Poche parole, scritte a mano su un lungo striscione bianco, ma sufficienti a riaccendere una polemica che a Verona non sembra destinata a spegnersi insieme ai due grandi cedri abbattuti nei giorni scorsi.
La protesta è comparsa oggi, a pochi giorni dalla rimozione degli alberi che per anni hanno caratterizzato due luoghi della città: piazza Indipendenza e piazza Vittorio Veneto. Un messaggio diretto al sindaco Damiano Tommasi, che utilizza con evidente ironia il riferimento alla Lessinia, terra natia nonché luogo nel quale il primo cittadino è impegnato in questi giorni anche per il Film Festival della Lessinia.
Il significato politico della scritta è però soprattutto legato alla gestione della vicenda degli alberi e al malcontento espresso da una parte dei cittadini.
La vicenda dei due cedri
Il caso era esploso già nei giorni precedenti, quando il Comune aveva annunciato gli interventi sui due cedri.
Per gli alberi le verifiche tecniche avevano evidenziato condizioni ritenute incompatibili con la permanenza in sicurezza. Nel caso del cedro di piazza Vittorio Veneto, le analisi avevano evidenziato un progressivo e irreversibile deperimento, con problemi al tronco, alle radici e al colletto. Il Comune aveva quindi sostenuto la necessità dell’abbattimento per tutelare l’incolumità pubblica.
Anche l’area attorno al cedro di piazza Indipendenza era stata transennata per motivi di pubblica sicurezza, dopo le verifiche effettuate sullo stato dell’albero.
La posizione dell’Amministrazione è stata dunque chiara: non si sarebbe trattato di una scelta politica o estetica, ma di un intervento imposto dalle condizioni degli alberi e dal rischio per le persone.
Al posto dei due cedri sono state previste nuove piantumazioni: un tiglio in piazza Vittorio Veneto e una paulonia in piazza Indipendenza.
Ma la protesta non riguarda soltanto gli alberi
Il punto centrale delle contestazioni sollevate nelle scorse settimane non è stato soltanto il destino dei due cedri.
Il Comitato Avatar degli Alberi e diversi cittadini avevano chiesto maggiore trasparenza, ulteriori approfondimenti e soprattutto un confronto prima di arrivare alla decisione definitiva. In particolare era stata contestata la modalità con cui vengono comunicate le operazioni di abbattimento, spesso quando l’intervento è ormai imminente, lasciando poco spazio a osservazioni e controperizie.
Una protesta che aveva trovato spazio anche attraverso iniziative pubbliche e una raccolta firme contro gli abbattimenti.
Il tema, quindi, è diventato più ampio: non soltanto salvare o abbattere un albero, ma decidere come una città debba gestire il proprio patrimonio verde e quanto i cittadini debbano essere coinvolti quando si interviene su alberi storici e fortemente riconoscibili.
«Tommasi torna in Lessinia»: la protesta cambia tono
Lo striscione comparso oggi rappresenta così un nuovo capitolo della vicenda.
Dalle richieste di ulteriori verifiche tecniche e dal confronto sul verde pubblico si passa a una contestazione più esplicitamente rivolta al sindaco.
Una frase ironica e pungente, che arriva quando ormai i due cedri non ci sono più e le decisioni sono state eseguite.
Il Comune, dal canto suo, ha ribadito che gli alberi arrivati a fine vita vengono sostituiti e che la gestione del patrimonio arboreo si basa sulle verifiche tecniche e sulle esigenze di sicurezza. L’Amministrazione ha inoltre difeso la scelta di procedere rapidamente proprio per il rischio di crollo.
Ma per una parte dei cittadini resta una domanda: si sarebbe potuto arrivare alla stessa decisione attraverso un percorso più condiviso?
È su questo terreno che la protesta continua.
E oggi, tra il verde di una delle piazze interessate dalla vicenda, quella domanda è stata trasformata in uno striscione indirizzato direttamente al sindaco: «Tommasi torna in Lessinia».































