Casartigiani: “Stop auto è virtuosismo dannoso, crisi COVID morde ancora aziende e famiglie”

 
 

La delibera della Regione Veneto “1089“ del 9 agosto ha determinato una serie di interventi antismog che i comuni si apprestano ad adottare, dal 1° ottobre, lascia perplessi gli artigiani che di fronte a questa prospettiva si vedono bloccati con i mezzi euro 4 e probabilmente euro 5 (per trasporto di persone).

La delibera prevede uno stop di sette mesi alle vecchie auto e furgoni nei comuni con 30.000 abitanti con categorie coinvolte che riguardano le vetture Euro 0 fino alle Euro 4 che dovranno rimanere ferme da lunedì a venerdì dalle 8,30 alle 18,30 e in caso di allerta arancione il divieto di circolazione scatterebbe anche per le Euro 5, ovvero le auto prodotte fino al 2015, con l’individuazione di sette domeniche ecologiche. Ma vi sono anche limitazioni riguardanti i comuni più piccoli sempre durante gli orari di lavoro. Ad esempio nei comuni da 10 a 30.000 abitanti che si troverebbero inibiti da Euro 1 e Euro 2 dal lunedì al venerdì.

Applicare una misura di questo genere alle Euro 4 e con buona probabilità alle Euro 5 – afferma il segretario regionale Casartigiani Veneto Andrea Prandosignifica non comprendere lo stato economico in cui si trovano le aziende venete, soprattutto quelle più in difficoltà e che stanno ancora soffrendo in modo determinante le conseguenze economiche della pandemia. Se si deve adottare una questa delibera, cosa che mi pare in tante aree della nazione non avvenga, allora si deve prevedere anche una forma di sostegno ad hoc (ad aziende e famiglie) cospicua per la sostituzione delle vetture, altrimenti, come spesso avviene in questo Paese, le norme si fanno non tenendo conto delle conseguenze che queste provocano, perché lo dice l’Unione Europea e il nostro continuo virtuosismo, purtroppo rimane sempre solo nostro e a nostre spese. Inoltre, questo provvedimento è una evidente spinta all’acquisto di auto e mezzi elettrici che non ci convince perché è ancora molto costosa per aziende e famiglie. Il provvedimento regionale nasce dalla sentenza della Corte di Giustizia Europea sul mancato rispetto da parte dell’Italia dei valori limite, in particolare delle polveri sottili.

Premesso che il problema degli automezzi riguarda il 20% delle emissioni – sottolinea Prando – abbiamo tutti visto che durante il lockdown questo dato non è calato nemmeno con un traffico pari a zero. Quindi questa delibera ci pare non tenga in considerazione le problematiche che crea, alla luce di un obiettivo minimo rispetto al vero problema che continua ad essere ignorato. La fonte di pm10 non deriva solo da traffico, ma da altri elementi.
Per questo l’artigianato di Casartigiani Veneto – conclude il segretario -, già in difficoltà in questo momento di ripresa, auspica che questa normativa non venga utilizzata dai comuni se non strettamente necessaria, anche per evitare sospensioni di attività e servizi essenziali per la sopravvivenza dei cittadini e dei comuni stessi e nel contempo chiede alla Regione di aprire un tavolo per affrontare il problema dell’ammodernamento del parco circolante e dei sostegni regionali da dedicare alle aziende su questo tema
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