Ogni viaggio compiuto con i mezzi pubblici — treni, autobus o tram — sostituisce potenzialmente decine di spostamenti in auto private, contribuendo alla riduzione delle emissioni di ossidi di azoto, particolato e anidride carbonica. È una delle strade obbligate per affrontare in modo strutturale il problema dell’inquinamento atmosferico nella Pianura Padana.
Eppure, guardando ai numeri, il Veneto sembra aver imboccato tutt’altra direzione. Nel 2023, secondo gli ultimi dati disponibili, la Regione non ha investito nulla nel servizio ferroviario regionale, a fronte dei 62 milioni di euro stanziati dall’Emilia-Romagna e dei 118 milioni messi sul piatto dalla Lombardia. Ancora più marcata la distanza per quanto riguarda il materiale rotabile: appena 6,32 milioni di euro contro i 31 milioni emiliani e i 161 milioni lombardi.
Cifre che, pur significative, restano comunque modeste rispetto ai bilanci regionali complessivi: gli investimenti in Lombardia rappresentano l’1,08% del totale, quelli emiliani lo 0,66%. Ma il Veneto, con uno scarso 0,04%, denuncia una cronica mancanza di strategia nelle politiche per la mobilità sostenibile.
“È la fotografia di una Regione che non ha mai creduto nella necessità di un cambio di passo – osserva Michele Bertucco, candidato al Consiglio regionale veneto per Alleanza Verdi e Sinistra – limitandosi, nel migliore dei casi, alla sistemazione di qualche passaggio a livello”.
Secondo Bertucco, l’amministrazione guidata dal centrodestra, al governo da trent’anni, si limita a esibire le nuove ciclovie a uso turistico come simbolo di sostenibilità ambientale, trascurando del tutto il nodo centrale del trasporto su ferro, unico in grado di garantire collegamenti rapidi e di ridurre l’impatto del traffico su gomma.
“Serve una vera inversione di tendenza – aggiunge – per dotare il Veneto di una rete ferroviaria all’altezza degli standard europei. E serve attenzione per il territorio veronese, tuttora escluso da ogni piano infrastrutturale”.
Il riferimento è al Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale (Sfmr), rimasto di fatto confinato nel triangolo tra Padova, Venezia e Treviso, lasciando scoperte province come Verona e Vicenza.
Sul finire della legislatura, e alla vigilia della nuova campagna elettorale, la maggioranza uscente ha rilanciato il progetto di “spanciamento” della linea Verona–Mantova, con l’obiettivo di collegare la ferrovia all’aeroporto Catullo e, in prospettiva, fino al lago di Garda. Ma anche in questo caso, sottolinea Bertucco, “l’unico intervento realmente finanziato resta quello verso Venezia. Per il resto, siamo di fronte all’ennesima promessa, come quelle del 2020, del 2015, del 2010 e del 2005”.






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