazzi, docente di Neurologia dell’università di Verona, nell’ambito degli eventi della società scientifica Accademia LIMPE-DISMOV (Accademia italiana per lo studio della malattia di Parkinson e i disturbi del movimento). A fare il punto, oltre a Tinazzi, Mario Zappia, presidente eletto dell’Accademia Limpe-Dismov, per lo studio della malattia di Parkinson e i distrubi del movimento, e Angelo Antonini, presidente del Comitato educazionale europeo della Movement Disorders Society.

Nel congresso sono stati trattati aspetti epidemiologici, diagnostici e terapeutici dei Disturbi motori funzionali che fanno parte dell’ampio spettro di disturbi neurologici funzionali e si caratterizzano per la presenza di sintomi motori, come ad esempio disturbi della marcia, debolezza, distonia, tremore, che si attenuano significativamente o scompaiono con manovre di distrazione o dopo somministrazione di placebo. Questi non rientrano tra i disturbi motori noti causati da malattie neurologiche, ma sono comunque molto diffusi.

“Storicamente, i disturbi motori funzionali sono sempre stati considerati come secondari a traumi emotivi-psicologici (disturbi di conversione). Tuttavia”, spiega Tinazzi, “come dimostrato da diversi studi epidemiologici, la mancanza in molti pazienti di problematiche psicologiche o psichiatriche, ha fatto sì che il rapporto di causalità con fattori stressanti di natura psicologica sia stato eliminato dal Manuale diagnostico dei disturbi mentali. I segni clinici presentati dai pazienti con disturbi motori funzionali hanno le caratteristiche dei movimenti volontari, ad esempio possono essere risolti con il placebo o distraendo i pazienti, ma questi li riferiscono e percepiscono come involontari. Studi recenti suggeriscono come questa incongruenza possa essere spiegata da una alterazione dei circuiti cerebrali coinvolti nel cosiddetto “Sense of Agency” definito come la sensazione di controllo sulle proprie azioni e le loro conseguenze”.

Un approccio multidisciplinare. Il congresso mette insieme famosi esperti internazionali che provengono da aree diverse ma affini quali la neurologia, la neuroriabilitazione, la psichiatria e la psicologia con la finalità di ampliare le conoscenze su questi disturbi per un approccio clinico integrato. A tale scopo il corso è destinato a medici specialisti, fisioterapisti, psicologi, medici di medicina generale e anche a ricercatori che lavorano nell’ambito delle neuroscienze ed è patrocinato da importanti società scientifiche nazionali e internazionali tra cui la Società Italiana di Neurologia, l’European Academy of Neurology e la Movement Disorders Society.

Il Centro regionale specializzato per la malattia di Parkinson e disturbi del movimento dell’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona, diretto dal professor Tinazzi, costituisce a tutt’oggi un punto di riferimento nazionale e internazionale anche per i Disturbi motori funzionali. Le attività di ricerca, di didattica e formazione, cliniche e assistenziale del Centro si avvalgono dell’interazione di diverse strutture e figure professionali, sia universitarie che ospedaliere. In tutti questi anni il Centro ha svolto e sviluppato tali attività, attraverso linee strategiche volte a stabilire un’intensa collaborazione scientifica nazionale e internazionale, forte interdisciplinarietà all’interno dell’ateneo e stretta interazione tra università, azienda ospedaliera e Regione Veneto. A tal riguardo il Centro è dal 2017 promotore e coordinatore del Registro italiano disturbi motori funzionali/da conversione dell’Accademia LIMPE-DISMOV, finalizzato alla raccolta di dati demografici e clinici dei pazienti affetti da tali disturbi, residenti nelle diverse regioni italiane (25 centri aderenti). Nell’ambito di Horizon 2020, il Centro di Verona è partner di una proposta di progetto europeo che coinvolge altri centri (Londra, Zurigo, Praga, Vienna, Atene), coordinato dal professor Mark Edwards dell’Università St George’s di Londra, dal titolo “Neural correlates and biomarkers of psychosomatic mechanisms in illness: the Mind-Brain-Body Project”.

 
 

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