Tosi-Vannacci, lite sul fisico: Benini difende Tosi. Comencini: «Basta teatrini»

 
 

È bastato un reel di Flavio Tosi per riaccendere lo scontro nel centrodestra in vista delle elezioni comunali di Verona del 2027. Ma questa volta, più che sui programmi o sulle alleanze, la polemica è finita sul terreno dei social e del fisico dei protagonisti, con un inatteso intervento del Partito Democratico a difesa dell’esponente di Forza Italia.

Tutto nasce da un video pubblicato da Tosi sui propri canali social e registrato in piazza Erbe. L’ex sindaco, oggi segretario regionale di Forza Italia ed europarlamentare, lancia un messaggio diretto agli elettori di centrodestra: «Se voti Vannacci, voti Schlein e Conte». Il senso della provocazione è sostenere che una candidatura autonoma di Roberto Vannacci e di Futuro Nazionale finirebbe per sottrarre voti al centrodestra, favorendo così le forze del centrosinistra.

Una posizione che si inserisce in una contrapposizione ormai evidente tra Tosi e il movimento di Vannacci, che guarda alle amministrative veronesi del 2027 senza aver ancora sciolto il nodo delle alleanze. Lo scontro, però, questa volta prende una piega diversa.

Vannacci decide infatti di replicare al video di Tosi commentando il suo aspetto fisico. «Piuttosto, vedo che i bottoni “ventrali” della camicia tirano… duro agosto passato di sagra in sagra…», scrive il leader di Futuro Nazionale, facendo riferimento alla camicia indossata dall’ex sindaco e alla pancia visibile. Poi aggiunge una controaccusa politica, sostenendo che votare Tosi e Forza Italia significherebbe votare un partito che, secondo la sua ricostruzione, avrebbe favorito l’uscita dal carcere di migliaia di detenuti.

Il botta e risposta avrebbe potuto chiudersi lì. Invece sulla vicenda interviene Federico Benini, assessore del Comune di Verona ed esponente del Partito Democratico, prendendo le difese di Tosi.

Benini sottolinea di non essere solito interessarsi alle «liti interne delle altre coalizioni», ma sostiene che lo scambio rappresenti «perfettamente il livello politico di Roberto Vannacci».

Il punto, secondo l’esponente dem, non sarebbe la critica politica di Tosi, che può essere condivisa oppure no, ma il modo scelto da Vannacci per replicare.

«Anziché limitarsi a rispondere nel merito, sente il bisogno di commentare i suoi bottoni “ventrali”. In altre parole: gli dà del ciccione», scrive Benini, definendo l’uscita del generale «body shaming», ovvero l’utilizzo dell’aspetto fisico come strumento di derisione.

«Non è ironia. Non è goliardia», sostiene ancora Benini, secondo il quale chi davanti a una critica politica sceglie di deridere il corpo dell’interlocutore non dimostra forza o autorevolezza, ma «pochezza».

Una presa di posizione che arriva da un esponente del centrosinistra e che, inevitabilmente, aggiunge un ulteriore elemento alla già complessa partita politica veronese. Benini osserva infatti che, con queste premesse, il centrodestra rischierebbe di arrivare alle amministrative del 2027 nuovamente diviso, «per la quarta volta consecutiva».

Vannacci, a sua volta, torna sulla questione accusando il Pd di difendere Tosi e sostenendo che a Verona Forza Italia e Partito Democratico sarebbero alleati.

È proprio dentro questo nuovo botta e risposta che si inserisce ora Vito Comencini, presidente dell’associazione Popolo Veneto. E la sua posizione prova a spostare nuovamente il discorso dal piano personale e social a quello politico e amministrativo.

«In merito alle recenti polemiche tra Flavio Tosi e Futuro Nazionale, riteniamo si tratti di un dibattito sterile e lontano dai reali problemi ed aspettative dei cittadini veronesi», afferma Comencini.

Secondo il presidente di Popolo Veneto, il confronto tra le forze della destra e del centrodestra, ma più in generale tra tutte le forze che intendono proporre un’alternativa all’amministrazione di Damiano Tommasi, dovrebbe concentrarsi su «programmi elettorali, proposte ed emergenze da affrontare».

Il problema, sostiene Comencini, è che a meno di un anno dalle elezioni del 2027 il dibattito politico veronese rischia di essere monopolizzato da «diatribe più che altro nazionali».

«Le proposte alternative alla deleteria amministrazione Tommasi – afferma – dovrebbero guardare oltre le vecchie beghe partitiche che poi sfociano semplicemente in spartizioni di careghe».

Da qui l’annuncio dell’attività che Popolo Veneto intende riprendere a settembre, con la presenza nei mercati e nelle piazze.

«Scenderemo in piazza e nei mercati, tra la gente, con i nostri gazebo, per confrontarci con i cittadini, dire la nostra e raccogliere segnalazioni e proposte», spiega Comencini.

Ma l’intervento non è soltanto un invito a smorzare i toni. Il presidente di Popolo Veneto coglie infatti l’occasione per attaccare quella che definisce la «falsa destra», accusandola di non aver esercitato negli ultimi quattro anni una «reale e forte opposizione» sui temi che considera cruciali per Verona.

Nel mirino finiscono in particolare il Filobus, il Traforo delle Torricelle e il degrado della città.

«Non stupisce che a bisticciare sia chi, come la “falsa destra”, in quattro anni non ha mai fatto una reale e forte opposizione», sostiene Comencini.

L’accusa si spinge quindi fino ai rapporti che, secondo il presidente di Popolo Veneto, alcune componenti del centrodestra avrebbero intrattenuto con il centrosinistra.

«Sono gli stessi che hanno invece fatto inciuci con la sinistra proprio sul progetto del Filobus, garantendo i finanziamenti ad un progetto più che discutibile, spartito posizioni sulla Fiera, Acque Veronesi e Provincia di Verona», afferma.

Una lettura politica molto netta, che arriva mentre il centrodestra deve ancora definire il proprio perimetro e soprattutto il candidato sindaco per il 2027. La presenza di Futuro Nazionale e l’eventuale scelta di correre autonomamente rappresentano infatti uno dei nodi che potrebbero incidere sugli equilibri della prossima sfida elettorale.

Per Comencini, però, la priorità dovrebbe essere un’altra: superare il confronto tra partiti e costruire una proposta direttamente a partire dalle esigenze della città.

«Verona non merita questo ridicolo teatrino, ma una seria alternativa alla sinistra radicale che governa indegnamente la nostra città», conclude il presidente di Popolo Veneto.