La mozione di sfiducia nei confronti del presidente di AMIA Roberto Bechis, approvata martedì sera dal Consiglio dell’8ª Circoscrizione con 8 voti favorevoli e 6 contrari, continua ad alimentare il confronto politico sulla gestione dei rifiuti a Verona. Dopo le critiche di Fare con Tosi e Lega, e la replica dell’assessore all’Ambiente Tommaso Ferrari, interviene ora Europa Verde Verona, che invita a valutare il servizio anche attraverso i dati sulla raccolta differenziata, la riduzione del rifiuto residuo e la regolarità dei conferimenti.
La mozione, presentata dal vicepresidente Gianluca Stradiotto, ha richiamato le criticità segnalate sul fronte della pulizia e del decoro nei quartieri della Circoscrizione. Una presa di posizione che, secondo gli esponenti di Europa Verde, deve essere affrontata nel merito, senza però trascurare i risultati complessivi raggiunti dal nuovo sistema di raccolta.
«Le segnalazioni dei cittadini devono essere ascoltate e verificate, ma non utilizzate da chi nelle precedenti Amministrazioni per anni non ha minimamente modificato le pessime performance che ponevano Verona tra le peggiori città italiane nella gestione dei rifiuti e nella raccolta differenziata, sotto la soglia del 50% per decenni», sostiene Chiara Martinelli, co-portavoce di Europa Verde Verona.
La posizione del movimento è che le criticità legate alla pulizia delle strade e agli abbandoni vadano affrontate con interventi mirati, ma che la valutazione del servizio debba comprendere anche gli indicatori ambientali ed economici. «Una strada sporca richiede un intervento puntuale. Un abbandono va rimosso e, quando possibile, sanzionato. Ma la valutazione di un sistema cittadino deve considerare anche quanta raccolta differenziata viene effettuata, quanto diminuisce il rifiuto residuo, quanto sono tracciabili i conferimenti e quante utenze partecipano correttamente al costo del servizio».
La differenziata oltre il 60% e il calo del rifiuto residuo
Al centro della replica ci sono i dati sulla raccolta differenziata. Secondo quanto riportato da Europa Verde, sulla base dei dati ARPAV e ISPRA, la percentuale è passata da poco più del 53% nel 2022 al 57,4% nel 2024. Il dato relativo al 2025, comunicato ad ARPAV ma ancora in attesa di certificazione definitiva, avrebbe superato il 60%. Anche il Comune aveva comunicato a giugno il superamento di questa soglia e un incremento di circa sette punti percentuali nell’arco di due anni.
Un andamento che, secondo Martinelli, rappresenta un cambiamento rispetto alla crescita molto lenta degli anni precedenti e che si accompagna alla progressiva estensione del nuovo sistema di raccolta, già attivo in oltre metà del territorio cittadino.
Europa Verde richiama inoltre i dati registrati nei primi otto mesi del 2026 nel sistema O.R.So. (Osservatorio Rifiuti Sovraregionale). Nel periodo considerato, il rifiuto urbano residuo sarebbe diminuito di circa 5.400 tonnellate rispetto allo stesso arco temporale del 2025: dalle circa 38.500 tonnellate a poco più di 33.000, con una riduzione del 16%.
Nello stesso periodo, i rifiuti complessivamente raccolti sarebbero scesi da oltre 87.000 a circa 83.000 tonnellate, quasi 4.000 in meno, pari a una flessione vicina al 5%.
«I risultati dicono che con l’AMIA di oggi Verona differenzia di più, riduce il rifiuto residuo e sta recuperando un ritardo accumulato in molti anni», afferma Martinelli, contestando l’idea che le problematiche segnalate in alcuni quartieri possano rappresentare da sole un giudizio sull’intero servizio.
Il nuovo sistema non è ancora arrivato in 8ª Circoscrizione
Un altro elemento sottolineato da Europa Verde riguarda proprio il territorio dal quale è partita la mozione. L’8ª Circoscrizione non sarebbe ancora stata coinvolta nella trasformazione del sistema di raccolta, che prevede l’introduzione progressiva dei nuovi modelli di conferimento.
