Un secolo di ingegno veronese

 
 

Un secolo di professione, innovazione e sviluppo del territorio. L’Ordine degli Ingegneri di Verona e Provincia ha celebrato i suoi primi cento anni di attività con una giornata-evento a Rocca Sveva, a Soave, presentando il volume “100 anni di storia”, pubblicazione che ripercorre il contributo dato dagli ingegneri veronesi alla crescita economica, infrastrutturale e sociale del territorio.

Fondato il 5 settembre 1926, l’Ordine conta oggi 3.010 iscritti e rappresenta una delle realtà professionali più radicate e influenti della provincia. Un traguardo che guarda al passato ma soprattutto al futuro, come ha sottolineato il presidente Matteo Limoni.

«L’ingegneria dialoga con i bisogni delle persone. Dalle infrastrutture agli edifici, dai sistemi produttivi alle tecnologie digitali, il suo contributo viaggia in parallelo alla ricerca della qualità della vita. L’ingegnere non è solo un tecnico, ma un interprete del presente e un progettista del futuro», ha affermato.

Dal Mose a Porta Borsari: le opere che portano la firma degli ingegneri veronesi

Il libro celebrativo raccoglie alcune delle più significative realizzazioni che hanno visto protagonisti professionisti veronesi negli ultimi decenni.

Tra queste figura il sistema di paratoie mobili del Mose di Venezia, progettato dall’ingegnere Alberto Scotti di Technital, considerato una delle opere idrauliche più importanti d’Europa. Spazio anche alla complessa messa in sicurezza idraulica di Porta Borsari, uno degli interventi più innovativi realizzati da Acque Veronesi, e agli impianti tecnologici dell’Albero della Vita, simbolo di Expo Milano 2015.

Nel volume trovano posto inoltre le strutture realizzate per la visita di Papa Benedetto XVI allo stadio Bentegodi nel 2006, la celebre Stella di Natale di Piazza Bra, il nuovo complesso scolastico di Colognola ai Colli, i progetti per l’ospedale Pederzoli di Peschiera del Garda e numerose innovazioni nei campi dell’informatica, dell’energia e della sostenibilità ambientale.

Nasce l’idea delle “Ingstar”

Durante la presentazione del libro, Limoni ha lanciato una provocazione destinata a far discutere.

«Siamo abituati a sentire parlare di archistar. Vorremmo introdurre il termine “Ingstar”, perché dietro molte delle opere che utilizziamo ogni giorno ci sono professionisti che meritano maggiore riconoscimento pubblico».

Un modo per evidenziare il ruolo spesso poco visibile ma decisivo svolto dagli ingegneri nella progettazione e nella sicurezza delle infrastrutture.

La sicurezza che non si vede

Tra gli ospiti intervenuti all’evento anche il vicepresidente del Consiglio Nazionale degli Ingegneri, Elio Masciovecchio, che ha sintetizzato il valore della professione con una frase particolarmente apprezzata dalla platea.

«L’ingegneria è l’arte di rendere invisibile la sicurezza: le sue opere si notano soltanto quando mancano».

Alla celebrazione hanno partecipato rappresentanti delle istituzioni locali e regionali, tra cui il presidente della Provincia Flavio Massimo Pasini, la vicepresidente della Regione Veneto Elisa De Berti, il consigliere comunale Carlo Beghini, oltre ai vertici dei Vigili del Fuoco e al professor Matteo Ballottari dell’Università di Verona.

Tra satira e professione

A chiudere la giornata è stata l’autrice e attrice Arianna Porcelli Safonov, che ha proposto un monologo originale dedicato proprio agli ingegneri. Attraverso ironia e satira, ha raccontato abitudini, linguaggi e peculiarità della categoria professionale, strappando sorrisi e applausi ai presenti.

Giovani, donne e nuove competenze

I numeri raccontano un Ordine in continua evoluzione. Se la libera professione rappresenta ancora circa il 45% degli iscritti, cresce la presenza femminile tra le nuove generazioni. Nella fascia under 40 si registra oggi una donna ogni 3,7 uomini, un dato che riflette l’incremento delle iscrizioni femminili ai corsi universitari di ingegneria.

Una trasformazione che accompagna le grandi sfide del presente: transizione energetica, digitalizzazione, intelligenza artificiale, sostenibilità ambientale e resilienza delle infrastrutture.

Le sfide dei prossimi cento anni

Guardando al futuro, Limoni richiama la categoria a una responsabilità che non è soltanto tecnica.

«Gli ingegneri saranno chiamati a progettare soluzioni innovative per affrontare il cambiamento climatico, migliorare l’efficienza delle risorse e costruire città sempre più intelligenti e inclusive. Ma dovranno anche saper dire no quando il proprio lavoro rischia di diventare strumento degli interessi dei grandi gruppi di potere».

Un richiamo all’etica professionale che accompagna l’ingresso dell’Ordine nel suo secondo secolo di storia, con la consapevolezza che innovazione e responsabilità dovranno continuare a camminare insieme.