Verona invecchia, e lo fa rapidamente. Negli ultimi quarant’anni, a fronte di un aumento della popolazione generale del 20%, gli over 65 sono cresciuti del 105%, arrivando oggi a quota 212 mila su 924 mila residenti in provincia. Un trend destinato a proseguire: tra il 2021 e il 2031 la popolazione complessiva crescerà del 12%, mentre gli over 65 aumenteranno del 17%, fino a rappresentare il 26,6% del totale.
È questa la fotografia emersa dallo studio demografico commissionato dal Sindacato Pensionati FNP CISL di Verona e presentato insieme all’Azienda ospedaliera universitaria integrata di Verona nell’ambito del progetto “Nuovi stili di vita per un invecchiamento in benessere”.
Lo studio: 92 pensionati monitorati con smartwatch
Il progetto, nato dalla collaborazione tra l’Università di Sydney e l’ULSS 7 Pedemontana sotto la direzione dell’Uoc Geriatria A dell’ospedale veronese, guidata dal dottor Vincenzo Di Francesco, ha coinvolto 92 pensionati (52 uomini e 40 donne, età media 73 anni), monitorati per un anno attraverso smartwatch e visite cliniche periodiche.
I dispositivi, forniti dalla FNP CISL, hanno raccolto dati su attività fisica, dispendio energetico, frequenza cardiaca e qualità del sonno per sei mesi consecutivi. A questo si sono aggiunte analisi del sangue, valutazioni nutrizionali e cognitive.
Il campione, già in buone condizioni generali (BMI medio 25, circa 9 mila passi al giorno, buona aderenza alla dieta mediterranea), ha mostrato un basso rischio prognostico (MPI medio 0,13). Tra gli aspetti da migliorare, la durata del sonno, ferma in media a sei ore.
Le regole per un invecchiamento attivo
Dallo studio emergono indicazioni chiare: per arrivare in salute agli 80 anni è fondamentale intervenire già dai 65 su alimentazione, movimento e riposo.
A tavola privilegiare frutta, verdura, pesce, cereali integrali e limitare carne rossa e prodotti raffinati. Sul fronte dell’attività fisica, l’obiettivo resta quello dei 10 mila passi al giorno per mantenere sotto controllo pressione e colesterolo. Quanto al sonno, servono almeno otto ore di riposo di qualità, evitando dispositivi elettronici e fonti di disturbo nelle ore serali.
«Anche a settant’anni si può modificare lo stile di vita e ne vale la pena – ha spiegato Di Francesco –. Vivere in salute gli anni della pensione significa autonomia, relazioni e qualità della vita».
Tecnologia e prevenzione
Per il direttore generale dell’Aoui, Callisto Marco Bravi, la digitalizzazione rappresenta una leva fondamentale: «Senza smartwatch sarebbe stato impossibile monitorare in modo così preciso quasi cento anziani. I dati raccolti sono un patrimonio per estendere la prevenzione alla popolazione».
Un modello replicabile anche su pazienti fragili, come persone con decadimento cognitivo o scompenso cardiaco.
Una società da ripensare
Il quadro demografico pone sfide non solo sanitarie ma anche sociali ed economiche. Le donne vivono più a lungo (51% tra gli over 70, 60% tra gli over 80) ma percepiscono pensioni mediamente più basse, con ricadute sull’accesso ai servizi.
«L’età non deve precludere una vita dignitosa e autonoma», ha sottolineato Viviana Fraccaroli, segretaria provinciale FNP CISL. Sulla stessa linea Concettina Cupani, segretaria generale FNP CISL Veneto: «La prevenzione è un investimento necessario per un invecchiamento in salute».
La sfida, dunque, è duplice: organizzare servizi adeguati a una popolazione sempre più anziana e diffondere consapevolezza sui corretti stili di vita. Perché vivere più a lungo non basta: occorre vivere meglio.


































