Dall’appoggio elettorale all’ex sindaco di Verona Flavio Tosi ai presunti interessi della ’ndrangheta negli appalti pubblici del Comune scaligero: sono i passaggi più clamorosi delle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Domenico Mercurio, ex uomo della cosca Arena di Isola Capo Rizzuto, finite nel fascicolo del maxi processo Glicine Acheronte in corso davanti al Tribunale di Crotone, riportate da Antonio Anastasi, giornalista de L’Altravoce, Il Quotidiano della Calabria
Le rivelazioni, depositate dal pubblico ministero antimafia Pasquale Mandolfino, si aggiungono a un voluminoso dossier che raccoglie già le testimonianze di venticinque pentiti.
Gli affari e i legami con il Nord
Secondo quanto riportato negli atti, Mercurio avrebbe fornito dettagli sull’imprenditore Mauro Prospero, di Peschiera del Garda, ritenuto vicino ad ambienti imprenditoriali sospetti. La Prefettura di Mantova, ricordano gli inquirenti, ha emesso nei suoi confronti cinque interdittive antimafia.
Il collaboratore parla di progetti economici tra Verona e il Crotonese, tra cui un tentativo di acquisizione di un albergo nei pressi di Gardaland, che avrebbe coinvolto Mario Megna, nipote del boss di Papanice Domenico Megna. Prospero, inoltre, sarebbe stato in rapporti con la famiglia Giardino di Isola Capo Rizzuto, considerata una propaggine settentrionale delle cosche Arena-Nicosia. Secondo la Corte di Cassazione, tale gruppo aveva costituito un vero e proprio “locale” di ’ndrangheta a Verona, come emerso dal processo Isola Scaligera.
Il riciclaggio e le fatture gonfiate
Mercurio racconta anche di presunti flussi di denaro gestiti tra Veneto e Calabria. «Io acquistavo il denaro della famiglia Giardino», avrebbe dichiarato al magistrato. Denaro, sostiene, che proveniva da appalti ferroviari ottenuti con l’appoggio di esponenti della cosca Arena.
Secondo la sua versione, Prospero avrebbe affidato lavori in subappalto alle famiglie Giardino e Frustaglia, realizzando un sistema di fatturazioni per operazioni inesistenti. L’ex “fatturista” della ’ndrangheta parla di introiti mensili nell’ordine di 150 mila euro.
Il capitolo politico: l’ombra sulle elezioni veronesi
La parte più delicata delle dichiarazioni riguarda la politica. Mercurio afferma che, tramite l’associazione “Res”, avrebbe contribuito nel 2021 a sostenere la candidatura a sindaco di Flavio Tosi.
Tra i promotori figurerebbe, secondo il racconto del pentito, Elio Nicito, politico crotonese residente a Verona, oggi dirigente dell’Interporto.
Il gruppo, riferisce Mercurio, avrebbe messo in campo una rete di sostegno elettorale promettendo pacchetti di voti in cambio di incarichi amministrativi. «Tosi – racconta il collaboratore – acconsentì all’accordo proposto da Nicito», che avrebbe assicurato il sostegno di “cento operai calabresi” attraverso trasferimenti fittizi di residenza nel Comune di Verona.
«Il giorno delle elezioni – ricorda Mercurio – avevamo predisposto sette-otto auto per accompagnare casa per casa i votanti di cui diffidavamo».
Tosi, va precisato, non risulta indagato in alcuna indagine.
Il meccanismo degli appalti
Dalle parole del pentito emergerebbe un sistema di commesse pubbliche pilotate: i politici sostenuti dal gruppo, come l’allora assessore Marco Giorlo, avrebbero agevolato imprenditori vicini agli ambienti calabresi. Gli appalti, formalmente assegnati a ditte locali, venivano poi girati in subappalto alle imprese legate ai clan, che lucravano attraverso fatture false.
L’espansione politica e il “Partito del Fare”
Mercurio afferma inoltre che il sostegno dei calabresi a Tosi proseguì anche dopo la sua elezione, durante la costituzione del “Partito del Fare”, la formazione politica lanciata a livello nazionale dall’ex sindaco.
Secondo il pentito, furono organizzati pullman di simpatizzanti calabresi per partecipare al congresso inaugurale al Palasport di Mantova. L’iniziativa, aggiunge, vide la partecipazione di Pasquale Rillo, imputato nel processo Aemilia.
La pista calabrese e il monitoraggio della DDA
Il partito, secondo quanto riferito da Mercurio, puntava ad estendere la propria influenza anche in Calabria, con una convention prevista a Crotone alla quale avrebbero dovuto partecipare imprenditori locali, tra cui Raffaele Vrenna, ex patron del Crotone Calcio.
All’incontro, sempre secondo il pentito, avrebbe preso parte anche l’ex sindaco di Isola Capo Rizzuto Gianluca Bruno, poi coinvolto nello scioglimento del Comune per infiltrazioni mafiose.
Ma il racconto di Mercurio si intreccia con le verifiche degli inquirenti: i partecipanti a quell’incontro – tra cui lo stesso Tosi – risultano monitorati dalla DDA di Catanzaro. Le relazioni dei carabinieri attestano persino un incontro tra l’ex sindaco veronese e un magistrato negli uffici della Procura calabrese.
Uno scenario ancora da chiarire
Le dichiarazioni di Mercurio aprono dunque nuovi scenari sul fronte degli intrecci tra politica, affari e criminalità organizzata.
La DDA di Catanzaro continua a vagliare i riscontri, mentre a Verona la vicenda riporta d’attualità il tema delle infiltrazioni nel Nord produttivo, dove la ’ndrangheta – come confermano diverse inchieste – ha ormai da tempo trovato terreno fertile per riciclare e investire.
MC





































