World cancer day, Multidisciplinarietà e tecnologia, le armi migliori contro il cancro

 
 

Il cancro non si cura se non si va in modalità multidisciplinare. La qualità dei trattamenti e una maggiore garanzia di guarigione si raggiungono quando il paziente è seguito da un’equipe di specialisti, come prevedono gli standard internazionali ai quali l’Azienda ospedaliera di Verona è già allineata. L’altro fattore per combattere le neoplasie sono gli investimenti tecnologici per apparecchiature sempre più moderne e efficaci per la diagnosi ma anche chirurgiche, fra cui la robotica mininvasiva.

In occasione del “World cancer day”, che si celebra domenica 4 febbraio, l’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona ha illustrato l’impegno delle sue strutture nel contrasto a questa malattia: dalla diagnostica di precisione con le apparecchiature alla anatomia patologica che si avvale dell’Intelligenza artificiale; dalla terapia oncologica con farmaci e protocolli innovativi alla chirurgia altamente specialistica fino alla cura attraverso la radioterapia.

La casistica veronese. Nel 2023 sono state 13.600 circa le diagnosi di neoplasie di cui 8.622 trattate in sala operatoria, in pratica ogni giorno ci sono state 54,4 diagnosi e 33,1 operazioni. Erano state 13.464 nel 2022 (8.275 interventi) e 12.694 nel 2021 (7.752 interventi). L’età media dei pazienti diagnosticati è di 61-62 anni.

Alta tecnologia. L’AOUI di Verona pone molta attenzione all’innovazione tecnologica, sono ingenti, infatti, gli investimenti in questo campo. Ben 22,5 milioni di euro solo per l’UOC di Radioterapia: 3 milioni per un acceleratore lineare Truebeam, 4,5 per un acceleratore lineare Ethos, 11 milioni per una Risonanza Magnetica Linac e 4 milioni per interventi strutturali. La radiologia è un altro campo dove gli investimenti sono consistenti, sono 12 i milioni di euro di apparecchiature acquistate con fondi PNRR (10 macchine per radiografie, 2 angiografi, una Tac e una Risonanza magnetica). Ulteriori 3 milioni di euro serviranno per acquistare una Tac pet per la Medicina Nucleare.

Multidisciplinarietà. La varietà di competenze specialistiche presenti in AOUI ha permesso la creazione di 12 Gruppi Oncologici Multidisciplinari (GOM). Sono gruppi in cui i medici con diverse specialità discutono e decidono il miglior approccio per la cura del paziente. I gruppi multidisciplinari coprono praticamente ogni distretto del corpo, vanno infatti dal “Testa e Collo” al Gruppo Uro-Oncologico, al Gruppo Tumori Ginecologici. L’eccellenza è testimoniata anche dalle certificazioni internazionali che alcuni di questi gruppi multidisciplinari dell’Azienda hanno ottenuto, per esempio, il centro di eccellenza Ines sui tumori neuroendocrini, la Breast Unit che è stata certificata e ri-certificata più volte da parte di EUSOMA e la partecipazione dell’Azienda al consorzio internazionale del genoma del cancro. In ottica dell’umanizzazione delle cure è stato creato, insieme all’ULSS9, anche il Gruppo Interdisciplinare “Help”, un gruppo di integrazione fra ospedale e territorio, che offre cure palliative intraospedaliere.

Alta specializzazione. L’UOC di Oncologia Medica ha in cura circa 2500 pazienti l’anno. In generale nel 2023, l’Azienda ha speso le cure oncologiche 106 milioni (105 nel 2022) per i farmaci ospedalieri, 16 milioni per farmaci innovativi (12 nel 2022). Per le CAR-T (una terapia innovativa in campo onco-ematologico) sono stati spesi 2.166 milioni di euro (316.000 euro nel 2022 per un unico paziente). L’innovazione e il progresso sono anche nell’UOC di Anatomia Patologica dove si fanno diagnosi a livelli sempre più precisi. La digital patology è l’ultima frontiera di innovazione con la digitalizzazione dei campioni che, grazie anche all’Intelligenza artificiale, permette di non dover più analizzare manualmente migliaia di vetrini uno ad uno.

Alla conferenza erano presenti: dott. Callisto Marco Bravi, direttore generale AOUI; prof. Michele Milella, direttore UOC Oncologia AOUI; prof. Giovanni De Manzoni, direttore UOC Chirurgia dell’Esofago e dello Stomaco e del Dipartimento di Chirurgia UniVR; dott.ssa Stefania Montemezzi, direttore UOC Radiologia BT e del Dipartimento di Patologia e Diagnostica AOUI; dott. Renzo Mazzarotto, direttore UOC Radioterapia AOUI; prof. Aldo Scarpa, direttore UOC Anatomia e Istologia Patologica.

Bravi, Dg Aoui Verona: “La nostra Azienda è pienamente allineata con gli standard internazionali e sta investendo moltissimo: oltre 22 milioni per la Radioterapia, altri 15 per la Radiologia. Siamo all’avanguardia anche nelle spese farmacologiche, con più 20% rispetto all’anno scorso e l’avvio dei trattamenti Car-T per i tumori del sangue. Sia con l’ausilio della tecnologia sia con l’alta specializzazione dei nostri clinici siamo sempre più orientati alla medicina personalizzata per ogni singolo caso, ma non trascuriamo nemmeno l’umanizzazione delle cure sia in ospedale che sul territorio con un innovativo protocollo con l’Ulss 9”.

