Verso le amministrative esplode il malumore della Lega veronese: Borchia chiede un confronto

 
 

La Lega veronese alza i toni nei confronti della dirigenza regionale. A farlo è il segretario provinciale Paolo Borchia, che dopo le ultime nomine approvate dal Consiglio regionale denuncia quello che definisce un nuovo squilibrio a danno del territorio scaligero.

Secondo Borchia, dopo la mancata assegnazione di un assessore regionale alla componente veronese del Carroccio, anche le recenti designazioni hanno penalizzato Verona a vantaggio degli alleati del centrodestra.

«La Lega veronese non è affatto contenta e non è una questione di posti o poltrone – afferma –. Il problema è arrivare a pochi mesi dalle elezioni amministrative senza posizioni operative con cui dimostrare di meritare la fiducia dei veronesi».

Il segretario provinciale, che è anche capodelegazione della Lega al Parlamento europeo, rivendica i risultati ottenuti dal partito sul territorio, sostenendo che non abbiano trovato un corrispettivo riconoscimento a livello regionale.

«Noi portiamo risultati ma i riconoscimenti vengono assegnati ad altri. Il limite è oltrepassato, serve un confronto schietto», dichiara Borchia.

Nel suo intervento ricorda i traguardi raggiunti dalla Lega veronese negli ultimi tre anni: il primato come primo partito in città e provincia alle elezioni regionali, il maggior numero di soci sostenitori tesserati in Veneto e il secondo posto a livello nazionale per i risultati ottenuti nel referendum sulla giustizia.

Borchia sottolinea inoltre come, nonostante la presenza di un’amministrazione comunale di centrosinistra a Verona, la segreteria provinciale sia riuscita a conquistare la presidenza della Provincia, di Acque Veronesi, di Veronafiere e dell’UPI Veneto.

«A questi risultati locali, però, non sono seguiti riconoscimenti dal livello veneto», osserva l’esponente leghista, respingendo anche le ricostruzioni che attribuiscono la situazione a presunte divisioni interne.

«Qualcuno usa l’alibi delle divisioni interne, ma nelle altre province e negli altri partiti non ho sentito voci così unanimi», aggiunge.

Il passaggio più duro arriva nel finale della nota, dove Borchia mette apertamente in discussione le modalità con cui sono state gestite le scelte regionali.

«Sono iscritto alla Lega da ventisei anni, ho sempre difeso le scelte del partito, anche quelle più impopolari. Ma sono uno per cui la parola data ha ancora un valore. Non ho condiviso né metodo né strategia: urgono spiegazioni. E siano convincenti».