Stangata sul diesel – Valdegamberi: “montagna e periferie tra le più colpite”

 
 

Il nuovo anno si apre con un aggravio economico che rischia di passare sotto traccia, ma che avrà effetti concreti sulla vita quotidiana di migliaia di cittadini. La Manovra economica 2026 introduce infatti il riallineamento delle accise sui carburanti, prevedendo dal 1° gennaio un aumento dell’accisa sul diesel pari a 4,05 centesimi al litro, a cui si somma l’IVA.

Un incremento apparentemente contenuto, ma che secondo il consigliere regionale Stefano Valdegamberi finirà per penalizzare in modo sproporzionato chi vive e lavora nelle aree montane e periferiche, dove l’automobile rappresenta spesso l’unica reale possibilità di spostamento.

Le maggiori entrate per lo Stato sono stimate in circa 1,5 miliardi di euro ogni due anni, ma il conto – denuncia Valdegamberi – verrà pagato soprattutto da chi non dispone di alternative valide al mezzo privato. In molte zone montane e in ampie fasce del territorio veronese, il trasporto pubblico resta insufficiente o poco competitivo rispetto alle esigenze di lavoratori e studenti.

Chi vive in montagna e percorre mediamente 25 mila chilometri all’anno per raggiungere il posto di lavoro dovrà affrontare un aumento di circa 70 euro annui, una cifra che si aggiunge a un costo della vita già più elevato e a servizi spesso carenti rispetto ai contesti urbani.

A subire gli effetti della manovra saranno anche gli studenti pendolari extraurbani. Chi risiede a circa 30 chilometri da Verona e utilizza abbonamenti extraurbani può arrivare a sostenere una spesa annua compresa tra 350 e 570 euro, ovvero due o tre volte superiore rispetto a quella degli studenti residenti in città. Un divario che pesa sulle famiglie e rischia di limitare l’accesso allo studio per molti giovani.

«Ancora una volta – sottolinea Valdegamberi – le politiche fiscali e di mobilità colpiscono chi vive lontano dai servizi, penalizzando i territori più fragili come le zone montane e le periferie».

Da qui l’appello al neo assessore regionale alla mobilità e ai trasporti, Diego Ruzza, affinché tenga conto delle ricadute sociali della misura e promuova politiche di mobilità più eque e inclusive, capaci di non discriminare chi lavora, studia o vive lontano dai grandi centri urbani.