La Ciliegia delle Colline Veronesi si avvicina al riconoscimento dell’Indicazione geografica protetta (Igp). La riunione di pubblico accertamento, svolta ieri nella Sala conferenze di VeronaMercato alla presenza dei funzionari del Ministero dell’Agricoltura e della Regione Veneto, si è conclusa con esito positivo. Un passaggio importante per il percorso di tutela di una produzione storica del territorio veronese, che punta a ottenere un marchio europeo capace di rafforzarne riconoscibilità e valore commerciale.
L’incontro è servito a verificare la rispondenza della proposta di disciplinare alle disposizioni europee sulle indicazioni geografiche. Alla riunione hanno partecipato rappresentanti dei Comuni interessati, organizzazioni professionali e di categoria, produttori e operatori economici.
Il risultato apre la strada ai successivi adempimenti ministeriali, ma l’Igp non è ancora stata riconosciuta ufficialmente: prima della registrazione europea restano altri passaggi formali.
Un disciplinare per 54 Comuni veronesi
La proposta definisce le caratteristiche delle ciliegie ammesse alla denominazione e l’area geografica di produzione, che comprende il territorio di 54 Comuni veronesi, tra le colline caratterizzate da terreni calcarei e la fascia della Val d’Alpone, con suoli di origine vulcanica e basaltica.
Il documento individua le varietà ammesse in base ai periodi di maturazione, da quelle precocissime alle tardive, e stabilisce requisiti minimi per il calibro dei frutti e il grado zuccherino, misurato in gradi Brix. Sono inoltre previste la raccolta esclusivamente manuale e regole specifiche per confezionamento ed etichettatura, con il logo ufficiale accompagnato dal simbolo europeo dell’Igp.
La riunione è stata condotta dai funzionari ministeriali Armando Morelli e Beatrice Bernabei, che hanno dato lettura della proposta di disciplinare. Per la Regione Veneto era presente Alessandra Scudeller, della Direzione Agroalimentare, che aveva già espresso parere favorevole sul testo.
Una tradizione che risale al Cinquecento
Il percorso per tutelare la Ciliegia delle Colline Veronesi è iniziato negli anni Novanta. Il prodotto è stato inserito nel 2000 nell’Elenco nazionale dei Prodotti agroalimentari tradizionali e può contare su una storia documentata fin dal XVI secolo.
L’ultimo riconoscimento europeo ottenuto da un’eccellenza veronese risale al 2010, con la Pesca di Verona Igp. In precedenza erano arrivati il Riso Vialone Nano Veronese Igp nel 1996, il Marrone di San Zeno Dop nel 2003 e il Radicchio di Verona Igp nel 2009.
Oggi la cerasicoltura rappresenta una componente importante dell’agricoltura provinciale: secondo i dati diffusi dai promotori del percorso, la filiera conta oltre 1.200 ettari coltivati e più di 2.300 imprese agricole. Il riconoscimento potrebbe offrire nuove opportunità di valorizzazione economica e contribuire alla tutela del paesaggio collinare.
«Un marchio per distinguere il prodotto veronese»
«La conclusione positiva di questa pubblica audizione segna un momento fondamentale per il nostro territorio e per le centinaia di aziende agricole che quotidianamente svolgono un’opera di presidio e valorizzazione delle nostre colline», dichiara Davide Danese, presidente dell’Associazione Cerasicoltori della Ciliegia delle Colline Veronesi, soggetto promotore della richiesta.
Per Danese, l’esito dell’incontro dimostra la coesione della filiera e la volontà di promuovere sui mercati nazionali ed europei un prodotto legato alla qualità, alle caratteristiche organolettiche e alla tradizione locale.
Anche Alex Vantini, presidente di Coldiretti Verona, sottolinea il valore economico, sociale e culturale della cerasicoltura. Il disciplinare, osserva, rappresenta uno strumento per tutelare i produttori dalle omologazioni e offrire ai consumatori maggiori garanzie sull’origine delle ciliegie.
Un contributo tecnico al percorso è arrivato anche da Giorgio Girardi, responsabile del settore Ortofrutta di Coldiretti Verona, che ha seguito il progetto fin dalle prime fasi e la preparazione della documentazione. «Il passo che è stato fatto è il risultato di un lavoro di squadra che ha unito produttori, associazioni, tecnici e istituzioni», afferma, ricordando che la procedura richiede ancora ulteriori passaggi.
Il nodo dei prezzi e della concorrenza
A rendere più urgente la ricerca di una maggiore riconoscibilità è anche l’andamento dell’ultima stagione cerasicola. Secondo il bilancio diffuso dall’associazione, nel 2026 la produzione è aumentata del 25% all’inizio della raccolta e i prezzi sono rimasti soddisfacenti fino ai primi di giugno.
Successivamente, l’arrivo sul mercato di maggiori quantitativi di ciliegie provenienti da altre aree italiane ed estere ha reso più difficile distinguere e valorizzare il prodotto veronese. Le quotazioni, in alcuni casi, sono scese anche al di sotto dei costi di produzione.
A pesare sui consumi sarebbero state inoltre le temperature elevate, che hanno spinto parte degli acquisti verso altra frutta estiva e prodotti meno costosi. In questo scenario, un’indicazione geografica potrebbe aiutare i consumatori a identificare con maggiore facilità le ciliegie del territorio e a riconoscerne la provenienza.
Il sostegno delle istituzioni e i prossimi passaggi
Durante l’incontro è stato ribadito il sostegno al percorso anche da parte dei rappresentanti istituzionali. Gli europarlamentari Flavio Tosi e Daniele Polato hanno richiamato l’importanza della tutela delle produzioni di qualità e del principio di reciprocità negli scambi commerciali. Per il Consiglio regionale erano presenti Matteo Pressi e Alberto Bozza, che ha evidenziato il contributo delle competenze della Regione Veneto.
Pietro Trincanato, intervenuto per il Comune di Verona, ha ricordato il legame storico tra la coltivazione delle ciliegie e la cura del territorio. Il sindaco di San Giovanni Ilarione, Luciano Marcazzan, ha invece portato i saluti dei sei Comuni che hanno avviato il percorso: San Giovanni Ilarione, Soave, Monteforte d’Alpone, Vestenanova, Montecchia di Crosara e Roncà.
Per la Regione, Scudeller ha sottolineato anche l’importanza della collaborazione con gli operatori del territorio e del turismo, per raccontare la storia del prodotto e rafforzarne il legame con i luoghi di origine.
Il prossimo passaggio sarà la pubblicazione della proposta nella Gazzetta Ufficiale, seguita da un periodo di 30 giorni per la presentazione di eventuali opposizioni al Ministero dell’Agricoltura. Le contestazioni saranno esaminate attraverso un confronto con il soggetto richiedente. In assenza di opposizioni ammissibili, la documentazione potrà essere trasmessa alla Commissione europea, che valuterà la domanda e potrà chiedere osservazioni o integrazioni.
Dalla riunione di pubblico accertamento alla conclusione dell’iter può trascorrere almeno un anno. Per la ciliegia veronese, dunque, il traguardo è più vicino, ma il riconoscimento definitivo dovrà ancora superare le successive fasi nazionali ed europee.































