Le mobilitazioni degli agricoltori europei hanno prodotto un primo risultato concreto sul fronte dell’accordo di libero scambio tra Unione europea e Mercosur. Il Parlamento europeo ha infatti votato a favore del ricorso alla Corte di Giustizia dell’Unione europea per ottenere un parere giuridico sull’intesa, una decisione che potrebbe ritardarne l’entrata in vigore di diversi mesi.
Una scelta accolta con favore da Confagricoltura, che da tempo esprime forti perplessità sull’accordo, ritenuto penalizzante per il settore agricolo europeo. Le proteste del mondo agricolo, culminate nella manifestazione del 18 dicembre a Bruxelles e in quella di ieri a Strasburgo, hanno contribuito a portare la questione al centro del dibattito politico europeo.
«Il voto dell’Europarlamento è coerente con la posizione che Confagricoltura ha sempre sostenuto – commenta Alberto De Togni, presidente di Confagricoltura Verona – e dimostra quanto questo accordo sia divisivo e poco vantaggioso per l’agricoltura italiana ed europea».
Secondo De Togni, il nodo centrale resta il principio di reciprocità: «Non possiamo accettare accordi che favoriscono produzioni realizzate con standard più bassi, mentre agli agricoltori europei viene richiesto di produrre di più con meno risorse. Chi esporta verso l’Unione europea deve rispettare le stesse regole produttive, ambientali e sanitarie imposte ai nostri operatori».
Per Confagricoltura, l’accordo con il Mercosur risulterebbe complessivamente sbilanciato a favore dei produttori sudamericani, fatta eccezione per il comparto vitivinicolo, uno dei pochi a trarre potenziali benefici dall’intesa.
Sul tema è intervenuta anche Forza Nuova, che in una nota ha definito «positivo» il rinvio del trattato alla Corte di Giustizia europea, attribuendo la decisione alla «vasta opposizione del mondo agricolo». Il movimento ha annunciato la prosecuzione e l’intensificazione delle iniziative di mobilitazione, anche nel territorio veronese, a sostegno dei lavoratori del settore primario.
Il futuro dell’accordo Mercosur resta quindi incerto, in attesa del pronunciamento della Corte Ue, mentre il confronto politico e sociale sul modello di commercio internazionale e sulla tutela dell’agricoltura europea continua a essere al centro dell’agenda.



