Per il movimento, è quindi necessario distinguere tra le criticità locali denunciate dai consiglieri e gli effetti del nuovo sistema nelle aree in cui è già operativo. L’estensione graduale del servizio, sostengono i co-portavoce, rende necessario monitorare i problemi e correggere le eventuali carenze, senza confondere le diverse fasi della trasformazione.
La diminuzione del rifiuto residuo, secondo Europa Verde, ha ricadute sia ambientali sia economiche: meno materiale destinato ai trattamenti finali e maggiori possibilità di recuperare materia, oltre a un possibile contenimento dei costi. La riduzione complessiva dei quantitativi raccolti viene inoltre indicata come un dato compatibile con una maggiore tracciabilità dei conferimenti e con il contrasto alla migrazione dei rifiuti verso il territorio comunale.
«Per Europa Verde Verona è fondamentale tenere insieme ambiente, qualità urbana ed equità sociale. Non basta rimuovere rapidamente i rifiuti dalla vista: bisogna produrne meno, separare meglio i materiali, ridurre il residuo e fare in modo che tutti partecipino correttamente al servizio», aggiunge Lorenzo Albi, co-portavoce di Europa Verde.
Emersi 7.700 contribuenti TARI in due anni
Nella nota, il movimento evidenzia anche il tema dell’equità nella distribuzione dei costi del servizio. Secondo i dati citati da Europa Verde, in due anni sarebbero emerse circa 7.700 utenze TARI precedentemente non registrate: 2.700 nel 2024 e altre 5.000 nel 2025, pari a circa il 6% delle utenze complessive.
Un risultato che, secondo Albi, contribuirebbe a rendere più equa la ripartizione dei costi tra famiglie e imprese. «Quando una parte delle utenze resta sconosciuta, il costo del servizio grava ingiustamente sulle famiglie e sulle imprese che hanno sempre rispettato le regole. Fare emergere queste posizioni significa rafforzare il controllo del territorio e distribuire in modo più equo il costo del servizio».
Europa Verde richiama anche il confronto tariffario tra i capoluoghi veneti. In base ai dati riportati nella nota, il costo medio per famiglia a Verona sarebbe di 247 euro, inferiore a quello indicato per Vicenza, Padova, Treviso, Venezia e Rovigo e superiore soltanto a Belluno tra le città considerate. Un indicatore che, sottolinea il movimento, non è sufficiente da solo a misurare la qualità del servizio, ma che va incluso in un’analisi complessiva.
«Gli abbandoni non dipendono solo dai cassonetti ad accesso controllato»
Sulle segnalazioni relative agli abbandoni, Europa Verde sostiene che il fenomeno non sia limitato alle aree in cui sono stati installati i contenitori ad accesso controllato. Episodi analoghi, si legge nella nota, si verificano anche nei pressi dei cassonetti tradizionali e rientrano nei quantitativi complessivi rilevati.
Per contrastare il fenomeno, il movimento indica la necessità di controlli, informazione, interventi tempestivi e collaborazione da parte dei cittadini. Attribuire automaticamente gli abbandoni al nuovo modello di raccolta, secondo i co-portavoce, rischia di semplificare un problema che richiede un’analisi più articolata.
La conclusione di Europa Verde è che i risultati rivendicati non debbano impedire di segnalare i disservizi, né la presenza di criticità debba cancellare i progressi dichiarati. «Non siamo al traguardo e gli abbandoni restano un problema», afferma Albi, chiedendo di proseguire nell’estensione del nuovo sistema, correggerne le criticità e garantire una qualità del servizio adeguata in tutti i quartieri.
Il confronto sulla presidenza Bechis si sposta così anche sul terreno dei numeri: da un lato le richieste di miglioramento del servizio e le segnalazioni di degrado raccolte dalla Circoscrizione 8, dall’altro i dati sulla raccolta differenziata, sul residuo e sulle utenze emerse, presentati da Europa Verde a sostegno del percorso avviato da AMIA.





























