Urbanistica: dalle prese in giro di Giacino ai buoni propositi del nuovo corso

 
 

Giorgio Massignan

Ho tentato di stendere un breve bilancio sulle scelte in campo urbanistico della nuova maggioranza dopo circa sei mesi dalle elezioni amministrative.

Ho scelto di limitarmi alle valutazioni nel settore della pianificazione territoriale e non mi sono  voluto allargare  ad altri compartimenti dell’amministrazione comunale.

Sono stato spinto a queste parziali osservazioni in seguito ai primi effetti negativi sul territorio causati dalla pessima pianificazione urbanistica dei precedenti dieci anni.

L’accettazione o la bocciatura, da parte della giunta Sboarina, delle precedenti scelte d’uso del territorio, rappresentano un’importante segnale di continuità o di discontinuità con il passato e conseguentemente di sfiducia o di speranza per il futuro urbanistico della nostra città.

Ovviamente è ancora troppo presto per avere certezze; ai buoni propositi dovranno seguire fatti concreti.

A. Valutazione del metodo. A differenza dei dieci anni di amministrazione Tosi, l’attuale sindaco con gli assessori competenti, si sono resi disponibili a ricevere e discutere con VeronaPolis le proposte e le contestazioni su come tutelare il territorio e il patrimonio storico, culturale e ambientale. Metodo del tutto diverso rispetto agli incontri che organizzava l’assessore Giacino, dove si respirava una pesante aria di demagogia e di presa in giro; o rispetto agli scoop mediatici dell’ex sindaco Tosi che informavano la città del prossimo grande progetto, ovviamente deciso da pochi al chiuso del palazzo, come la ruota panoramica, il cimitero verticale, la copertura dell’Arena, l’ennesimo centro commerciale, la semiprivatizzazione dell’Arsenale, il traforo delle colline, l’inceneritore di Ca’ del Bue ed altro ancora; progetti fortunatamente abortiti.

B. Valutazione delle prime prese di posizione concrete. Fa ben sperare il giro di vite su sei progetti di centri commerciali: quello a San Michele in località Cercola di 24.550 mq, contenuto nella variante urbanistica n.22 e approvato alla fine della giunta Tosi per lasciarlo in eredità alla nuova amministrazione; quelli in ZAI di Garda Re di 8098 mq, del Consorzio Agrario Lombardo Veneto di 6.260 mq e quello della Liquigas di 5.273 mq; quelli in Spianà della Bernard srl di 2.700 mq e di Giuseppe Godi di 2.500 mq. La revisione di quei progetti ed il proposito di bloccarli, mi fa auspicare un contenimento di questa assurda bulimia di strutture commerciali partorita dalle passate amministrazioni. Strutture commerciali che saranno riesaminate sulla base delle norme di pianificazione di livello superiore come il P.T.C.P., il piano territoriale di coordinamento provinciale.

La stessa verifica della Variante 23 e della delibera comunale del 3 febbraio 2015, che adeguava il Piano degli Interventi alla nuova legge regionale sul commercio e che ridefiniva la perimetrazione del centro urbano, con la definizione delle aree dismesse da riqualificare come le ex Cartiere, l’ex Biasi, l’ex Tiberghien e lo scalo merci in vista della dismissione, oltre ad altre 15; fa sperare in un radicale cambiamento rispetto alle scelte d’uso territoriali prese dalla precedente giunta.

Estremamente positivo è stato il voto dato dalla nuova amministrazione alla delibera che ha abolito il pubblico interesse per il  progetto dell’Arsenale. Quella votazione  ha di fatto bloccato un rischioso, per le casse comunali, project financing, che avrebbe privatizzato per decenni e resa parzialmente commerciale la vecchia e monumentale struttura militare asburgica.

 
 

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