Prof Scarpa: “La digitalizzazione dell’Anatomia patologica è un processo cominciato in questa azienda, oggi diventato un progetto regionale. Riusciamo a trasformare in immagini digitali tutto ciò che vediamo al microscopio, questo permette due cose: coinvolgere specialisti anche internazionali, e applicare l’Intelligenza artificiale che accelera il processo diagnostico rendendolo più specifico nell’individuare la neoplasia. Per gli esami del Dna, ad esempio, si accelera moltissimo i processi,dovremmo guardare numerosissimi vetrini, invece la macchina ci indica in quali si trova il tumore da caratterizzare per avere una migliore terapia”.

De Manzoni: “Sono fiero di rappresento oggi tutti i colleghi, ospedalieri e universitari, perché dal punto di vista chirurgico AOUI è un punto di riferimento internazionale, non solo scientifico ma anche tecnico. Siamo ad esempio l’unico ospedale italiano che sta attualmente sperimentando le tre piattaforme robotiche chirurgiche, cosa che mi invidiano i miei colleghi nel mondo. Ma di sicuro siamo all’avanguardia anche nellediscussioni multidisciplinari, aspetto che a livello nazionale manca in maniera capillare nella cura dei tumori. La multidisciplinarietà che c’è a Verona non è così scontata altrove, purtroppo tuttora in molti ospedali italiani vengono portati al tavolo operatorio pazienti con tumori non discussi. Ritengo sia l’inizio dell’errore perché oncologo, radioterapista, radiologo e anatomo patologo sono fondamentali per raggiungere migliori possibilità di cura o di avanzamento nella prognosi”.

Dott.ssa Montemezzi: “La Radiologia nella nostra azienda è molto importante e distribuita nei due ospedali Borgo Roma e Borgo Trento. il ruolo del radiologo in campo oncologico è molto importante ed è triplice. È il radiologo che fa la diagnosi,individua la lesione se è localizzata, se tocca i linfonodi, se ci sonometastasi. Attualmente anche con i nuovi radiofarmaci si arriva anche ad una caratterizzazione biologica del tumore che è molto utile per il terapeuta. Il nostro ruolo è anche nell’interventistica, in collaborazione con l’anatomo patologo facciamo la biopsia delle lesioni con guida ecografica o con la Tac, fino ad arrivare anche alla biopsia tramite drenaggio biliare e, per quanto riguarda la mammella, in questa azienda si fanno anche biopsie guidate con Risonanza magnetica per le quali siamo un punto di riferimento molto importante. Il terzo ruolo è quello del terapeuta che significa terapie ablative e mini invasive. L’importanza del nostro lavoro sta nelle buone apparecchiature, ma anche nella preparazione del radiologo nel ruolo clinico all’interno dei gruppi multidisciplinari. In Aoui abbiamo anche fatto uno studio sulla crioablazione del tumore della mammella, uno studio molto importante di cui siamo stati capofila in Veneto e lo abbiamo praticato su 20 pazienti. A livello epatico possiamo fare delle embolizzazioni delle neoplasie epatiche sia primitive che secondarie, ma anche inserire delle micro sfere contenenti chemioterapici. La radiologia interventistica può intervenire su eventuali complicanze chirurgiche. In conclusione, la moderna definizione è di radiologo clinico interventista”.

Prof Milella: “L’azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona nella pratica è già oltre al concetto di gruppo oncologico multidisciplinare che discutere i casi tra diversi professionisti. Infatti, abbiamo già attivato anche gli ambulatorimultiprofessionali, in cui il paziente è visto fin dall’inizio da un team. Lo facciamo con i tumori del fegato e della prostata. Inoltre, facciamo terapie sempre più personalizzate sulla base dell’analisi del Dna, oggi almeno un terzo dei nostri pazienti oncologici riceve una profilazione estesa di alcune centinaia di geni, che ci permette di determinare il trattamento più efficace. I nostri professionisti discutere di questi casi nel Molecular tumor board regionale, che deve identificare una potenziale cura per quello specifico pazienteperché in molti casi si tratta di farmaci che non sono ancora in commercio. Per questo è necessario che l’Azienda abbia, come la nostra, un portfolio di studi clinici molto ampio sulle nuove molecole per poter dare una risposta terapeutica all’altezza dell’eccellenza diagnostica. Infine, mi piace sottolineare che il percorso incentrato sulla cura della malattia è accompagnato dalla cura della persona, con l’umanizzazione delle cure e dal 2016 con il progetto Convivio con sedute di musicoterapia, interventi di estetica oncologica, nutrizione, benessere psicologico e attività fisica. Tutto questo ci consente di curare la persona e non la malattia fino alle ultime fasi. La nostra Oncologia è una delle dodici o tredici italiane certificate Esmo per le cure palliative ed oncologiche integrate”.

Dott. Mazzarotto: “I pazienti che nel loro percorso oncologico fanno la radioterapia sono circa il 70%. La qualità della curaimpegna il radioterapista in due cose. Innanzitutto, visto che nella nostra azienda ospedaliera ci sono chirurghi espertissimi in piccolissime parti del corpo, anche noi abbiamo delle équipe di medici radioterapisti altamente specializzati al massimo in tre patologie. In secondo luogo, la tipologia di apparecchiature che consenta di dare risposte molto personalizzate. Le nostreapparecchiature sono diverse una dall’altra, con caratteristiche che rispondono ai trattamenti più specifici. Siamo molto impegnati anche sull’Intelligenza artificiale, con nuove macchine in arrivo in grado di fare il piano di cura per una terapia specifica in una determinata situazione clinica di un determinato giorno”.

 
 

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