Da oggi, 3 settembre, il Brasile non figura più tra i Paesi autorizzati a esportare nell’Unione europea una serie di prodotti di origine animale, tra cui carne bovina, pollame, miele e prodotti dell’acquacoltura. Una decisione che Coldiretti e Filiera Italia definiscono un importante passo avanti sul fronte della reciprocità delle regole e della tutela degli allevatori europei.
Il provvedimento arriva dopo le segnalazioni delle organizzazioni agricole e le verifiche effettuate dalla Commissione europea sul sistema dei controlli brasiliano, che avrebbe evidenziato carenze rispetto alle restrizioni comunitarie sull’utilizzo di determinati antimicrobici.
Il principio rivendicato da Coldiretti è quello della reciprocità: agli allevatori europei vengono richiesti standard elevati in materia di tracciabilità, benessere animale, sicurezza alimentare e utilizzo dei farmaci e, secondo l’organizzazione agricola, le stesse garanzie devono essere richieste anche ai prodotti provenienti dai Paesi extra-Ue.
Una questione che riguarda da vicino anche il comparto italiano e veronese. Secondo un’analisi Coldiretti su dati Ismea, nel maggio 2026 le importazioni in Italia di carne brasiliana hanno registrato un forte incremento rispetto allo stesso mese dell’anno precedente: +129% per il pollo e +212% per la carne bovina.
Per Coldiretti, lo stop al Brasile dovrebbe quindi diventare un precedente da estendere alle altre importazioni extraeuropee, con l’obiettivo di evitare quello che viene definito un “doppio standard” sui residui e sulle modalità di produzione.
Vantini: “Ora stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie”
Sulla decisione interviene il presidente di Coldiretti Verona, Alex Vantini.
“Accogliamo con enorme soddisfazione lo stop alle importazioni di carne dal Brasile: è una vittoria fondamentale per la trasparenza, la salute dei consumatori e per il rispetto del principio di reciprocità. Non è una battaglia contro il commercio internazionale, ma contro una concorrenza sleale che per troppo tempo ha preteso dagli agricoltori europei gli standard più elevati al mondo consentendo, allo stesso tempo, l’ingresso di prodotti che non offrivano garanzie equivalenti”.
Per Vantini, il provvedimento dimostra che modificare le regole del mercato europeo è possibile. “Ora l’Europa deve trasformare questa decisione in un principio generale che preveda stesse regole, stessi controlli e stesse garanzie per tutti i prodotti che arrivano sulle tavole dei cittadini europei”.
A Verona la zootecnia vale circa 200 milioni
La questione assume un peso particolare nel Veronese, dove la zootecnia rappresenta un comparto economico di primo piano, con un valore stimato in circa 200 milioni di euro.
Sono 554 gli allevamenti di bovini da carne presenti in provincia, per quasi 109.400 capi, mentre l’avicoltura può contare su oltre 14,8 milioni di polli da carne.
Numeri importanti che devono però fare i conti con una fase di forte difficoltà per gli allevatori. Tra il 2023 e il 2025, infatti, il territorio veronese ha perso 43 aziende attive nel settore della carne.
A questo si aggiunge, secondo Coldiretti Verona, una situazione economica sempre più pesante per gli allevamenti: il costo dei ristalli è raddoppiato, mentre l’aumento dei costi energetici e la riduzione dei ricavi avrebbero determinato un mancato reddito stimato in circa 500 euro per capo.
Beltrame: “Serve una svolta per la zootecnia veronese”
A chiedere che lo stop alle importazioni brasiliane rappresenti l’inizio di un cambio di passo è Giacomo Beltrame, vicepresidente di Coldiretti Verona e presidente della Consulta zootecnica provinciale e veneta di Coldiretti.
“Questo provvedimento deve rappresentare la svolta per dare finalmente respiro e prospettiva a un comparto, quello della zootecnia da carne, che nella nostra provincia sta vivendo una sofferenza senza precedenti”, spiega Beltrame.
Gli allevatori, sottolinea, “si trovano stretti in una morsa tra costi d’acquisto dei ristalli raddoppiati, rincari energetici e la decurtazione dei ricavi che traduce il tutto in un mancato reddito di circa 500 euro a capo”.
Una situazione che, secondo Coldiretti Verona, viene ulteriormente aggravata dalla concorrenza del prodotto estero.
“Lo stop alla carne brasiliana è la dimostrazione che cambiare le regole del mercato è possibile – conclude Beltrame –. Ora serve fermare ogni forma di dumping per restituire dignità al reddito dei nostri agricoltori e rilanciare una filiera d’eccellenza del territorio veronese”.
La richiesta, dunque, va oltre il singolo provvedimento: per Coldiretti la reciprocità dovrebbe diventare un criterio strutturale della politica commerciale europea, affinché le produzioni che arrivano sul mercato comunitario siano sottoposte a standard e controlli realmente comparabili con quelli richiesti agli agricoltori europei.





























