La fotografia del vertice del centrodestra veronese in montagna diventa, per Verona Riparte, l’occasione per aprire una riflessione che va oltre gli schieramenti politici e guarda direttamente alle prossime sfide amministrative della città.
Il movimento civico, attraverso le parole del fondatore e presidente Alberto Lorusso, rilancia infatti una concezione della politica basata su partecipazione, ricambio e soprattutto concretezza.
«Quella fotografia – osserva Lorusso – non deve diventare l’occasione per una polemica contro qualcuno. Ci interessa molto di più riflettere sull’immagine che la politica continua a dare di sé».
Da una parte, secondo Verona Riparte, ci sono i cittadini alle prese con lavoro, famiglie, bollette, traffico, quartieri, sicurezza, manutenzione delle strade, alberi, parcheggi e servizi. Dall’altra il rischio è quello di una politica che appare sempre più distante dalla vita quotidiana.
«Rischia di apparire una politica che vive in una dimensione a sé stante – prosegue Lorusso – nella quale gli stessi protagonisti si incontrano, discutono degli equilibri futuri e sembrano considerare naturale essere ancora una volta loro a stabilire ciò che verrà dopo».
«Non è una questione soltanto di centrodestra»
Lorusso precisa che la riflessione non vuole trasformarsi in un attacco al centrodestra né fermarsi alla composizione, interamente maschile, della fotografia.
«Una fotografia interamente maschile pone inevitabilmente un interrogativo sulla capacità della politica di rappresentare una società molto più articolata. Ma la questione è ancora più ampia: riguarda il ricambio, l’apertura, la partecipazione e, soprattutto, il rapporto tra politica e cittadini».
Secondo Verona Riparte, Verona avrebbe bisogno di favorire un vero ricambio della classe dirigente, aprendo gli spazi della politica a persone che arrivano dal mondo del lavoro, delle professioni, dell’impresa e della società civile.
«Ci sono persone presenti nella vita politica cittadina da decenni e, parallelamente, moltissimi Veronesi competenti, capaci e profondamente inseriti nella vita della città che non hanno mai pensato di potersi avvicinare alla politica».
«Il sindaco non è il proprietario di Verona»
È questa, secondo Lorusso, la filosofia alla base del progetto civico.
«La politica non deve essere una professione riservata a chi già la frequenta. Deve tornare ad essere un servizio temporaneo prestato alla comunità da persone che di quella comunità siano espressione vitale».
E torna anche una metafora che Verona Riparte utilizza da tempo.
«Il sindaco è l’Amministratore del grande condominio che è Verona. Non è il proprietario del condominio: i proprietari sono i cittadini».
Un concetto che, nelle intenzioni del movimento, dovrebbe diventare il punto di partenza di un nuovo modo di amministrare la città.
Piccirillo: «Il ricambio non è soltanto una questione anagrafica»
Sulla stessa linea Antonio Piccirillo, responsabile politico di Verona Riparte.
«Il ricambio non è semplicemente una questione anagrafica. Mettere una persona giovane al posto di una persona più anziana non serve a nulla se rimangono identici i meccanismi, i linguaggi e le logiche».
Per Piccirillo il vero cambiamento consiste nell’aprire la politica a chi «lavora, studia, esercita una professione, manda avanti un’impresa, vive un quartiere e conosce direttamente i problemi della città».
L’obiettivo, quindi, è costruire uno spazio nel quale «si entri per portare competenze, esperienze e idee, non perché si appartiene da vent’anni a una determinata filiera politica».
Fiori: «Parliamo della città come in un’assemblea di condominio»
Una politica fatta di problemi concreti è anche quella descritta da Davide Fiori, componente del direttivo.
«Mi sono avvicinato a Verona Riparte perché qui ho trovato discorsi molto semplici e molto concreti».
Il paragone è quello con un’assemblea condominiale.
«C’è da rifare il tetto, l’ascensore deve essere riparato, la pulizia delle scale deve essere migliorata, c’è da fare la disinfestazione dalle blatte. Sono problemi concreti e bisogna trovare il modo di risolverli».
Lo stesso approccio, secondo Fiori, dovrebbe essere applicato a Verona: «Si individua il problema, si studia la soluzione e si cerca di realizzarla».
Scuola, cultura e partecipazione
Per Francesca Guarducci, delegata all’istruzione, il rinnovamento deve invece partire anche dalle nuove generazioni.
