A Verona sono 168 i negozi di moda persi dal 2012 a oggi. Le attività del settore abbigliamento, calzature e articoli in pelle sono passate dalle 384 del 2012 alle 216 del 2025. Una riduzione del 43,7% che fotografa la trasformazione del commercio e, in particolare, del settore moda.
Il dato è emerso durante “Level Up – Le competenze che fanno la differenza in negozio”, l’incontro organizzato da Federmoda Confcommercio Verona con Confcommercio Verona e gli Enti Bilaterali, ospitato negli spazi di Nuova Accademia Design Verona.
A delineare lo scenario è stato Massimo Torti, segretario generale di Federazione Moda Italia-Confcommercio. Il quadro parte da una diminuzione della spesa delle famiglie. In Italia la spesa media mensile per la moda è passata dai 114,65 euro del 2019 ai 102,55 euro del 2024, con una riduzione del 10,6%.
In Veneto il calo è stato più contenuto, ma comunque significativo: da 116,73 a 109,85 euro al mese, pari al 6,3% in meno.
A Verona, intanto, la rete dei negozi continua a ridursi. Dal 2012 al 2025 sono sparite 80 attività nel centro storico e 88 nel resto della città. Considerando soltanto gli ultimi sei anni, dal 2019 al 2025, il calo è stato di 77 negozi.
Un fenomeno che contrasta con l’andamento del mercato globale della moda. Dal 2000 la produzione mondiale è cresciuta del 200%, mentre le vendite sono aumentate del 400%. Anche il commercio attraverso le piattaforme internazionali ha registrato una forte espansione, con i piccoli pacchi provenienti dai Paesi extra Ue passati da 1,4 miliardi nel 2022 a 5,9 miliardi nel 2025.
Il commercio locale si trova quindi a fare i conti con consumi più deboli, una rete fisica in contrazione e una concorrenza online sempre più globale.
Ed è proprio in questo scenario che, secondo Federmoda, cambia il ruolo del commerciante. Il negozio non può più limitarsi alla vendita del prodotto, ma deve diventare parte di un’esperienza più ampia.
Digitale, social, intelligenza artificiale, analisi dei dati, conoscenza del cliente, visual merchandising e integrazione tra negozio fisico e vendita online sono alcune delle competenze considerate decisive per affrontare il nuovo mercato.
«La vera differenza competitiva non è rappresentata soltanto dalla tecnologia», è il messaggio emerso durante l’incontro. A fare la differenza sono soprattutto le persone e le loro competenze: dalla capacità dell’imprenditore di leggere i dati e conoscere i propri clienti alla formazione dei collaboratori e alla capacità di comunicare attraverso i nuovi canali.
Durante la serata si è parlato anche di sostenibilità, indicata come efficace soltanto quando riesce a tenere insieme tre dimensioni: ecologica, economica ed etica. Un investimento deve infatti essere sostenibile non solo per l’ambiente, ma anche per l’impresa.
La seconda parte dell’incontro è stata dedicata alla vetrina e alla capacità del punto vendita di attirare il cliente. Mario Masiero, formatore e Maestro dell’Accademia Vetrinistica Italiana, ha illustrato errori da evitare e strategie per valorizzare i prodotti e rendere il negozio più attrattivo.
Spazio anche alla formazione. Annamaria Zanella ed Enrico Bosco di Confcommercio Verona hanno presentato i corsi di Unionservices e degli Enti Bilaterali, oltre a bandi e opportunità destinati alle imprese per sostenere investimenti, innovazione e aggiornamento delle competenze.
L’incontro, condotto dal presidente di Federmoda Verona Mariano Lievore, si è concluso con un momento di confronto tra imprenditori e operatori del settore.
Il messaggio lanciato da Federmoda è chiaro: la trasformazione del commercio non è una fase passeggera. Per i negozi di moda la sfida sarà sempre più quella di riuscire a unire esperienza fisica, strumenti digitali e capacità professionali. E, in un mercato dove i negozi diminuiscono, saranno proprio le competenze a poter fare la differenza.





























