«Vergogna PD. Vergogna Benini». È una replica dai toni durissimi quella indirizzata al Partito Democratico e all’assessore Benini dopo le recenti polemiche che hanno coinvolto Antonio Piccirillo e le sue osservazioni sulla gestione del patrimonio arboreo cittadino.
Al centro della contestazione c’è soprattutto il modo in cui, secondo i promotori della presa di posizione, sarebbe stata affrontata la vicenda: invece di rispondere nel merito alle questioni sollevate sul verde pubblico, la discussione è stata spostata sulla posizione professionale di Piccirillo.
«Quando si fatica a rispondere sui contenuti – viene sottolineato – si preferisce spostare la discussione sulle persone».
Secondo quanto riferito, Piccirillo è iscritto da circa trent’anni all’Albo dei Dottori Agronomi. La situazione attualmente riportata nei registri dell’Ordine, viene spiegato, sarebbe legata a questioni di carattere amministrativo e non metterebbe in discussione gli studi e l’esperienza maturata nel corso degli anni.
Piccirillo non eserciterebbe inoltre la libera professione e avrebbe richiesto l’esonero dagli obblighi formativi previsti per chi la esercita. A questo si sarebbe aggiunta una questione relativa alla registrazione di alcuni versamenti effettuati tramite l’Agenzia delle Entrate, già rappresentata formalmente all’Ordine.
«La laurea, gli studi universitari e una vita dedicata alla conoscenza della terra e della natura – si legge nella nota – non vengono cancellati da una ricerca su un registro professionale né da un post dell’assessore di turno».
Viene inoltre ribadito che Piccirillo non avrebbe ricercato incarichi né sottoscritto perizie per il Comune, mettendo invece gratuitamente le proprie conoscenze a disposizione della collettività per sollevare questioni relative alla tutela del patrimonio arboreo cittadino.
Quanto alle parole utilizzate nei giorni scorsi, viene riconosciuto che Piccirillo ha già chiarito la propria posizione, ammettendo l’inopportunità del paragone utilizzato e riconoscendo che avrebbe potuto risultare offensivo.
«Riconoscere un errore non significa rinunciare alle domande», è però la posizione espressa.
E proprio alle domande sulla gestione del verde pubblico viene chiesto alla Giunta di rispondere.
Nel mirino finisce in particolare la nuova cartellinatura degli alberi avviata in piazza Bra. La richiesta è che il Comune renda disponibili schede tecniche e protocolli relativi alle modalità operative: quale dispositivo viene utilizzato, con quale materiale viene realizzato, a quale profondità viene infisso nella pianta e sulla base di quale protocollo tecnico viene escluso il rischio di lesioni ai tessuti vegetali o di creazione di possibili vie d’ingresso per patogeni.
Altra richiesta riguarda i recenti abbattimenti di alberi nei quartieri. Vengono sollecitate la pubblicazione delle perizie e delle valutazioni tecniche che hanno portato alle decisioni e indicazioni precise sulla destinazione del legname ricavato dai tagli, comprese le procedure attraverso le quali è stato contabilizzato, recuperato, ceduto o smaltito.
«Questa non è demagogia. È chiedere conto all’Amministrazione della gestione di un patrimonio pubblico», viene rivendicato.
La polemica si sposta quindi nuovamente sull’assessore Benini. La sua formazione economica e la precedente esperienza professionale nel settore delle ricerche di mercato vengono definite percorsi «legittimi», precisando però che non costituiscono una specifica qualificazione nel campo dell’arboricoltura.
Il punto, viene chiarito, non sarebbe pretendere che un assessore sia un botanico, ma che l’Amministrazione sappia «avvalersi delle competenze necessarie, ascoltare le osservazioni tecniche e rendere conto delle decisioni assunte».
Da qui la domanda rivolta direttamente a Benini: «Anziché cercare argomenti contro Piccirillo, è in grado di spiegare ai cittadini, con documenti alla mano, perché le scelte compiute sul verde pubblico sarebbero corrette?».
La conclusione mantiene il tono politico della presa di posizione. Secondo i firmatari, una parte della politica veronese avrebbe trasformato la critica in un attacco personale, dimenticando che amministrare significa soprattutto spiegare le proprie scelte, riconoscere gli eventuali errori e assumersi la responsabilità dei risultati.
«Verona merita un’amministrazione più competente, più trasparente e più disponibile al confronto», è la conclusione. «Noi continueremo a vigilare e a fare opposizione per Verona con la schiena dritta, la coscienza pulita e le mani libere».































