“Trombosi del viaggiatore”, dal Catullo una campagna per volare più sicuri

 
 

Viaggiare è un piacere, ma restare seduti troppo a lungo può trasformarsi in un rischio. Lo conferma la letteratura scientifica: oltre le quattro ore di viaggio — in aereo, treno o auto — la probabilità di sviluppare una trombosi venosa aumenta da due a tre volte. Un pericolo spesso sottovalutato, legato soprattutto alla prolungata immobilità, alla disidratazione e alla minor ossigenazione tipica degli aerei.

Per questo l’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona e l’aeroporto Catullo hanno deciso di lanciare una campagna informativa congiunta, la prima nel suo genere a Verona, destinata ai viaggiatori in partenza. Un’iniziativa nata dopo l’esperienza positiva del punto informativo allestito durante la Giornata mondiale della Trombosi e ora trasformata in un progetto permanente.

Brochure multilingue — in sette lingue, dall’italiano all’arabo — e un video esplicativo scorrono sui totem del Terminal Partenze. Tutto il materiale, realizzato dall’équipe della Medicina Interna B di Borgo Roma diretta dalla prof.ssa Simonetta Friso e coordinata dal prof. Nicola Martinelli, è scaricabile tramite QR code o sul sito travelersthrombosis-nofear.com. L’obiettivo è semplice: fornire ai passeggeri indicazioni chiare e immediate per prevenire un problema tanto frequente quanto spesso ignorato.

La necessità di una campagna ad hoc nasce dai casi segnalati proprio all’ambulatorio di Medicina B. Save, la società che gestisce l’aeroporto, ha accolto l’iniziativa mettendo a disposizione spazi e strumenti informativi. Alla presentazione, durante la Giornata mondiale della Trombosi, erano presenti l’amministratore delegato di Catullo Spa Alessandra Bonetti, il Post Holder Movimento e Terminal Paolo Sandrini, e l’intera squadra medica dell’Unità Operativa di Borgo Roma, affiancata dal dott. Adriano Valerio del Suem 118. La campagna ha ottenuto inoltre il supporto non condizionante della società farmaceutica Viatris.

Perché i viaggi lunghi aumentano il rischio

La causa principale è l’immobilità: restare seduti per ore, spesso in spazi ristretti, rallenta il flusso sanguigno nelle vene delle gambe. Concorrono poi la disidratazione — che rende il sangue più denso — e la minore pressione di ossigeno in cabina, che può favorire microlesioni vascolari.

Altri fattori di rischio riguardano soprattutto:

età superiore ai 40 anni obesità gravidanza e puerperio utilizzo di contraccettivi orali o terapie ormonali storia personale o familiare di trombosi tumori, scompenso cardiaco, malattie immunologiche e reumatologiche fumo di sigaretta

Piccoli gesti che fanno la differenza

Le raccomandazioni degli specialisti sono semplici e alla portata di tutti:

alzarsi e camminare appena possibile, in aeroporto e lungo il corridoio dell’aereo muovere caviglie, ginocchia e spalle durante il viaggio evitare di tenere a lungo le gambe piegate a 90 gradi idratarsi regolarmente, evitando però gli alcolici preferire abiti comodi e non assumere sonniferi nei casi più a rischio, valutare con il proprio medico l’uso di calze elastiche a compressione graduata

La parola agli esperti

«La collaborazione con l’Aoui — sottolinea l’ad del Catullo Alessandra Bonetti — conferma l’impegno dello scalo nel promuovere salute e prevenzione. Un aeroporto internazionale non è solo un nodo di mobilità, ma anche un luogo dove diffondere buone pratiche e consapevolezza».

La prof.ssa Friso, direttrice di Medicina B, ricorda come l’attività clinica sulla trombosi rappresenti un settore strategico dell’Unità, «da anni al servizio di pazienti con patologie trombotiche e rare malattie della coagulazione. La prevenzione è parte integrante del nostro impegno».

Il prof. Martinelli invita invece alla prudenza nell’uso di farmaci: «Sconsigliamo l’autosomministrazione di anticoagulanti o antiaggreganti: non esistono evidenze forti sulla loro efficacia nella prevenzione della trombosi del viaggiatore e possono causare effetti collaterali rilevanti. Farmaci specifici vengono prescritti solo in casi selezionati, mentre per tutti valgono le semplici regole di mobilizzazione durante il viaggio».

La trombosi del viaggiatore, insomma, è un rischio reale ma prevenibile. E dal Catullo parte un messaggio chiaro: informarsi, muoversi e viaggiare in sicurezza è possibile — basta saperlo prima di decollare.