«Se vogliamo davvero parlare di ricambio dobbiamo cominciare dall’istruzione e dalla partecipazione».
Il rischio, sottolinea, è lamentarsi del disinteresse dei giovani verso la politica senza interrogarsi sulla distanza che le istituzioni hanno costruito nei loro confronti.
Guarducci richiama anche il valore della conoscenza del patrimonio artistico e della storia della città, elementi necessari per costruire cittadini consapevoli.
Sul fronte culturale interviene Anis Jerbi, che sottolinea come «la cultura non è né di destra né di sinistra».
Secondo Jerbi, per una città come Verona la cultura deve essere considerata una vera infrastruttura, capace di incidere contemporaneamente su identità, educazione, qualità della vita, turismo ed economia.
A sostegno della tesi viene richiamato il Rapporto Io sono Cultura 2026, secondo il quale ogni euro generato dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo ne attiva altri 1,7 nel resto dell’economia.
«I cittadini sono meno interessati alle geometrie politiche»
Per Alessandro Beccalossi, il punto di partenza deve essere ancora una volta la vita quotidiana.
«I cittadini sono molto meno interessati alle geometrie politiche di quanto spesso la politica immagini. Vogliono sapere se chi si candida ad amministrare Verona conosce davvero i problemi della città e ha qualche idea concreta per risolverli».
Un concetto rilanciato da Lorenzo Cardini, che invita a non trasformare il dibattito sulle alleanze nel centro della discussione.
«Prima di discutere chi debba occupare una posizione, bisognerebbe discutere quale problema di Verona vogliamo affrontare, quale soluzione proponiamo e in quanto tempo pensiamo di poterla realizzare».
Dassi: «In politica persone che non abbiano bisogno della politica»
Per Armando Pietro Dassi, il valore di un progetto civico sta nella capacità di portare nelle istituzioni persone provenienti dalla società.
«La politica ha bisogno di persone che non abbiano bisogno della politica per definire se stesse».
Professione, famiglia, quartiere ed esperienze personali dovrebbero diventare patrimonio da mettere a disposizione della comunità.
Legalità e concretezza
Anche Paolo Mensi, avvocato e delegato alla legalità, insiste sulla necessità di superare un linguaggio politico troppo distante dalla realtà.
«Troppe volte la politica si perde nella retorica o, peggio ancora, nella semplice replica di veline che provengono dai partiti».
Da qui un paragone volutamente semplice: «Quando chiamiamo un idraulico perché abbiamo un rubinetto che perde, non vogliamo che ci faccia un discorso generale sugli impianti idraulici. Vogliamo che individui il guasto e lo ripari».
E secondo Mensi Verona avrebbe bisogno esattamente dello stesso approccio: «risposte ai problemi concreti, soluzioni praticabili e capacità di arrivare a un risultato».
Papi: «Prima di parlare di una città bisogna conoscerla»
Una prospettiva che Daniele Papi, operatore Amia e componente del movimento, lega direttamente alla propria esperienza professionale.
«Soprattutto di notte, percorro Verona in lungo e in largo. Quando lavori concretamente per la città i problemi li incontri davanti a te: li vedi nelle strade e nei quartieri, parli con le persone e capisci immediatamente cosa funziona e cosa non funziona».
Da qui una considerazione netta: «Prima di parlare di una città bisognerebbe conoscerla, percorrerla e ascoltare chi la vive e chi ogni giorno lavora per farla funzionare».
«Non chiediamo ai Veronesi di consegnarci la città»
Verona Riparte guarda quindi alla costruzione di un percorso civico aperto, nel quale possano trovare spazio persone provenienti da esperienze diverse e anche prive di una precedente militanza politica.
«Non ci interessa costruire una nuova stanza nella quale riunire gli addetti ai lavori – conclude Lorusso –. Vogliamo fare esattamente il contrario: aprire porte e finestre».
L’obiettivo è coinvolgere chi abbia «un problema da segnalare, un’esperienza da mettere a disposizione o una buona idea per Verona».
E la conclusione è anche il messaggio politico più forte lanciato dal movimento:
«Non ci interessa chiedere alle persone da dove vengano, ma dove vogliano andare e che cosa siano disposte a fare per la città».
Poi la frase finale, destinata a sintetizzare il progetto in vista del percorso verso le amministrative:
«Non chiediamo ai Veronesi di consegnarci la città. Chiediamo loro di riprendersela».





























