Verona Domani e Lega: “Soave paga divisioni interne e giochi di palazzo”

Le dimissioni del sindaco Fulvio Soave, formalizzate oggi con una lettera indirizzata al presidente del Consiglio comunale, al segretario generale e ai consiglieri, aprono una fase di forte tensione politica a San Bonifacio. Immediate e nette le reazioni delle forze che hanno sostenuto l’amministrazione, che parlano apertamente di fratture nella maggioranza e di un clima politico diventato ormai insostenibile.

Verona Domani: “Amministratore serio, paga divisioni e interessi poco chiari”

A esprimere una posizione articolata è il gruppo Verona Domani, attraverso il presidente Matteo Gasparato, che parla di una scelta dolorosa ma coerente con il profilo del primo cittadino.

«Esprimiamo la massima solidarietà e vicinanza umana e politica a Fulvio Soave, un amministratore serio, preparato e onesto – afferma Gasparato – che ha sempre anteposto l’interesse della collettività ai giochi di partito, ai diktat non condivisi e a scelte poco chiare, come nel caso dell’ex ospedale».

Secondo Verona Domani, le dimissioni rappresentano «un atto di generosità politica» e non una resa. Il gruppo sottolinea come Soave sia uno dei dirigenti più rilevanti del movimento, facendo parte del Consiglio direttivo, e ribadisce il pieno sostegno alla sua figura, auspicando un ripensamento.

Gasparato ricostruisce anche il quadro politico che ha portato alla crisi: «Dopo dieci anni di amministrazioni di centrosinistra, Soave era riuscito a compattare il centrodestra locale, una compattezza risultata vincente alle elezioni del 2023. Negli ultimi mesi, però, questa unità è venuta meno, generando l’attuale crisi».

Nel bilancio del mandato vengono evidenziate le capacità manageriali del sindaco, l’attenzione al sociale, alle fasce più deboli e ai temi della sicurezza, oltre a un progetto civico “vicino alla gente”. «Siamo certi – conclude Gasparato – che Soave continuerà a essere un valore aggiunto e un protagonista anche in una possibile nuova tornata elettorale».

Lega – Liga Veneta: “Non una sorpresa, clima avvelenato nella maggioranza”

Ancora più duro il comunicato del gruppo Lega – Liga Veneta di San Bonifacio, che parla di dimissioni «dolorose ma tutt’altro che sorprendenti».

Secondo la Lega, le responsabilità della crisi non sono imputabili al sindaco, ma a una parte della maggioranza che avrebbe perseguito «interessi politici e personali estranei al bene della comunità». Il gruppo denuncia fin dall’inizio del mandato «giochi di palazzo, manovre di corridoio e logiche di potere» che avrebbero progressivamente paralizzato l’azione amministrativa.

Nel mirino anche episodi concreti: il mancato voto su una variazione di bilancio legata al recupero dell’area dell’ex ospedale e, soprattutto, «la scelta deliberata di far mancare il numero legale in Consiglio comunale», bloccando l’approvazione del bilancio di previsione e causando, secondo la Lega, «danni evidenti per tutta la comunità».

Il gruppo rivendica invece la coerenza dell’azione portata avanti dalle consigliere Consuelo Ciman e Sabrina Felicioni, insieme al vicesindaco Roberto Turri, definendoli «l’unico fronte di serietà, responsabilità e sostegno leale al sindaco».

Uno scenario politico ancora aperto

Le dimissioni di Soave segnano l’interruzione di un percorso amministrativo definito «ancora in fase iniziale ma già orientato ad affrontare le criticità strutturali della città». Per la Lega si tratta di «un’occasione persa per San Bonifacio», che avrebbe avuto bisogno di stabilità e visione.

Ora la città entra in una fase di transizione: se le dimissioni non verranno ritirate entro i termini di legge, il Comune sarà avviato verso il commissariamento e, successivamente, verso elezioni anticipate. Nel frattempo, lo scontro politico resta aperto e destinato a segnare profondamente il prossimo futuro amministrativo di San Bonifacio.