Due ordinanze di custodia cautelare in carcere sono state eseguite dalla Polizia di Stato di Verona, sotto il coordinamento della Procura della Repubblica, nell’ambito di un’intensa attività di contrasto alla violenza contro le donne. I provvedimenti, emessi dal GIP del Tribunale di Verona, riguardano due distinti episodi di maltrattamenti e atti persecutori ai danni di ex compagne.
Il primo arresto ha coinvolto un cittadino rumeno, classe 1994, ritenuto responsabile dei reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali. Nei suoi confronti il giudice ha disposto la sostituzione del divieto di avvicinamento – già aggravato dall’applicazione del braccialetto elettronico – con la misura più restrittiva del carcere. Decisive le ripetute violazioni delle prescrizioni, consistite in continui messaggi minatori rivolti all’ex compagna, nei quali l’uomo arrivava a dichiarare che il dispositivo elettronico non sarebbe stato in grado di proteggerla.
A rendere ancora più allarmante la situazione è stata la pubblicazione sui social di un video realizzato con l’intelligenza artificiale, in cui l’uomo appariva con in braccio la figlia di tre anni mentre puntava una pistola verso la telecamera, mimando la frase “ti uccido”. Un gesto ritenuto di estrema gravità, che ha reso necessaria una tutela immediata e rafforzata della vittima.
A poche ore di distanza è stata eseguita una seconda ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino italiano, classe 1989, accusato di maltrattamenti in famiglia e atti persecutori. L’intervento è scattato dopo la querela presentata dall’ex compagna, che ha denunciato un grave episodio di violenza fisica, culmine di una lunga serie di comportamenti aggressivi, vessatori e persecutori, iniziati durante la convivenza e proseguiti anche dopo la separazione, alimentati da gelosia e possessività.
Considerati i precedenti penali dell’uomo e l’elevato rischio di reiterazione dei reati, il giudice ha ritenuto che l’unica misura idonea a contenerne la pericolosità fosse la detenzione in carcere.
L’esito giudiziario rappresenta un risultato significativo della costante azione di prevenzione e repressione della violenza di genere portata avanti a Verona, frutto della stretta collaborazione tra la Polizia di Stato e l’Autorità Giudiziaria, a tutela delle vittime e della sicurezza collettiva.





































