Forte preoccupazione e una netta contrarietà all’ipotesi di estendere il Sistema Informatico Ospedaliero (Sio) all’Ulss 9 Scaligera. A esprimerla sono la Fp Cgil Verona e la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che intervengono sulle indiscrezioni relative all’introduzione del software TrakCare anche nella sanità territoriale veronese.
Secondo sindacato e opposizione regionale, il sistema informatico adottato dall’Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata di Verona avrebbe evidenziato, a tre anni dalla sua attivazione, problematiche ancora irrisolte che renderebbero rischiosa una sua ulteriore diffusione.
«Sistema costoso e ancora problematico»
Al centro delle critiche vi è il percorso di implementazione del Sio in Aoui, dove il software continua a essere oggetto di contestazioni da parte degli operatori sanitari.
Per la Fp Cgil Verona, il sistema avrebbe mostrato limiti strutturali, rallentamenti operativi e frequenti blocchi che inciderebbero sull’attività quotidiana di medici, infermieri e personale amministrativo.
«Il Sio si è rivelato un fallimento che sta penalizzando professionisti e cittadini», afferma Antonio De Pasquale, segretario generale della Fp Cgil Verona. «Invece di valutare le responsabilità per i disservizi registrati in Azienda Ospedaliera, si pensa di estendere il sistema all’Ulss 9, una realtà che già oggi deve fare i conti con una grave carenza di personale».
Secondo il sindacato, l’introduzione del software in una struttura già sottoposta a forte pressione organizzativa potrebbe aggravare ulteriormente le difficoltà esistenti.
L’allarme sulla carenza di personale
A rafforzare le preoccupazioni è il quadro delle risorse umane delineato dalla Fp Cgil.
Simone Mazza, responsabile Sanità del sindacato, evidenzia come il sistema sanitario veronese stia affrontando una fase particolarmente delicata.
«In Azienda Ospedaliera si stanno programmando chiusure temporanee di reparti e riduzioni di posti letto per garantire le ferie estive previste dal contratto», spiega.
Situazione che, secondo il sindacalista, trova riscontri anche nell’Ulss 9.
Tra gli esempi citati figurano la gestione delle nuove Case della Comunità previste dalla riforma dell’assistenza territoriale. A Caprino Veronese alcuni servizi sarebbero affidati in appalto, mentre a Malcesine il supporto arriverebbe in larga parte dal personale della locale Rsa.
Anche la nuova Casa della Comunità di Villafranca, inaugurata recentemente, sarebbe ancora priva della presenza stabile dei medici di medicina generale.
«Servirebbero più assunzioni»
Secondo la Fp Cgil, la Regione avrebbe autorizzato un numero insufficiente di assunzioni infermieristiche per sostenere il potenziamento dell’assistenza territoriale previsto dal Dm 77.
«Sono state autorizzate appena 15 assunzioni infermieristiche quando ne servirebbero almeno 100 per applicare concretamente il modello organizzativo previsto dalla normativa nazionale», sostiene Mazza.
Il sindacato denuncia inoltre l’aumento dei carichi di lavoro e delle condizioni di stress tra gli operatori sanitari.
«Sempre più lavoratori sono costretti a turni fino a 12 ore e manifestano sintomi di ansia e affaticamento legati al sovraccarico di lavoro. Il rischio burnout sta assumendo dimensioni sempre più preoccupanti», aggiunge.
Bigon: «La Regione si fermi e rifletta»
Sulla vicenda interviene anche la consigliera regionale del Partito Democratico Anna Maria Bigon, che annuncia la presentazione di un’interrogazione in Consiglio regionale.
Per l’esponente dem, le criticità emerse in questi anni all’interno dell’Azienda Ospedaliera avrebbero dovuto rappresentare un campanello d’allarme.
«I problemi registrati in Aoui dovevano servire da lezione. Estendere lo stesso applicativo all’Ulss 9 senza aver prima risolto le criticità significherebbe ignorare le difficoltà di chi opera quotidianamente nei servizi sanitari», afferma.
Bigon chiede quindi alla Regione Veneto una riflessione sulle priorità del sistema sanitario pubblico.
«La difesa di una sanità pubblica e universalistica passa attraverso la valorizzazione dei professionisti, investimenti adeguati e strumenti realmente efficienti, non attraverso sistemi informatici che continuano a generare disagi operativi».
Il confronto resta aperto
La questione dell’eventuale estensione del Sio all’Ulss 9 si inserisce nel più ampio dibattito sulla digitalizzazione della sanità veneta e sulla necessità di coniugare innovazione tecnologica ed efficienza organizzativa.
Un confronto destinato a proseguire nelle prossime settimane, mentre operatori sanitari, organizzazioni sindacali e rappresentanti istituzionali attendono chiarimenti sulle strategie future della Regione.






































